UN VIAGGIO D’ISPEZIONE NELLA PARTITOCRAZIA EUROPEA

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Tra un bimestre scarso, le urne daranno la possibilità a diversi schieramenti del Vecchio Continente di concorrere alla composizione del nuovo Parlamento Europeo: oltre le solite disposizioni burocratiche e valicando le consolidate direttive amministrative ove le elezioni abbracceranno la quattro giorni del 22-25 maggio, la Commissione circa un anno fa ha decretato che la partecipazione partitica debba omologarsi a canoni squisitamente politici e che abbiano omogeneità con le finalità dell’Unione, in raffronto a quella del 2009. Il promotore della riforma del Parlamento Europeo Andrew Duff, deputato britannico, ha emendato che i partiti politici europei nominino i propri candidati almeno 6 settimane prima della competizione e che propongano con margine preventivo i loro papabili nomi alla presidenza della Commissione, rimarcando che la presenza delle figure femminili debba essere ben proporzionata a quella degli uomini per garantire un’equità di genere.

Stabilito ciò e consci che il panorama partitocratico italiano abbia esaustivamente intavolato le sue personali carte per riassettare i piani dell’UE, è bene addentrarsi nei meandri della disamina e delle proposte degli altri gruppi europei che si troveranno a rapportarsi a suon di criteri programmatici ed eventuali mozioni: al di là dell’interesse nel carpire le congiunture di contiguità tra le tre nostre forze parlamentari – PdL in consunto a FI e NCD, Pd e M5S – e gli altri assetti, è propedeutico affacciarsi con cognizione analitica alle 13 organizzazioni europee principali.

Al vertice per appurate ragioni storiche troviamo il Partito Popolare Europeo, il quale accoglie in seno alla sua identità le 74 famiglie politiche di centro-destra, che sponsorizzino democrazia, trasparenza e prosperità tramite un’economia mercantilista, e che attualmente si fregia della maggioranza in tre (Parlamento Europeo , Commissione e Consiglio europeo) delle quattro istituzioni.

Il Partito Socialista Europeo, che, con 53 nuclei, è garante del centrismo di sinistra e di condizioni valoriali che collimino con egualitarismo, solidarietà e giustizia sociale; l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, fondata nel 1976, la cui finalità è promuovere l’etimologia politica, economica e nell’intera sfera societaria del liberalismo; infine i Verdi, o European Green Party, che sostanziano nell’attivismo ambientale e in una democrazia più inclusiva e partecipativa il loro operato.

Con l’avanzare del trascorso della concezione unionista, sono riusciti a ritagliarsi uno spazio consistente altri gruppi di pressione: si parte dall’Alliance of European Conservatives and Reformists, che teorizza una repentina riforma dell’Europa tramite un approccio conservatore; passando per il Partito della Sinistra Europea, il cui modus operandi progressista ed alternativo dei 26 partiti ambisce ad una quotidianità civica socialmente giusta e pacifica, il Movimento per un’Europa della libertà e della democrazia, che veicola un impegno profuso alla cooperazione tra tutti i popoli europei e alla battaglia alla burocratizzazione degli stessi, il Partito democratico europeo, auspicante in un’UE più vicina ai cittadini, e il Movimento politico cristiano europeo, che denota nella priorità per le famiglie e nella libertà di fede delle basi preminenti.

Inoltre, è fondamentale porre un inciso sulle associazioni paneuropee e nazionali che dissentono fortemente dagli incipit di governance imposti dall’Unione: in primis troviamo l’Alleanza europea per la libertà, che assurge l’opposizione al controllo sovranazionale a matrice di dibattimento politico, e i Democratici dell’UE, che alla stregua non riconoscono ulteriore centralità al governo di Bruxelles. In conclusione abbiamo l’Alleanza libera europea, la quale con energica spinta autonomista e regionalista evidenzia il diritto all’autodeterminazione e la diversità culturale e linguistica, e l’Alleanza Europea dei movimenti nazionali, che verte sulla protezione e coltivazione della eterogeneità delle tradizioni autoctone in una confederazione di Stati nazione sovrani.

I presupposti per un avvenire rigoglioso e prospero tendono ad essere soppiantati da una virulenta ed attanagliante crisi a più livelli che scoraggia i cittadini, quanto mai necessitanti di una politica responsiva che dirami risoluzioni pragmatiche e rigorose all’intero sistema governativo: è qui che l’efficacia esecutiva dei succitati attori, una volta legittimati dal consenso elettorale, dovrà agire, alla luce delle buone intenzioni di partenza. Una cosa è certa: il tempo è scaduto, forse soprattutto per l’UE.

Alex Angelo D’Addio

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