SUMMIT DI MINSK. LA GERMANIA RISCOPRE IL SUO ESSERE UNA SUPERPOTENZA

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Una nuova tregua è stata firmata nella giornata a Minsk. Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande hanno concluso il vertice sul conflitto nell’est ucraino con una dichiarazione comune che sostiene gli accordi di Minsk dello scorso settembre, ovvero accordi che prevedono un cessate il fuoco che entrerà in vigore dalla mezzanotte di sabato prossimo. Seguirà il ritiro delle armi pesanti anche se resta controversa la zona di Debaltsevo, che Kiev non vuole cedere ai separatisti filorussi negando che le sue truppe siano circondate dai ribelli. Ribadito l’impegno a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale ucraina. A sua volta, il gruppo di contatto ha approvato un documento con una roadmap per attuare gli accordi di Minsk.

Nessun ruolo da protagonista all’Italia che in questa delicata partita, decisiva per le sorti non solo dell’Europa ma dell’intero mondo, non ha avuto voce in capitolo. Matteo Renzi è rimasto a Roma discutendo sulle riforme costituzionali e non partecipando attivamente ai negoziati. A Minsk la vera protagonista e vincitrice è stata la Cancelliera Angela Merkel che si è dimostrata in queste ultime settimane dubbiosa in merito a un eventuale coinvolgimento dell’Europa in Ucraina.

Il nostro continente dalla fine della Guerra Fredda è profondamente cambiato. Se nel 1989 era diviso a metà tra il Blocco Occidentale e il Blocco Orientale, oggi il continente europeo sta riscoprendo, causa una sempre maggiore debolezza statunitense, una rinnovata autonomia dal punto di vista della politica internazionale. L’indipendenza e la libertà comportano anche maggiori responsabilità e quindi maggiori obblighi che con sempre più frequenza vengono assorbiti celermente dalla Germania. In molti guardano questo fenomeno in modo negativo ma  questa sfida potevano assumerla anche altri paesi europei quale l’Italia.
Angela Merkel, dall’anno della sua elezione a Cancelliere nel 2005, ha portato la Germania a un nuovo slancio dal punto di vista della politica internazionale. Si può criticare il modello tedesco accusandolo di sfruttare  gli altri paesi dell’Unione Europea, ma sono i singoli stati membri che non si sono opposti alla ritrovata ascesa dello Stato tedesco sullo scacchiere internazionale. L’Italia, paese che poteva ricoprire un ruolo centrale per l’Europa post Guerra Fredda, ha assunto solo un ruolo da passivo spettatore e la sua politica estera non ha saputo cogliere le sfide del 21º secolo. Sebbene posta al centro del Mediterraneo, i nostri governanti non sono riusciti ad attuare politiche efficaci nei confronti degli Stati bagnati da quello che una volta era chiamato Mare Nostrum. Nessun ruolo importante per quanto riguardava i problemi tra Hamas e Israele, nessun serio intervento per quanto riguarda la delicata situazione in Siria e una politica troppo attendista nei confronti della Libia all’indomani della caduta di Gheddafi . Angela Merkel, invece, è riuscita a far ben capire al mondo intero che il paese che la Germania è la sola nazione che guida l’Europa. Polonia, Repubblica ceca, Austria, Olanda, le Repubbliche Baltiche hanno seguito fiduciose le strategie politiche volute da Berlino. Lei non li ha mai delusi e ha garantito loro benessere e sicurezza economica e sociale. Un giudizio troppo positivo? Semplice realtà che guarda ai fatti. 

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