MARCIALONGA 2015: QUELLA LINGUA DI NEVE CHE DALLA VAL DI FIEMME PARLA ALL’UOMO

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La Marcialonga è un affare da oltre 7 milioni di euro di introito, e si terrà, salvo nevicate in settimana, ridotta a 50 km al posto dei 70 previsti per concedere la sfida ai 7.700 corridori che parteciperanno alla gara. Le notizie più recenti in merito sono state date dal presidente della gara, Angelo Corradini: “Nonostante il tempo avverso la 42.a Marcialonga il 25 gennaio si farà, per la gioia dei 7.700 iscritti. Non è una promessa, è di più. Le previsioni annunciano qualche spolverata di neve tra due week end, ma spolverata non significa possibilità di realizzare una pista che deve essere cavalcata da oltre 15.000 sci. E allora la Marcialonga ha predisposto il “piano B”. Se non ci sarà neve a sufficienza per allestire adeguatamente tutti e 70 i chilometri del percorso, la gara si correrà quantomeno sulla distanza dei 50 km, come accadde nel 2007 quando proprio negli ultimi giorni, perdurando una temperatura mite, risultò impossibile innevare il primo tratto in ascesa.”
Queste le ufficiali notizie che arrivano dall’organizzazione, che propone dunque una gara valida a tutti gli effetti come previsto, su una lingua di neve realizzata in modo esclusivamente artificiale per i fondisti. Circondata da un brullo marroncino inverno, della tundra trentina. Un inverno angosciante, questo, dal punto di vista estetico, seppur piacevole dal punto di vista della vivibilità, che antepone alle apparenze, del tutto logiche, inopinabili, del commercio e del turismo, una realtà di tutto rispetto, quella dell’ambiente e della natura.
I programmi dell’uomo non sempre coincidono con quanto il pianeta ha deciso di fare e per una volta il commercio insegue la via giusta, quella di un tracciato innevato, che è coerente con quanto dovrebbe esserci lì, in questo periodo, sul suolo, cioè la neve: un inverno completamente privo di nevicate, possiamo attualmente dirlo con certezza, che riserverà, probabilmente, la neve per i prossimi giorni poiché è prevista ancora una presenza di perturbazione a carattere nevoso, a fine mese. Una neve che tuttavia non sarebbe sufficiente per garantire da sola la gara, anche se presente, poiché la neve artificiale è perfezionata, crea cioè un percorso paradossalmente migliore per lo sciatore, salvo un aumento dell’umidità dell’aria improvviso, che potrebbe rovinare la neve prodotta.
Accade così che in tempi moderni ci si trovi a constatare che il pattinaggio sul ghiaccio artificiale, la sciata sulla neve artificiale, il nuoto nelle acque artificiali, siano la realtà dello sport, che si distingue a tutti gli effetti dall’aspetto naturalistico e ambientale. La cultura si radica e studia stratagemmi per riuscire ad esistere, incurante di quanto avviene nel frattempo a livello climatico. E quel che è paradossale è che il risultato è attendibilmente migliore, poiché la scienza, come ci insegna la medicina, supera anche la natura, a volte anche a torto, quando si tratti di chimica. Di qui a discutere di etica, però la strada è lunga: ha un peso maggiore la tradizione sociologica di un evento o l’adattamento dell’uomo ai cambiamenti climatici?
Chiaro, la gara, evento che porta turismo e quindi soldi, facendo i conti della serva, non può essere annullata, sono infatti state solo 3 le edizioni cancellate fino ad oggi. All’opera vi sono 35 cannoni da innevamento artificiale, che prelevano acqua trasformandola in neve. La Marcialonga potrebbe essere così un segno, un chiaro segno, in questo caso di quello che vogliamo salvare nel pianeta, di quello che ci piace: un inverno sano, alpino, coerente con la definizione che conosciamo della montagna.
Dunque la Marcialonga, una gara che affonda le sue origini nella storia della Valle di Fiemme, dedita allo sci, allo sport e alla neve, nata nell’estate del 1970 dall’idea di quattro amici sciatori: Mario Cristofolini, Giulio Giovannini, Roberto Moggio e Nele Zorzi, ha perso il suo carattere decisamente sportivo per entrare nel vero e proprio business, legato al mondo dello sci internazionale. Unica gara di fondo di questa portata in Italia.
La Marcialonga è un’istituzione, non è più una gara di sci da fondo, ma una tappa obbligata nel percorso degli sportivi. Questi i motivi che portano i volontari a innevare artificialmente chilometri di pista in mezzo all’erba. Tutti i nomi dei veri fondisti sono passati da lì, basta citarli e viene in mente un secolo di sport: la prima edizione fu vinta da Ulrico Kostner davanti a Franco Nones, oro nelle Olimpiadi Invernali di Grenoble 1968. Tra i plurivittoriosi si segnalano i fratelli Anders e Jørgen Aukland; Maurilio De Zolt con ben 4 vittorie è il dominatore dell’albo d’oro maschile; tra le donne, Maria Canins ha sempre dominato la gara dal 1979 fino al 1988 per la categoria femminile.
“Per ora – afferma Angelo Corradini, appena tornato dalla Vasaloppet China e dopo una notte insonne passata al pezzo con i “cannonisti” – abbiamo alcuni tratti di pista sciabili, vale a dire Canazei – Soraga nel tratto discendente, ovviamente con qualche interruzione nell’attraversamento dei paesi, Predazzo – Panchià e Lago di Tesero – Cascata di Cavalese. Domani sarà ultimato anche il tratto Panchià -Lago e si inizierà l’innevamento tra Moena e Predazzo. È indubbio che noi produrremo ogni centimetro cubo di neve che le temperature e l’umidità, per ora ostili, ci consentiranno. Ma la Marcialonga 2015 non è assolutamente in dubbio”.
Non è un attacco alla gara, evento che, come sopra detto, non ha incidenza negativa sull’ambiente, tanto meno non si discute della bontà dello sport, nelle sue forme e nelle sue realizzazioni. E’ invece in discussione, in questa sede, il concetto di capacità di adattamento dell’uomo alla natura, mountain wilderness, o meglio la constatazione che il pianeta ci parla, anche in questi eventi, ci dice che i programmi studiati a tavolino, non si adattano alla natura, talvolta in modo migliorativo, sovente in modo peggiorativo.
Si potrebbero anteporre previsioni catastrofiche, improbabili inverni di siccità, drammatici cambiamenti climatici, ma per fortuna la nostra generazione potrà non assistere in prima persona a questi drammi, noi non ci saremo, come non ci saranno i fondatori della Marcialonga.
E mentre in Artico procedono le trivellazioni per incentivare allo sfruttamento delle risorse non rinnovabili del pianeta, in Trentino si produce la neve artificiale per tappare alle carenze di un inverno anomalo. E’ evidente che il giorno in cui saranno accettate le convenzioni per riportare l’uomo alla sua dimensione, di essere umano, sarà già tardi. Nel frattempo andremo alla Marcialonga, incrociando le dita che il pianeta sia così clemente e buono da regalare almeno una spolverata di bianco, intorno a questa lingua di neve artificiale che parla da sé, rendendo la gara meno spettrale e meno apocalittica, dandoci l’illusione che siamo ancora in tempo per fare delle scelte giuste, in tema di inquinamento, ovvio, non di sport, che è sempre buona cosa.

di Martina Cecco

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