“Operazione Silent Tone”: quando Israele distrusse il reattore di Assad

Il Governo israeliano ha recentemente declassificato i documenti riguardanti “l’Operazione Silent Tone” avvenuta la notte tra il 5 ed il 6 settembre 2007 con l’obiettivo di distruggere il reattore nucleare in avanzato stato di costruzione nella zona di Deir er-Zor, nord-est della Siria. L’attacco compiuto dagli aerei più avanzati in dotazione alla Heyl’Ha Avir (Aeronautica Militare israeliana) quali: I Boeing F 15I Ra’Am del 69° Squadron “The Hammers” di Hatzerim ed i Lockheed-Martin F 16I Sufa del 253° Squadron “The Negev” di Ramon. Secondo alcune fonti, si considera che prima dell’attacco reale si stato condotto un cyberattacco contro il sistema della difesa aerea siriana mettendola temporaneamente fuori uso.

Dopo sei anni di costruzione del reattore, effettuato con il maggior grado di segretezza, da parte siriana. Nel aprile 2007, i servizi segreti israeliani riuscirono a forzare la segretezza del progetto e a comprendere l’obiettivo siriano. Immediatamente le forze armate ed i servizi segreti si riunirono per pianificare una operazione di distruzione del reattore. In quanto una seconda nazione nell’area dotata di tecnologia nucleare risultava essere una minaccia non accettabile per Tel Aviv. Dopo un’accurata analisi sulle modalità di attacco e sugli armamenti idonei, con il fine di massimizzare le possibilità di distruzione del target, la scelta ricadde sull’aviazione e sulle bombe guidate di precisione, infine, in luglio vennero decise le rotte in modo da poter compiere l’attacco furtivamente e minimizzando il rischio di guerra dando così vita su carta alla “Silent Tone”.

La luce verde per l’attacco avvenne il 5 settembre 2007 e nelle dodici ore successive i piloti israeliani studiarono tutti i dati a loro disposizione e decollarono. Il Maggiore Generale Eliezer Shkedi, Comandante della HHA, scrisse agli equipaggi:”Combattenti, oggi sarete inviati a compiere una missione di grandissima importanza per lo Stato di Israele e per il popolo ebraico. La missione deve essere tenuta sotto la massima segretezza, sia prima che dopo l’esecuzione, fino a nuovo ordine. I credo in voi, ho fiducia in voi e sono convinto delle vostre doti. Buona fortuna, E.S.”. Gli aerei decollarono alle 22.00 del 5 settembre e rientrarono alla base, dopo aver distrutto con successo l’obiettivo e senza aver subito perdite, alle 02.00 del 6 settembre.
Ancora una volta le forze aeree israeliane hanno dimostrato la loro capacità di compiere ardite e complesse missioni volte a tutelare la sicurezza dello Stato provocando il massimo danno spesso con perdite nulle o irrisorie. Una tradizione iniziata con “l’Operazione Focus” il 5 giugno 1967 che annientò a terra l’aviazione egiziana, continuata poi con “l’Operazione Opera” il 7 giugno 1981 contro il reattore iracheno di Osirak, “l’Operazione Salomone” 24 e 25 maggio 1991 per salvare gli ebrei etiopi e portarli in Israele e molte altre ancora.

Due mesi dopo l’accaduto il Primo Ministro Ehud Olmert disse: ”Ci sono state numerose dispute riguardo a tutte le possibili alternative, ma alla fine, tutti sappiamo una cosa – la forza strategica che fa la differenza nella potenza di Israele, è la forza aerea. La nostra forza aerea costituirà il fattore determinante in tutti i possibili confronti con cui – si spera di no – avremo a che fare in futuro”.

Stefano Peverati

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Classe 1994, laureato in Scienze Internazionali Diplomatiche presso Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Campus di Forlì.