Fmi, Pil dell’Italia sotto l’1% nel 2019. E l’UE taglia le stime di crescita

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Il Fmi conferma, nell’Article IV, le stime di crescita per il Belpaese, e stima che per il Pil una crescita inferiore all’1% nel 2020 e fino al 2023 (+0,9% nel 2020, +0,7% nel 2021, +0,6% nel 2022 e +0,6% nel 2023). Il rallentamento della crescita nel 2018 che ha segnato quello che in gergo viene nominata ‘recessione tecnica’,  “riflette – in realtà- una crescita più lenta dell’area euro” e “una maggiore incertezza politica interna come evidenziato dagli elevati costi” del finanziamento del debito sovrano.

E stando a quanto emerge dalle previsioni di inverno della Commissione europea, che a novembre aveva stimato una crescita del Pil italiano all’1,2 per cento, calerà allo 0,2 per cento la stima di crescita del Pil dell’Italia nel 2019. L’Italia, secondo la Commissione, sarà l’ultimo Paese dell’Unione Europea per crescita del Pil sia nel 2019 sia nel 2020. 

Il motivo? Si rifà a quanto già detto dal Fondo monetario internazionale e riguarda le instabilità e le manovre politiche del nostro Paese. 

Il reddito di cittadinanza e’ un passo nella giusta direzione ma prevede benefit molto alti, soprattutto al Sud dove il costo della vita è più basso”: con l’eventualità che si trasformi in un ”disincentivo al lavoro” creando una vera e propria “dipendenza dal welfare”. 

Riferendosi invece a Quota 100, per il Fmi il rischio è che questa manovra “potrebbe aumentare il numero dei pensionati, ridurre la partecipazione al mercato del lavoro e la crescita potenziale, e aumentare i già elevati costi pensionistici”.