L’ESPULSIONE DI JEAN-MARIE LE PEN E I RISCHI DEGLI SDOGANAMENTI

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Il Front National ha deciso nella serata di ieri l’espulsione del suo fondatore, Jean-Marie Le Pen. La notizia è stata diffusa tramite un comunicato emesso dallo stesso partito. La decisione, da parte di un’apposita commissione istituita dal Front National, è stata presa in conseguenza delle dichiarazioni antisemite e negazioniste dell’87enne politico francese .

Eppure la decisione di allontanarlo dal partito era nell’aria da tempo, le motivazioni poi usate sono solo state un semplice pretesto.  Da quest’atto emergono al contempo varie questioni etico-politiche.

Un primo argomento che emerge dalla vicenda è quella legata ai valori espressi all’interno della Destra nel mondo intero, valori che richiamano alla famiglia e alla tradizione. Un famoso motto celebra non a caso la frase “Dio, Patria e famiglia”. La famiglia Le Pen è votata alla politica e il suo storico leader rappresenta per molti una figura mistica; del resto è padre di un’ideologia politica che in Francia ha sempre avuto un’interessante bacino elettorale, sebbene la legge elettorale francese non dia molta possibilità di ottenere un numero cospicuo di parlamentari. Lo strappo attuato dalla figlia Marine evidenzia una contraddizione nei confronti di tale motto, una questione etico-politica che sarà al centro dei pensieri di molti militanti.

La seconda questione che emerge è quella relativa allo sdoganamento di un partito che aspira a governare in Francia. Era necessario sbarazzarsi dell’ingombrante figura politica di Jean-Marie Le Pen? Per alcuni era doverosa per ottenere nuovi consensi elettorali. L’esperienza politica degli sdoganamenti dimostra però che, sebbene creino consensi nel breve periodo, questi non portano ad un risultato positivo nel lungo periodo. Un esempio è quello italiano dove il MSI, in ascesa nei sondaggi nei primi anni ’90, decise di rinnovarsi in una forza politica moderna che non raccogliesse più solamente un ristretto gruppo di persone. La decisione, inizialmente vista come necessaria, portò nel tempo a una lunga serie di revisionismi ideologici volti ad ottenere un crescente consenso elettorale. A fronte di ciò si è assistito invece a una lenta frantumazione dell’area militante storica e fondamentale per la sopravvivenza stessa del partito stesso.

I fattori negativi hanno poi prevalso su quelli positivi e attualmente si assiste a una cronica fragilità di formazioni di Destra presenti sulla scenario nazionale, una tematica che potrebbe essere risolta con la ricerca di punti comuni tra le diverse aree che giocano sullo scacchiere nazionale: compagini politiche insignificanti se prese da sole, forti se riunite in un solo contenitore.  Il Front National sta incorrendo in questo rischio, ovvero destrutturare la sua storia politica-ideologica al solo fine di ottenere nel breve periodo un buon risultato elettorale.

Marine Le Pen avrebbe potuto prendere altre soluzioni che rispettassero comunque la figura, la coerenza e la storia di un vecchio leader politico. Ma Jean-Marie come ha reagito? Ha denunciato indignato poche ore fa sul canale televisivo RTL che si tratta di una “farsa” . A suo avviso tutto era premeditato, ha affermato infatti: E’ Marine Le Pen che ha preso questa decisione da sola, senza partecipare al plotone d’esecuzione“. Ha continuato poi ricordando che è brutto uccidere politicamente il padre tramite i suoi scagnozzi.  

Michele Soliani

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