SE L’ITALIA IGNORA LA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO

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Il referendum di ieri è stata sopratutto una sfiducia nei confronti degli italiani che, sebbene siano in una situazione economica simile, hanno deciso di non voler creare un fronte comune Mediterraneo contro le richieste dei popoli nordici europei.

L’Italia resta così a guardare, nonostante sia il terzo creditore della Grecia, le decisioni prese dall’asse Parigi-Berlino, dimostrando per l’ennesima volta di non essere capace di cogliere le incredibili opportunità di un’Unione Mediterranea e preferendo riservarsi un posto da spettatore in un’Europa nella quale non ha alcun collegamento culturale, storico e linguistico.

Riparlando del Mare Nostrum

Eppure quella spinta verso le altre tre sponde del Mare Nostrum è insita nel concetto di sovranità italiana. Si parla tanto dello spirito europeista di Alcide Degasperi, ma si tralasciano altri illustri esponenti della nostra storia. Il nostro paese aveva nei decenni scorsi mantenuto sempre una politica vicina alle istanze dei paesi che vengono bagnati dalle acque del Mar Mediterraneo. Basti pensare a quanto fatto da Enrico Mattei, il quale, presentando delle condizioni più vantaggiose rispetto a quelle imposte dalle nazioni anglosassoni, andò a stipulare accordi petroliferi con i paesi arabi .

La perfida Albione, come veniva chiamata in epoche a noi lontane il Regno Unito, è da sempre stata la principale avversaria del nostro paese per quanto riguardava il controllo del Mediterraneo. Il motivo è semplice: sono solo due le vie di commercio per l’Europa verso l’Oriente. Una è quella che passa per il Canale di Panama, che è sotto il controllo statunitense, l’altra è il Canale di Suez, una via commerciale che prevede l’attraversamento delle navi per il Mediterraneo, un mare in cui l’Italia si colloca al centro.

Data l’impossibilità di ottenere il controllo del canale panamense, visti gli interessi della prima superpotenza economica del mondo; il canale di Suez rappresenta lo sbocco preferito per le potenze del Nord Europa. Un altro importante vantaggio è costituito anche dalle riserve petrolifere che si trovano proprio in quell’area geografica. L’area assume quindi una funzione vitale per la sopravvivenza dell’intero mondo anglosassone.

In questa delicata situazione geopolitica i governi che si succedettero nella Prima Repubblica si concentrarono su una politica nettamente filoaraba. Si cercò di tollerare le stravaganze e i capricci politici di Gheddafi, nel 1987 si impose un governo amico in Tunisia, vi fu un reciproco amore con Saddam Hussein, basti pensare ai suoi aiuti per il terremoto dell’Irpinia, e si attuò una politica di amicizia nei confronti dei palestinesi guidati da Arafat. Celebri a riguardo furono il “Lodo Moro” e la “Crisi di Sigonella”.

La Seconda Repubblica vide il proseguire di una simile strategia. Si rafforzò la turbolenta storia d’amore con il dittatore libico, si mantennero ottimi rapporti con Ben Alì e al contempo il nostro paese cercò di mantenere un ruolo da protagonista nell’esportazione della democrazia da parte di George Bush. Il motivo era semplice: non si poteva lasciare mano libera agli interessi anglosassoni nel Medioriente.

Nei wikileaks compaiono dei documenti in cui si afferma come Ignazio La Russa forzò la mano affinchè fosse l’Italia a guidare la missione UNIFIL in Libano, una nazione che è la porta per l’intero medioriente.

La Primavera araba e l’annichilimento italiano 

La politica geopolitica italiana non aveva però fatto i conti con i rinnovati interessi franco-germano-inglesi che a partire dal 2011 ne causarono l’annichilimento. Celebre la volontà di Sarkozy di deporre Gheddafi così come qualche risatina inopportuna. Al posto di Berlusconi venne imposto Mario Monti che, interessato solamente al problema inerente la stabilità economica, ha trascurato quanto sino ad allora fatto dall’Italia nel Mediterraneo.

Eppure, contrariamente a quanto affermano gli europeisti convinti, il Mare Nostrum non può essere ignorato.

 Bandiera dell'ISIS
Bandiera dell’ISIS

Lasciandolo nel caos ordinato anglosassone, il risultato è stato l’acuirsi del terrorismo internazionale e dell’immigrazione incontrollata. Nella demagogie e nel populismo dilagante nella politica attuale non vengono ricercate le cause dei principali problemi che affliggono il nostro paese. Al contempo chi si pone contro i populismi non coglie le opportunità che provengono dalle sponde del Mediterraneo. Si parla dell’immigrazione controllata ma non si pone attenzione ad una politica volta a ridefinire la preoccupante situazione di anarchia controllata in Libia. Si parla di un blocco navale, una soluzione che però deve passare sotto l’egida di quel Consiglio di Sicurezza che vuole mantenere per varie ragioni il caos.

Situazione simile a quella che sta vivendo anche in Siria, dove la politica italiana ha deciso di inviare armi ai curdi, i quali, una volta vinta la guerra contro gli jihadisti, inizieranno ad avanzare pretese che garantiranno il proseguo dell’anarchia ordinata anglosassone.

E per quanto riguarda l’Europa?

In questo scenario geopolitico, con riferimento alla questione avanzata all’inizio, resta da trattare l’incognita europea. Ormai si guarda da servi ed ammiratori il Nord Europa, senza voler, e aver voluto, ricoprire il ruolo di protagonista tra quei paesi che vengono chiamati dagli anglosassoni in modo sprezzante con l’acronimo di PIGS. L’Italia non aveva e non ha i conti in ordine, ma, come affermava Ezra Pound, “Sostenere che uno stato non può fare qualcosa per mancanza di denaro è come sostenere che non si può costruire una strada per mancanza di chilometri”.

Le scelte attuate dagli ultimi governi nominati puntano solo a emulare Paesi geograficamente distanti dal nostro per cultura, geografia e mentalità. Un comportamento contro la natura visto che il nostro concetto di sovranità getta le sue radici sulle calde sponde del Mediterraneo.

Michele Soliani

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