I populismi di sinistra crescono

I giornalisti di servizio, ed i loro protettori, passano da un timore all’altro, da una paura all’altra. Il populismo li spaventa, li preoccupa. I popoli li spaventano, hanno il terrore dell’insoddisfazione generale, della rabbia che monta. Non in Italia, ovviamente, dove il popolo di pecore si accontenta di vedere Berlusconi e Boldrini abbracciati ad un agnellino per dimenticare ogni problema. Ma nel resto d’Europa i popoli hanno una dignità differente, che spaventa. Adesso è il turno delle presidenziali francesi. Non bastava Marine Le Pen, data per sicura al ballottaggio ma con pochissime chances di vittoria al secondo turno.

Ora si è messo anche Mélenchon, il candidato della sinistra ovviamente “populista”. Per ora pare essere il terzo incomodo, dietro Marine e Macron, ma già davanti a Fillon, il simbolo di quel centrodestra moderato che piace sempre meno. Guevarista, chavista, per Mélenchon si sprecano le definizioni che dovrebbero servire a spaventare gli elettori, riconducendoli nell’ovile liberista e mondialista di Macron e Fillon. La Francia popolare contro la Francia degli oligarchi. Probabile che siano ancora gli oligarchi a spuntarla, alla fine. Perché la sinistra più ottusa si farà condizionare dalle parole d’ordine contro la destra. E non importa che destra e sinistra siano ormai definizioni assurde, superate. Gli oligarchi le rilanciano attraverso i media di servizio, impegnati contro i facho come potrebbero essere impegnati a demonizzare Orazi e Curiazi (sapessero chi sono).

E allora non importerà ai trinariciuti d’Oltralpe che molti aspetti sociali dei programmi di Mélenchon e Le Pen si assomiglino, che si assomiglino le lotte contro gli speculatori ed i banchieri banditi, contro gli euroburocrati ottusi. Macché, i populisti della sinistra favoriranno la vittoria di Macron in nome delle analisi storiche su avvenimenti sempre più lontani. Guarderanno al passato condannando la Francia ad un futuro di sfruttamento. Perché gli oligarchi restano ancora i migliori sul fronte della disinformazione. E sarà difficile sconfiggerli sino a quando i populisti non impareranno a contrastarli anche su questo piano.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 353 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".