TSIPRAS E LA CADUTA DELL’ASPIRANTE ALLENDE EUROPEO

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Tsipras ha rassegnato le sue dimissioni in televisione e ha così posto fine a una stagione politica a guida della Sinistra radicale in Grecia della durata di sette mesi. Termina un periodo storico in cui il popolo greco è stato protagonista, all’interno dell’Unione Europea, di un duro scontro economico-diplomatico che però lo ha visto sconfitto per merito dell’inflessibilità della Cancelliera Angela Merkel e del suo Ministro dell’Economia Wolfgang Schäuble.

Eppure, quando il 25 gennaio del 2015 Tsipras vinse le elezioni politiche, erano in molti nella Sinistra radicale europea che esultarono alla vittoria. L’esponente greco veniva presentato da anni come leader assoluto di un preciso spazio politico, inoltre era stato candidato anche in Italia come Presidente della Commissione europea. La vittoria del suo partito, Syriza, era dettata dalla volontà di dare vita a un’alternativa rispetto a quella che aveva dominato la scena politica sino ad allora, ovvero governi di Centro che avevano cercato di essere accondiscendenti nei confronti delle richieste avanzate dalla Troika.

Si sperava in un nuovo Allende europeo, una figura presentataci come unica forza capace di contrastare un’Europa dominata solamente da bilanci e da equilibri economici e che ha trasformato una comunità di persone in una semplice azienda. Tsipras non deludeva le aspettative commentando il risultato delle elezioni politiche del 26 gennaio 2015 con la frase: “Oggi il popolo ha scritto la storia. La speranza ha scritto la storia. La Grecia volta pagina!“.

Da gennaio sino ai primi di luglio iniziò, come pronosticato da tutti, un duro braccio di ferro, che vedeva protagonisti i greci contro i vertici comunitari. Il culmine della tensione venne raggiunto con la decisione di far decidere al popolo greco se accettare o meno le proposte avanzate da Paesi quali la Germania per evitare il default di una nazione, quella ellenica, oberata dai debiti.

Tutto venne quindi lasciato nelle mani del popolo sovrano che coraggiosamente, e contrariamente alle aspettative, decise nettamente di opporsi ai diktat di Berlino e Bruxelles.

Proprio nel momento di maggior gloria per il Premier greco, però, iniziarono ad avvistarsi le prime avvisaglie di un comportamento inaspettato. Tutto iniziò quando vennero decise improvvisamente le dimissioni di Varoufakis, il Ministro dell’Economia greco, che non veniva accettato come interlocutore dalle istituzioni europee. Tsipras inoltre non dichiarò alcun default, ma, forte del consenso ottenuto, iniziò a intavolare trattative ancor più serrate con Bruxelles.

Il risultato fu l’accordo del 13 luglio, approvato all’unanimità e che ha previsto delle clausole ben peggiori di quelle che inizialmente erano state proposte ai greci.  Si disse allora che nel corso della riunione giunse persino a buttare sul tavolo la sua giacca affermando: “Volete anche questa?”. Una frase ad effetto che copre però il tradimento da lui perpetuato nei confronti di un popolo che aveva deciso di accettare anche i rischi derivanti dall’uscita dalla moneta unica.

Quella decisione sancisce anche la sua damnatio memoriae. Probabilmente, non addossandogli benevolmente la colpa di essere un traditore, si tratta solamente di una figura tentennante e sovrastimata da un mondo alla continua ricerca di un leader internazionalista. Tsipras non è stato all’altezza delle aspettative e da quel 5 luglio 2015, giorno del referendum in Grecia, si è assistito a una lenta e costante crisi di immagine che lo ha portato a rassegnare le sue dimissioni e a convocare nuove elezioni. Condividendo o meno la linea di Tsipras, tutti hanno capito una sola cosa: la volontà del popolo greco non ha contato nulla.

Michele Soliani

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