SALVATORE DIAFERIO: UN’ATTESA LUNGA UNA VITA

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Playa del Carmen, Messico – Era il 30 Settembre quando Salvatore Diaferio, 68enne italiano trasferitosi a Playa del Carmen, muore, colpito da un attacco cardiaco proprio davanti all’entrata dell’ambasciata italiana.

Si era recato al palazzo dell’ambasciata per richiedere, per l’ennesima volta quei 350€ necessari a partire, per ritornare a casa, in Italia.

Gelataio da una vita, parte da Roma alla ricerca delle bellezze dei Caraibi e della fortuna e arriva in Messico il 1° Luglio di quest’anno. Purtroppo, i sogni non si avverano e invece che circondato dalla ricchezza si ritrova ormai nullatenente a dormire in aeroporto, da solo, nella disperata attesa di ricevere dall’ambasciata italiana i soldi necessari al rimpatrio, quei 350€.

Nonostante avesse confermato la possibilità, una volta rientrato in madrepatria, di ritirare dal suo libretto di risparmio i soldi per il rimborso, l’Ambasciata rifiuta di procedere, non considerando urgente la situazione del nostro connazionale. La palla avvelenata rimbalza agli uffici di Roma, chiamati a rintracciare i parenti ancora in vita del sig. Diaferio, e tra un ufficio e l’altro dell’ambasciata e del Consolato in Messico.C’è un iter e una prassi procedurale da seguire prima di poter concedere il prestito, afferma l’ex console onorario Giuseppe Sabbia, guarda caso revocato dall’incarico 3 giorni dopo la morte di Salvatore.

Tutto questo ping-pong tra servizi e burocrazia è cominciato il 1°Agosto, un mese dopo il suo arrivo, e l’attesa durata 60 lunghi giorni, è finita con la sua morte.

Morte, oltretutto, sulle cui circostanze aleggiano forti dubbi, perché il Sig. Diaferio, una volta colpito dall’infarto è stato portato di corsa all’ospedale, e secondo quanto anche ribadito più e più volte dalla Comunità Italiana di Playa del Carmen, arrivati al Pronto Soccorso, il battito cardiaco era di 17 battiti al minuto, ma il medico curante non ha avuto dubbi: morto da un’ora.

Il calvario non finisce, però, qui: la comunità italiana di Playa del Carmen ha dovuto attendere ben 17 giorni prima che arrivasse il lasciapassare dell’ambasciata per la sepoltura, per essere poi informata lo stesso giorno, senza quindi il minimo preavviso del funerale, organizzato in sordina dagli stessi uffici diplomatici, dopo le varie denunce dei nostri connazionali in Messico, arrivate anche in Parlamento.

Tutto ciò, nonostante la stessa Comunità avesse organizzato una raccolta fondi collettiva per trovare i soldi necessari a celebrare il funerale e a seppellire la salma.

Un capitolo imbarazzante della nostra politica estera, caratterizzato da disorganizzazione, noncuranza e soprattutto da una forte mancanza di collaborazione con quella stessa Comunità che in quei mesi aveva cercato di dare una mano a Salvatore impedendogli di morire di fame, nella vana speranza che chi di dovere si attivasse, proprio come era stato prontamente e repentinamente fatto per correre in aiuto della nostra ministra Stefania Prestigiacomo, a cui senza autorizzazione e solo con una telefonata sono stati versati quasi 4 mila dollari di carburante, per far ripartire l’aereo nel quale era rimasta bloccata: stesso aeroporto, stessa città, stessa nazionalità ma risultati ben diversi.

Ed ora la parola alla Procura per il verdetto sull’omissione di soccorso.

Anna Maurizi

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