Per le nomine europee Giuseppe Conte adotta l’Ostpolitik

Per le nomine europee Giuseppe Conte conte adotta l’Ostpolitik, abbracciando le osservazioni negative giunte da Visegrad e dal blocco conservatore nei confronti del “candidato ufficiale” alla presidenza della Commissione europea Frans Timmermans.

Timmermans, esponente del Partito Socialista Europeo, sembrava poter essere l’uomo della conferma della maggioranza che ha governato in Europa nell’ultima legislatura, essendosi già distinto come Vicepresidente di Jean-Claude Juncker. Inoltre va detto che la maggioranza “a larghe intese” del 2014 avrebbe anche per il quinquennio prossimo i numeri per governare.

Cosa è mancato allora? Timmermans sta continuando a non ricevere impressioni positive da parte dei vari paesi a maggioranza PPE ma che non vogliono assegnare la presidenza alla sinistra europea. A guidare questa “ribellione” sono stati i paesi del Gruppo di Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia), che hanno progressivamente coinvolto Cipro, Croazia, Irlanda, Lettonia e Romania.

Pur essendo una delegazione non indifferente, mancava comunque l’elemento di spicco che portasse le grandi potenze europee a dover prendere una posizione e una decisione al riguardo. Ecco dunque che Giuseppe Conte decide di spendere il suo volto e quello dell’Italia per sostenere le ragioni dell’ala conservatrice europea.

Adesso i numeri della maggioranza ballano, specie perché l’ala più di destra del PPE sembra intenzionata a creare una maggioranza di governo coi conservatori e gli eurocritici, che potrebbe avere i numeri qualora si “spezzasse” il gruppo dei liberali dell’ALDE, guidati da un Emmanuel Macron (che detiene circa il 20% dei seggi totali del gruppo) furioso per l’ennesima sconfitta politica.

Alle prime ore del mattino, proprio Conte ha pubblicato sul suo profilo Instagram un post in cui dichiara esplicitamente le sue intenzioni: “Proveremo a disegnare e a costruire l’Europa dei prossimi anni. Come ho fatto finora, darò il mio contributo affinché tra le famiglie europee non primeggi né si imponga un asse su un altro, ma si trovi il giusto equilibrio. Dobbiamo individuare delle personalità che rinnovino il sogno europeo, evitando di rifugiarsi nella logica dell’austerity affidando il primato alla finanza“.

Lo sguardo – continua il Premier – rimane rivolto verso l’Italia. I dati certificano la grande solidità della nostra economia, i conti pubblici migliorano, il deficit è in calo, aumentano le entrate, diminuisce la disoccupazione, crescono gli occupati, la curva dello spread è in calo. Andiamo avanti avendo sempre un unico punto di riferimento: gli interessi degli italiani. Io tifo Italia“.

Un curioso atteggiamento, quello di Conte, che arriva poche ore dopo l’endorsement di Luigi Di Maio a Giorgia Meloni sul tema della Sea-Watch. Prima un formale riconoscimento alla proposta della leader di Fratelli d’Italia di affondare (o comunque sequestrare) la nave, poi il sostegno al gruppo politico più volte corteggiato dalla Meloni, tanto che addirittura il Senatore Andrea de Bertoldi si auspicava un avvicinamento internazionale tra Roma e Visegrad. Un’apertura a Fratelli d’Italia anche in ottica europea?

Provocazioni a parte, quel che è certo è che per le nomine europee Giuseppe Conte si è fatto portavoce di un gruppo di esponenti di destra che non si riconoscono in una guida socialista dell’Unione, spezzando di fatto il continente in due: da una parte i paesi dell’Est insieme ad Austria, Italia e mondo anglosassone; dall’altra l’asse franco-tedesco insieme al Benelux, alla Spagna socialista di Sanchez e ai paesi Scandinavi. Uno smacco doppio per il PPE, che rinunciò a candidare Manfred Weber proprio per il veto del PSE: probabilmente con Weber alla guida, i popolari avrebbero ottenuto un risultato migliore e oggi Visegrad rappresenterebbe non un problema, ma un interlocutore per formare la futura Commissione.