Marine, dove sei? Impara da Marion

0
223

Sono fatti ormai noti (anche se etichettati come “bufala” da intellettuali che non vogliono vedere nulla che non venga loro propinato da telegiornali asserviti e allineati) le proteste a Parigi, guidate dalle forze dell’ordine e supportate dalla popolazione.

I circa 5500 manifestanti che hanno “invaso” gli Champs Elysées hanno ottenuto, come unico riconoscimento, un incontro da parte di François Hollande, dal quale sembra che il governo abbia deciso di elargire un fondo di 100 milioni.

Finanziamento ingente, certo, ma che non cambia la vera sostanza delle cose: i poliziotti si erano infatti lamentati della mancanza di sicurezza, dal momento che le politiche blande della République non consentono loro di agire in maniera puntuale e precisa, mettendo a repentaglio la loro stessa vita, come accaduto dopo l’attentato dell’8 ottobre scorso.

Probabilmente le manifestazioni continueranno, amplificando un clima che in Francia è rovente da quasi due anni ormai. In tutto questo, chiunque (perlomeno a destra) si aspettava un endorsement alla “ribellione” da parte dell’emblema della droit francese: Marine Le Pen.

La Le Pen, infatti, dopo l’ovvio messaggio di solidarietà ai due poliziotti colpiti, ha ricordato agli iscritti la Convention Thématique sui diritti degli animali (!) fissata per l’11 ottobre; ha parlato con la BBC dell’importanza della Brexit (“storica come la caduta del muro di Berlino”); ha affrontato diversi dibattiti televisivi, fondamentali in ottica Elezioni Presidenziali (che si terranno nella primavera del 2017).

Il 18 ottobre, giorno dell’inizio delle rivolte, la Le Pen condivide un articolo, chiedendo al governo di dare risposte ai poliziotti, seguito il giorno dopo da un videomessaggio, sempre tutto tramite facebook. Probabilmente non voleva far diventare “politica” una manifestazione privata della polizia, rischiando così di perdere voti.

Ma da parte di quella che potrebbe essere il primo Capo di Stato fortemente di destra, ci si aspettava qualcosina in più, come ad esempio quantomeno partecipare alla manifestazione, saltando qualche dibattito, oppure tentando di essere intervistata in collegamento dagli Chaps Elysées.

Più attiva, invece, è stata la nipote Marion Le Pen, che sui social è intervenuta spesso e volentieri sul tema, attaccando sia il Ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, che aveva parlato di “selvaggi isolati”, sia contro il Primo Ministro Manuel Valls, che aveva garantito ai poliziotti “uniformi più resistenti al fuoco” (e da questa frase la battuta di Marion “così i nostri poliziotti bruceranno, ma meno velocemente!”).

Pur non avendo partecipato alla manifestazione del 18 ottobre (solo due giorni prima era stata impegnata in un equivalente dell’italico Family Day), ha prontamente dato il suo sostegno ai poliziotti, attaccando anche il direttore della Polizia Nazionale Jean-Marc Falcone che aveva dichiarato che gli agenti manifestanti sarebbero stati multati.

Non solo, ma dopo altre manifestazioni sia a Parigi che a Tours, ha presentato una mozione al consiglio regionale della Provenza-Alpi-Costa Azzurra nella quale ha chiesto che la stessa regione presentasse un sostegno formale alla “ribellione”. Infine, ultimo ma non ultimo, Marion ha partecipato all’ultimo atto delle manifestazioni (per ora), svoltosi ieri pomeriggio davanti all’Assemblea Nazionale, come testimoniato sul suo profilo Facebook (foto poi riportata in questo articolo).

Ora, è chiaro che essendo “solo” consigliere regionale in Provenza e non essendo candidata alla Presidenza della Repubblica Francese, Marion è molto più libera di Marine; ma d’altra parte, se si vuole essere coerenti e se si vuole dare un messaggio forte, anche Marine deve fare la sua parte.

Gli esiti delle scorse elezioni hanno visto il Front National sempre primo al primo turno, per poi essere battuto al ballottaggio, quando socialisti e gollisti uniscono le forze. Per vincere, stavolta, bisogna prendere i voti da queste ultime due categorie, mostrando di essere meglio di chi, negli ultimi 4 anni, ha permesso che la Francia si adagiasse e cadesse in mano al terrore e all’insicurezza generale.