UCRAINA: UN’ALTRA GUERRA FREDDA PUO’ ESSERE EVITATA

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In Ucraina la tensione è altissima e il rischio dello scontro militare con Mosca appare sempre più concreto.

“Siamo sull’orlo della catastrofe”, ha affermato il premier ucraino Arseniy Yatsenyuk nel corso di una conferenza stampa a Kiev in cui ha denunciato che “di fatto è stata dichiarata guerra al mio paese”. “Sollecitiamo Putin a ritirare le sue forze militari dall’Ucraina e a rispettare gli accordi bilaterali”, ha poi aggiunto lo stesso premier.

“Quello che sta facendo la Russia ora in Ucraina viola i principi della Carta delle Nazioni Unite. Minaccia la pace e la sicurezza in Europa. La Russia deve fermare le sue attività militari e queste minacce”. Queste le parole del segretario generale delle Nato, Anders Fogh Rasmussenche, che precedono la riunione d’emergenza convocata a Bruxelles con gli ambasciatori dei paesi membri dell’Alleanza Atlantica per discutere la crisi in Ucraina.

Nel corso del lungo colloquio telefonico avvenuto ieri tra Obama e Putin, il presidente americano ha ribadito la sua condanna fermissima all’intervento militare e ha chiesto l’immediato rientro delle truppe russe nelle loro basi e la tutela dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Obama ha ammonito il Cremlino che se continuerà sulla strada della provocazione militare andrà incontro a un «isolamento politico ed economico».  

Il presidente americano ha infine annunciato che gli Stati Uniti non parteciperanno alle riunioni preparatorie del prossimo G8, in programma a giugno a Sochi. Posizione condivisa anche dai leader di Canada, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna, assieme al Presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, e al Presidente della Commisione Ue, Jose’ Manuel Barroso.

“Insieme condanniamo la Federazione Russa per l’evidente violazione della sovranità e dell’integrità territoriale ucraina”, si legge nel comunicato congiunto, e “chiediamo alla Russia di affrontare qualsiasi preoccupazione relativa alla sicurezza e ai diritti umani nell’ambito di un negoziato diretto che potrà o meno essere accompagnato da osservatori internazionali e da una mediazione sotto gli auspici delle Nazioni Unite o dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa”.

Mentre Mosca rischia il suo posto all’interno del G8, il presidente Putin ha affermato che “la Russianutre interesse per la stabilità e la prosperità in Ucraina e si riserva solamente il diritto di proteggere i suoi interessi e quelli della popolazione russofona che vive in quelle regioni”.

Il Cremlino ha fatto sapere che “la richiesta d’aiuto da parte dei dirigenti della Crimea” per restaurare “la pace e la calma” nella penisola non sarebbe rimasta “inascoltata” e ha quindi inviato uomini e mezzi dell’esercito.

Il rappresentante permanente della Federazione Russa alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin, ha dichiarato che la Russia in Crimea agisce nell’ambito dell’accordo, firmato con l’Ucraina, relativo al posizionamento della flotta del Mar del Nord. Churkin ha inoltre sottolineato che l’attuale governo ucraino, eletto sotto le pressioni di piazza Maidan, “non può essere considerato come il governo di unità nazionale”.

Il Consiglio della Federazione ha quindi autorizzato l’impiego delle forze armate russe in Ucraina, nella repubblica autonoma di Crimea, fino alla normalizzazione del clima politico e sociale nel Paese. La decisione, presa all’unanimità, è subito entrata in vigore.

Valentina Matvienko, rappresentante del Consiglio della Federazione, ha affermato che la vita dei russi in Crimea è minacciata. Per tale motivo la Russia non può restare a guardare e deve adottare le misure necessarie per la stabilizzazione della situazione nella penisola , utilizzando tutti i mezzi possibili per difendere la popolazione dai soprusi e dalle violenze.

Il viceministro degli Esteri russo Grigori Karasin, nel corso di una trasmissione televisiva, ha fatto sapere che “la Russia non vuole la guerra con l’Ucraina. Sono assolutamente convinto che nessuno in Russia vuole una guerra” e che la preoccupazione è la tutela della minoranza di etnia russa nel Paese.

Anche il segretario di stato americano Kerry ha dichiarato che “l’ultima cosa che gli Usa vogliono è un’azione militare”.

Gran Bretagna, Polonia e Germania concordano con il presidente americano, Barack Obama, nel premere per l’avvio di un dialogo tra Mosca e Kiev, aiutato da una mediazione internazionale “appropriata”.

Sono ore di attesa. Forse un’altra guerra fredda può essere evitata.

Marianna Di Piazza

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