LA DESTRA POPULISTA BRITANNICA: L’UKIP

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Nella metà del 1500, un conclamato giurista francese e rinomato teorico politico, rispondente al nome di Jean Bodin, asseriva con il suo Les Six Livres de la République, capolavoro erudito di indefinito lignaggio, un principio che circa un secolo più tardi avrebbe posto le fondamenta per un atto diplomatico di enorme valenza storica: il filosofo transalpino appurava che il concetto di sovranità componesse un potere assoluto (poiché non surrogato ad istanza superiore) e perpetuo (perché non vincolato da scadenze temporali) che fosse proprio dell’apparato statale. Ciò renderà effettiva appunto la Pace di Vestfalia nel 1648 con l’avvento degli Stati nazionali e si sedimenterà nell’antologia del pensiero politico grazie al contributo di Johannes Althusius, lucido teologo teutonico che riconoscerà alla massa questa peculiarità corporativa.

A distanza di quasi 400 anni e focalizzando l’attenzione sulle condizioni politico-economiche pregnanti in diverse zone europee, alcune entità partitiche del continente stanno cognitivamente intercettando la necessità di riappropriarsi della legittimità decisionale e virano alla acquisizione del timone di una governance non normata dalle disposizioni dell’Unione Europea; tra questi un inciso imprescindibile è da porre nei riguardi dell’UKIP, ovvero il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, istituito nel 1993 e il cui referente principale, nonché europarlamentare del gruppo Europa Libertà e Democrazia da oramai 3 legislature, è Nigel Paul Farage, che nel recente periodo ha pedissequamente evidenziato le posizioni nette e divergenti tra la sua organizzazione e le direttive unitarie dell’asse Bruxelles-Lussemburgo-Strasburgo.

Le accezioni programmatiche dell’Independence Party sono esemplificate in una concezione particolarmente eterodossa sulle indicazioni istituzionali propinate dall’UE, specie in chiave di impostazioni burocratiche e di politiche economiche, nonostante quest’ultimo aspetto non intacchi gli interessi britannici , e in una dottrina che assurga il popolo a depositario di valori positivi ed inoppugnabili da qualsiasi organo esogeno ad un dato assembramento territoriale e nella fattispecie a quello inglese, il tutto in virtù di una consolidata coltre conservatrice che tenga fede alla ideologia della destra liberale d’oltremanica.

Degni di nota sono gli slogan propagandistici e gli emendamenti che l’organizzazione ha avanzato nelle aule parlamentari della Gran Bretagna, malgrado lo sparuto ed esiguo numero di seggi (tre scranni alla Camera dei Lord, nove al PE): a parere dell’UKIP, la preminenza dell’azione esecutiva è indubbiamente riscontrabile nella necessità di svincolarsi dalle logiche dell’Euro, in quanto, essendo i 18 Paesi contraenti intercorrelati ed impegolati dalla stessa moneta unica ed avendo fasi di ciclo economico opposte, si sta drasticamente svalutando il Mediterraneo e in generale il Sud Europa, lasciando che versi in condizioni d’indigenza parimenti a quelle del Terzo Mondo.

Il subbuglio, propedeutico ad un incremento del proprio bacino d’utenza, provocato da un’irruzione sulla scena politica di compagini del genere ha chiaramente sgomentato gli animi elettorali dei cittadini tentennanti e ha soppiantato le certezze della classe dirigente; oltre ogni aspetto, sovviene un quesito: e se le urne a fine maggio sancissero un plebiscitario consenso a favore di un approccio ideologico mirato all’esaltazione di un’unione scevra da vincoli tecnocratici?

Alex Angelo D’Addio

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