Le Pen e la fuga degli intellettuali

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Domenica la Francia politicamente corretta manderà all’Eliseo il valletto dei Rotschild e della finanza speculativa internazionale. Ma il confronto vero non è quello di domenica, bensì quello di giugno quando i francesi voteranno per le politiche. È in quel caso che si potranno valutare gli effetti della campagna elettorale di Marine Le Pen, al di là della disinformazione messa in campo dai quotidiani italiani e dal Tg5 sempre più squallidamente schierato. Alla Le Pen è però mancato – spiega acutamente Gennaro Malgeri su Formiche- il sostegno esplicito di quegli intellettuali anti sistema che scrivono libri durissimi e documentati contro un potere che sta distruggendo la Francia ma che poi, in campagna elettorale, hanno scelto di defilarsi, di non schierarsi. Una fuga che indubbiamente penalizza Marine che, però, è già proiettata sulle legislative. La durezza messa in campo nel confronto con Macron era una scelta strategica per spiazzare il fronte del centro destra moderato alla Fillon. Marine vuole avere campo libero, vuole rappresentare tutta l’opposizione che non si riconosce in Melenchon o in qualche frangia della sinistra ecologista-antagonista. Lei sola contro il potere. D’altronde non ha alternative, considerando il doppio turno delle legislative che ha sempre penalizzato Fn. Per Marine diventa indispensabile dimostrare che Fillon è poco più di un fantasma utile per garantire il potere di Macron. Quanto agli intellettuali anti sistema, il problema è molto francese visto che, come sa bene proprio Malgeri, il rapporto tra destre italiane e cultura di ogni tipo è da tempo pressoché inesistente. Ma se la fuga degli intellettuali peserà sul voto francese, forse sarebbe il caso che le destre italiane provassero ad interrogarsi sui rapporti con una cultura che dovrebbe avere un ruolo fondamentale per ogni proposta politica

 Augusto Grandi