RE ABD ALLAH II DI GIORDANIA IN GUERRA CONTRO L’ISIS

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La cruenta morte del pilota giordano Muath al Kaseasbeh, arso vivo in una gabbia, ha portato pesanti ripercussioni nei confronti dei combattenti dell’ISIS. Dal giorno della pubblicazione del video, la Giordania, come riportano anche le agenzie di stampa, sta continuando a bombardare le basi del Califfato in Siria e Iraq con una serie di raid aerei scatenati come reazione a quanto successo. Amman ha promesso che inseguirà i tagliatori di teste dell’ISIS dovunque si trovino, per annientarli e spazzarli via, completamente.

Nel frattempo varie manifestazioni di affetto nei confronti della famiglia del pilota che hanno coinvolto personalmente anche Re Abd Allah II di Giordania.

Il sovrano giordano è discendente di Maometto, la famiglia hashemita vanta diretta discendenza con il profeta, e ha deciso di affrontare de pecto la questione ISIS. Subito dopo la notizia della morte di Muath al Kaseasbeh, è quindi subito rientrato in Giordania dalla California dove ha dato pieno sostegno alle forze armate e alla famiglia del pilota. Ha quindi tolto gli abiti civili per indossare, come dimostrano gli account social della famiglia reale, quelli militari.

Per molti anni oscurato dalla sua affascinante moglie, il re di Giordania è quindi ritornato a essere una figura al centro della Politica internazionale.

La famiglia di Re Abd Allah II ha da sempre combattuto ogni forma di terrorismo. Basti pensare a quanto fatto dal padre nel 1970 quando espulse dalla Giordania molti esponenti di settembre Nero.

La dinastia Giordana ha sempre mostrato una particolare vicinanza alla politica statunitense, spesso fin troppo accondiscendente. Questo modo di condurre la diplomazia ha però permesso allo Stato Mediorientale di essere relativamente protetto da ingerenze straniere. Sarà quindi Re Abd Allah, convinto sostenitore di pace regionale ed economia globalizzata ma anche soldato, a guidare la guerra contro l’ISIS?

Sicuramente la vendetta Giordania ricorda tanto la famosa “Legge del taglione”.

Michele Soliani

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