RUSSIA RITIRA LE TRUPPE. OBAMA: PUNTIN DAL LATO SBAGLIATO DELLA STORIA

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Questa mattina, in piena crisi ucraina, il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato il rientro nelle rispettive basi permanenti alle forze russe impegnate nelle esercitazioni militari, iniziate il 26 febbraio scorso nelle regioni occidentali e centrali del Paese, anche ai confini con l’Ucraina: lo ha reso noto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Le manovre avevano coinvolto 150 mila uomini, 90 aerei, 120 elicotteri, 880 carri armati, oltre 1200 mezzi di vario genere e sino a 80 navi della flotta del Nord e del Mar Baltico.

Nel frattempo le manifestazioni continuano in tutto il paese. Nelle regioni russofone dell’Ucraina orientale e di quella meridionale sventolano già i colori russi su alcuni palazzi del potere locale. A Donetsk, al confine con la Russia, migliaia di sostenitori del Cremlino sono scesi in piazza contro la nomina a governatore dell’oligarca Serghii Taruta decisa da Kiev e in centinaia hanno fatto irruzione nella sede del governo regionale occupandone alcuni piani. Il parlamento locale sembra voler seguire le orme della Crimea, dove il premier locale ha invocato apertamente la “piena indipendenza” dall’Ucraina. Da Kiev, il premier ucraino, Arseni Iatseniuk, tuona che l’Ucraina non cederà mai la Crimea né altri territori alla Russia.

Il Cremlino si dimostra disposto a negoziare soluzioni alla crisi in Ucraina con i partner internazionali, se sarà messo in atto l’accordo del 21 febbraio, firmato dall’allora presidente ucraino Yanukovich e dai leader dell’opposizione. Secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa russe, che citano ambienti diplomatici, Mosca “discuterà la situazione ucraina e i modi per uscire dalla crisi con i partner occidentali”, ma “ci sono comunque due richieste che sono di fondamentale importanza per noi”, hanno riferito le fonti del ministero degli Esteri: si tratta della “attuazione dell’accordo del 21 febbraio, che apre la strada a riforme costituzionali e alla formazione di un governo di coalizione”, e della “ampia partecipazione di tutte le forze politiche ucraine in questo processo”.

Intanto, il segretario al Commercio americano, Michael Froman, ha annunciato che “alla luce degli eventi in Ucraina, abbiamo sospeso le trattative bilaterali commerciali e di investimento con il governo russo che puntavano a una più stretta collaborazione commerciale”. Gli Stati Uniti hanno quindi deciso di congelare ogni forma di cooperazione militare con la Russia “per rafforzare la trasparenza, migliorare la comprensione reciproca e ridurre i rischi”, ha continuato lo stesso Froman.

Se gli Usa introdurranno sanzioni contro la Russia, Mosca sarà costretta a lasciare il dollaro per altre valute e creare il proprio sistema di calcolo e pagamenti: lo ha annunciato il consigliere economico del Cremlino, Serghiei Glaziev, citato da Ria Novosti. “Il tentativo di imporre sanzioni alla Russia si trasformerà in un crollo di tutto il sistema finanziario americano, che porterà alla fine del dominio Usa nel sistema finanziario mondiale”, ha detto Glaziev. In caso di sanzioni Mosca “troverà il modo non solo di annullare la sua dipendenza finanziaria dagli Usa ma anche di uscire da queste sanzioni con grandi vantaggi per la Russia”, ha continuato il consigliere russo.

In questi minuti è arrivata la smentita da parte del Cremlino che fa marcia indietro sulle dichiarazioni del suo consigliere economico Serghiei Glaziev in merito ad eventuali sanzioni Usa. Una fonte di alto livello della presidenza ha precisato a Ria Novosti che quelle dichiarazioni non riflettono la posizione del Cremlino e rappresentano l’opinione personale del consigliere.
Probabilmente, ha aggiunto la fonte, Glaziev ha dato la propria versione come accademico e non come consigliere presidenziale.

La risposta più netta all’azione militare russa arriva dagli Stati Uniti. Obama accusa Putin di essere “dal lato sbagliato della storia”, mentre la comunità internazionale parla solo del possibile boicottaggio del G8 di giugno a Sochi, anche se Germania e Italia frenano. Questo nonostante il fatto che fonti Usa raccontino di una Angela Merkel “estremamente irritata” con Putin, e che al telefono con Barack Obama avrebbe affermato di “non esser sicura” che il leader russo “abbia ancora contatto con la realtà”. L’Europa minaccia “conseguenze sui rapporti bilaterali” se non ci saranno “passi di de-escalation da parte della Russia”.

Per ora non sembra che l’Occidente abbia intenzione di impegnarsi in un conflitto che potrebbe avere conseguenze atroci. Se l’Unione infatti “condanna con forza” la “chiara violazione” della sovranità ucraina e “gli atti di aggressione” della Russia, dopo cinque ore di Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri non arriva nessuna denuncia e non si ipotizzano sanzioni a carico di Mosca. In Europa si cerca di dare spazio alla diplomazia in attesa che giovedì scendano in campo i leader, convocati dal presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy, per un vertice d’emergenza a Bruxelles.

Marianna Di Piazza

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