Trump come il centrodestra italiano: incapace di comunicare

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Secondo il direttore de La Stampa, Trump sta perdendo terreno nei confronti della pazza sanguinaria perché il clan Clinton ha messo in campo una fortissima squadra di comunicatori e disinformatori. Non è certo un problema economico, perché Trump potrebbe permettersi di investire altrettanto benché non abbia alle spalle le lobby che sostengono il clan della pazza. Eppure non riesce a contrastare l’offensiva mediatica. Una situazione analoga a quella italiana. Dove il fronte del Sì al referendum ingaggia l’immancabile guru statunitense strapagandolo. E il fronte del No, sulla destra, si rivolge a Brunetta. Meno male che, la scorsa estate, Di Battista si è inventato il viaggio dello scooter a imitazione del viaggio della motocicletta di Che Guevara. Ma sul centrodestra il buio e’ assoluto. E ripropone il consueto scenario di incapacità di confrontarsi con l’informazione. A sinistra si investe e, quasi sempre, si fanno buchi colossali di bilancio. Ma si vince. Nel centrodestra si preferiscono tagli e sfruttamento.

E si fanno gli stessi buchi di bilancio ma si perde. Una recente indagine ha rilevato come i giornalisti siano in genere molto più a sinistra rispetto ai loro lettori. Non è certo un caso. Gli editori che pagano retribuzioni normali sono a sinistra, sul fronte opposto il modello – quando va bene – e’ Foodora: già ti permetto di scrivere, perché dovrei anche pagarti? Così sopravvivono micro nicchie, magari di qualità, ma sempre micro nicchie. Mancano progetti editoriali credibili perché mancano gli investitori. Meglio una villa in più che un investimento per un quotidiano, magari online, di successo. E quando tra le nuove leve spunta un giornalista bravo e non di sinistra, si grida al miracolo ma poi prevale l’imbarazzo perché non si sa cosa fargli fare. O meglio, si saprebbe anche come impiegarlo, a patto che non pretenda di essere pagato. Inevitabile che venga fagocitato da editori del fronte opposto.

Ma vale anche per piccole realtà nel campo del cinema e della TV. Con grandi professionalità ma costretti a lavorare per schieramenti opposti. D’altronde è più facile lamentarsi per l’esistenza di un complotto delle lobby editoriali piuttosto di aprire il portafoglio e pagare chi sa lavorare