IL FPÖ E IL POPULISMO AUSTRIACO

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Un’ampia parentesi, se si affrontano i partiti euroscettici, deve essere dedicata al  Freiheitliche Partei Österreichs, il Partito della Libertà Austriaco che venne istituito con finalità mirate ad una opposizione al Partito Popolare Austriaco e al Partito Socialdemocratico d’Austria e quindi all’inglobazione di anticlericali, liberali e sciovinisti.

Il FPÖ nasce nel 1956 come partito pangermanico, liberale e nazionalista, sulle crepuscolari fondamenta della precedente Federazione degli Indipendenti, che alle elezioni del 1949 aveva ottenuto il 12% dei voti; la formazione fu il prodotto di una commistione tra alcuni esponenti del Partito Rurale ed altri del Partito Popolare della Grande Germania, con l’obiettivo essenziale di porsi fuori dall’arco costituzionale austriaco. Divenne forza politica di caratura europea all’inizio degli anni novanta grazie alla personalità  di Jörg Haider, che a dispetto della sua dipartita nel 2008 è incastonato alla stregua di un’effige di riferimento nel lungo decorso storico del partito. L’incommensurabile considerazione è il prodotto dell’eccezionale successo riscontrato alle urne del 1999, dove lo scalpo del 27% di stima aveva permesso di soppiantare i popolari con 400 voti di vantaggio, nonostante circa una decade prima lo stesso avesse tessuto le lodi della politica socio-economica di Hitler e malgrado ciò gli avesse presentato lo scotto delle dimissioni da governatore della Carinzia, era riuscito ad essere eletto a tale carica nel 1989. Dopo che Haider plasmò nel 2005 il Bündnis Zukunft Österreich (BZÖ), ovvero l’Alleanza per il futuro dell’Austria, il testimone è passato a Heinz-Christian Strache, il quale sfruttando il suo carisma è riuscito a conquistare il 17% delle schede e 34 seggi alle federali del 2008.

A fine 2013, in virtù della questione che le ultime elezioni abbiano non dato la  possibilità di costituire un governo che si potesse reggere su una sola forza parlamentare e non siano riuscite ad esorcizzare lo spettro della Grosse Koalition tra i popolari e i socialdemocratici, si è appurato che il FPÖ goda di una preminenza – ammontante al 25% – nelle preferenze della demografia elettiva biancorossa; questo cospicuo consenso è sintomo di due concezioni peculiari sulle quali l’intero raggruppamento è imbastito.

In primis, l’elemento preponderante è concepito dallo slogan “Österreich zuerst“, cioè “Prima l’Austria”, dando adito ad un patente e puro patriottismo, auspicando che la sacralità inossidabile della Nazione venga inquadrata in ottica di assoluta unicità e di sicura irripetibilità – Johann Gottfried Herder docet. Libertà, sicurezza, pace e prosperità per il Paese e la sua popolazione sono i vettori di riferimento per l’attivismo del FPÖ, orientato alla preservazione dei confini e delle congiunture indissolubilmente radicate nella tradizione e nel trascorso dell’Austria, con la responsabilità del risveglio degli animi presenti e venturi.

L’impegno degli adepti è profuso alla consacrazione del liberalismo, veicolato dalla democrazia, garantita da uno stato di diritto, da una concorrenziale economia di mercato e dalla giustizia sociale, dato che il Freiheitliche Partei si prodighi per assurgere la libertà a bene astrale. Appellandosi ad una frugale disamina storiografica, il gruppo afferma che i moti rivoluzionari del 1848 abbiano inficiato la difesa al valore dell’autodeterminazione e che la minaccia di un’ennesima deturpazione sia quantomai perenne e a fronte di questa valutazione si impegna a proteggere l’autonomia austriaca.

In secondo luogo, è degno di encomio il mantra programmatico: ridefinito il 18 giugno 2011, i propositi del FPÖ sono rivolti alla salvaguardia della propria terra, della sua identità e dell’ambiente, ponendo un cenno alle minoranze etniche di croati, sloveni, ungheresi, cechi, slovacchi e romeni che sono membra dell’apparato statuale; alla tutela legale e giuridica della coesistenza di ordine e responsività civica, decretata dalla carta costituzionale, e della democrazia diretta per impedire il monopolio e la manipolazione dell’opinione pubblica; alla famiglia, in quanto nucleo comunitario composto da un uomo e una donna che hanno il privilegio e l’onere di proliferare, che è cellula naturale, fondamentale e tutrice per il tessuto sociale e per le generazioni future, spendendosi per il ligio ossequio delle pari opportunità; alla prosperità e all’equilibrio assistenziale attraverso un’economia di mercato che avalli la proprietà privata e che ripartisca equanimemente contribuiti e servizi; alla salute, affinché i cittadini possano usufruire della sanità pubblica a 360 gradi per una migliore resa delle cure mediche e dei trattamenti terapeutici; alla sicurezza, al sostegno e al soccorso del territorio austriaco, per incubare la sua neutralità e quella della sua comunità e respingere qualsiasi insidia endogena ed esogena; all’istruzione, alla scienza, all’arte e alla cultura, sponsorizzando un imprinting intellettuale che diventi prerequisito per lo sviluppo della società; alla fiducia sul ruolo nel mondo dell’Austria, supportata da propensione umanitaria e dalla consapevolezza degli interessi nazionali; infine all’Europa delle diversità, focalizzata come un composito di Bandiere il quale alla stregua mantenga rigorosa e salda un’eterogeneità che rinsaldi gli usi e i costumi autoctoni – oltre quello che si pensi, è facilmente riscontrabile che l’antieuropeismo conclamato sia molto latente nel partito controcorrente per antonomasia.

La propulsione ad un’evasione dalle dinamiche comunitarie è trattazione di dominio pubblico e con elevata probabilità sarà la trionfatrice designata alle elezioni di maggio: se un qualcosa dovesse smuoversi, sarebbe il minimo che un pensiero vada alla lungimiranza del FPÖ, che da buon antesignano ha pronosticato una crisi sistemica, politica ed economica con circa mezzo secolo d’anticipo.

Alex Angelo D’Addio

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