PAPA FRANCESCO, DAL PUGNO AL CUORE A MANILA

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Ufficialmente poco meno di 3 milioni e mezzo di partecipanti, secondo le stime sarebbero invece 7 milioni, quelli presenti fisicamente in telino antipioggia, in piazza e più di 30 mila giovani in diretta comunicazione con il vescovo di Roma, papa Francesco, il papa del pugno umanitario, a Manila, nelle Filippine, luogo in cui la cristianità rappresenta un fortissimo collante per la rinascita solidale: nelle Filippine lavorano migliaia di volontari che operano anche e specialmente grazie alla presenza della chiesa cattolica.
Il ritorno del lavoro svolto con carità c’è stato, eccome, una folla di gente a pregare un uomo arrivato dall’altra parte del pianeta, dal Sud America, che spiega come mai ci siano molte differenze tra un popolo che cerca l’umanità, in questo caso le Filippine, e la giustizia, messe a confronto con altre popolazioni, che di umanità e giustizia, è evidente, non hanno fame, o forse desiderio?

Non è la povertà a fare l’uomo ladro, non sono le difficoltà a rendere le persone cattive: le Filippine sono uno degli innumerevoli esempi di popolazioni martoriate da dissesti idrogeologici, malattie, povertà e difficoltà, con un alto tasso di emarginazione, di sfruttamento e di indigenza, che non fa però della gente un popolo ostile agli aiuti e all’umanità.

La ricchezza e la povertà, se non c’è il cuore, fanno la differenza: e papa Francesco, con la sua abilità nell’essere semplice, arrivare alla gente con messaggi elementari e se vogliamo anche infantili, ma puliti, questo ha detto: “Francesco morì con le tasche vuote, ma con un cuore molto pieno, siete d’accordo? Bene, allora ricordate, non giovani da museo, ma saggi, e per essere saggi? pensare, sentire, agire bene e armoniosamente e lasciarsi sorprendere dall’amore di Dio, e questa è una vita buona”.

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