Fact checking: Quanti soldi trae la Francia dall’Africa francofona? Ha davvero ragione Di Maio?

Un chiaro vantaggio, per la Francia, condividere la stessa valuta con l'Africa francofona, tale da consentirle un accesso diretto alle risorse e ai mercati africani...

Hanno creato scalpore, tra l’opinione pubblica, ma non solo, le dichiarazioni di Luigi Di Maio sul colonialismo francese in Africa. Tanto da creare un vero e proprio incidente diplomatico tra l’Italia e la Francia.

Nella giornata di ieri, infatti, Macron non ha gradito le esternazioni ritenute “ostili e senza motivo” del Vice Premier penta-stellato e così, tramite il ministero degli Esteri francese, ha convocato a Parigi l’ambasciatrice d’Italia, Teresa Castaldo.

Ma cos’aveva detto il Vice Premier Luigi Di Maio? Secondo il leader del Movimento 5 Stelle, “se la Francia non avesse le colonie africane, che sta impoverendo, sarebbe la 15/a forza economica internazionale e invece è tra le prime per quello che sta combinando in Africa”. Tanto da richiedere sul caso l’attenzione dell’Unione Europea.

Una tesi che, stando alle dichiarazioni di Fassina (LeU), è condivisa e analizzata da anni. Non sarebbe dunque “una novità” per l’esponente di sinistra, tanto da affermare che, nei fatti, è evidente che tra le cause dei flussi migratori ci siano le politiche occidentali in Africa, non solo quelle attuate attraverso la moneta ma anche attraverso il commercio di armi. C’è un nesso causale evidentissimo tra le migrazioni che derivano dalle guerre e quelle che derivano da uno sfruttamento neo-coloniale“. E, sempre stando alle dichiarazioni dello stesso – così come avrebbe detto Macron, ndr. – “è vero che formalmente si può uscire dal franco CFA – secondo molti economisti troppo forte rispetto a quella che è l’effettiva economia dei Paesi africani, ndr. –, si potrebbe uscire in teoria anche dall’Euro, ma se lo fai nel contesto di ostilità della BCE che controlla la tua moneta ti fai del male. Quindi è ipocrita Macron quando dice: se volete potete uscire quando volete”. Nonostante le sue intenzioni, a inizio mandato, di riportare “ad un rapporto più paritario con la Francia le colonie africane” un chiaro vantaggio, per la Francia, esiste eccome. Nonostante l’apparente “indipendenza” delle ex colonie, condividere la stessa valuta con l’Africa francofona, consente alla Francia un accesso diretto alle risorse e ai mercati africani.

Un chiaro vantaggio, per la Francia, condividere la stessa valuta con l’Africa francofona, tale da consentirle un accesso diretto alle risorse e ai mercati africani.

Ma quanti soldi trae concretamente la Francia dall’Africa francofona?

Tanto per dirne una, come riportato su News Maver Europa in un articolo d’inchiesta di Inemarie Dekker, “la politica francese africana mira a garantire l’accesso alle risorse, come petrolio e uranio e l’accesso ai mercati. Ad esempio, il Niger fornisce il 17% dell’uranio francese, utilizzato per l’energia nucleare. E la Bolloré Logistics francese dipende dall’80% dei suoi profitti sul crescente mercato africano“. Ma non finisce qui. Ci sarebbe anche un altro dato interessante da tenere in considerazione. Secondo quanto analizzato, “la Francia è il 2 ° importatore mondiale di prodotti africani (dopo la Cina) e il quarto esportatore mondiale di prodotti francesi in Africa”.

Oltre a considerare il fatto che, sempre secondo l’inchiesta analizzata, diverse multinazionali francesi – tra le quali società di proprietà statale – stanno traendo vantaggio dalle passate e attuali connessioni politiche francesi con i leader africani, tra cui quelli autocratici e corrotti“. Tanto da far sì che, da un paio di anni a questa parte, il popolo africano chiede che vengano interrotte le interferenze politiche ed economiche tra l’Africa e la Francia, chiedendo che venga loro data sovranità e leader che abbiano “rispetto dei diritti economici, sociali e politici degli africani”.

G.P.

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Informazioni su Giuseppe Papalia 169 Articoli
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia Romagna dal gennaio 2018, è caporedattore della testata giornalistica Secolo Trentino dove si occupa di politica e società. Ha svolto un periodo di stage presso il quotidiano "L'Arena" di Verona all'interno della redazione sport e cultura e collaborato con alcuni giornali locali. E' laureato in comunicazione con una tesi in sociologia della comunicazione, dal titolo: "la comunicazione nell'era dello storytelling management: la narratologia nei media come strumento di controllo di massa". E' laureando alla specialistica in Editoria e Giornalismo, con curriculum in Relazioni Pubbliche e gestione dell'immagine con una tesi in storia delle dottrine politiche sulla comunicazione e la comunicabilità: "come i mass-media hanno cambiato la politica e la società. Ricordando Pasolini e il suo pensiero"