Trentini nella giungla birmana, conclusa la missione di solidarietà al popolo Karen

Ai confini con la Thailandia, all’interno della giungla, vive una popolazione che da quasi 70 anni lotta contro il regime per la propria sopravvivenza, la difesa dei propri villaggi, delle proprie tradizioni.
Dal 1949 i Karen combattono e muoiono nella guerra di liberazione più lunga al mondo, per difendere quel lembo di terra che gli appartiene, lontani dalle luci mediatiche, dal sostegno dei paesi occidentali, soli, in balia della repressione del regime birmano. 
“E’ per loro, in loro sostegno che si è da poco conclusa l’ultima missione dell’associazione Solidaritè Identitès – queste le parole di Giulia Pilloni, responsabile di Sol.Id per il Trentino Alto Adige e presente all’ultima missione nel territorio Karen, missione che ha visto altri 3 trentini partire nella giungla birmana al fianco di medici e infermieri; Filippo Castaldini, Giulia Marcolini e Davide Brancaglion, anche loro presenti per visitare i membri dei villaggi e portare loro le medicine e il materiale ospedaliero necessario alle cliniche – Partiamo al fianco di due associazioni, Popoli, da sempre attiva sul territorio Karen con la costruzione e il mantenimento di cliniche, scuole e villaggi e Sol.Id, associazione di volontariato attiva in diversi paesi in lotta per la difesa della propria autodeterminazione nel mondo – prosegue Giulia in nota – una collaborazione che ha permesso negli anni di sostenere la lotta Karen in campo sanitario, scolastico, agricolo e anche in questa ultima missione è stato possibile donare vestiti, giocattoli, medicinali, materiale scolastico grazie al contributo di tutti coloro che in Italia sostengono i progetti dell’associazione, dando anche il via ad un nuovo ambizioso progetto: Village Klee Hee, che permetterà di costruire un nuovo villaggio, una casa, che possa ospitare nuove famiglie Karen dovute rifugiarsi altrove per salvarsi dalle aggressioni birmane”.
“Contro una politica birmana fatta di sfruttamento, soprusi e violazioni di tutti i diritti fondamentali, nel fitto della giungla, troviamo i villaggi dei Karen, incontaminati e lontani dal mondo moderno, contrari allo sfruttamento della prostituzione, al traffico di droga e alla svendita del proprio territorio”.“La nostra – prosegue Giulia – è una azione di volontariato estranea alle logiche comuni, noi interveniamo a scudo di uno dei diritti più sacri, quello all’autodeterminazione, al nostro opposto, una politica tesa allo sradicamento e all’omologazione, al nostro opposto associazioni che incentivano l’abbandono dei territori e la resa, figli di una società che non riconosce l’appartenenza, il legame con la propria terra, il valore della natività che i Karen difendono da 70 anni, devoti alle loro leggi e a quei valori tradizionali che per le nostre società sembrano così difficili da onorare e che maturano invece così rigogliosi nei loro spiriti.Lo spirito di sacrificio che li tiene legati ai loro villaggi, consci che il prossimo attacco birmano potrebbe nuovamente darli alle fiamme, rifiutano di essere spostati nei campi profughi thailandesi con la tenacia di chi combatte per un senso di appartenenza che ci sembra di non conoscere più, per una giustizia alla quale non riusciamo a dare misura e che persevera nonostante tutto”.