Boom nelle quotazioni del tartufo italiano

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Con i prezzi del tartufo che hanno raggiunto i 400 euro ad etto, praticamente il doppio rispetto alle quotazioni delle scorso anno, è importante garantire la trasparenza di un prodotto che è una delle eccellenze del Made in Italy a tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti, sulla base del listino della borsa di Alba, in occasione della consegna del premio Tartufo d’Oro al presidente nazionale della Coldiretti, Roberto Moncalvo, alla mostra nazionale del tartufo bianco pregiato di Sant’Angelo in Vado.

“Il Tartufo d’Oro è un premo che attraverso le mie mani va a 1,6 milioni di agricoltori italiani associati a Coldiretti” ha dichiarato il presidente Roberto Moncalvo nel ricevere il riconoscimento, sottolineando che “è necessario ora garantire una piena trasparenza di quella che è una delle eccellenze del nostro Paese”.

Il frutto piu’ prezioso dell’autunno è da questi giorni il protagonista di mostre, sagre e manifestazioni, dalla Marche al Piemonte, dalla Toscana all’Umbria, dall’Abruzzo al Molise, ma anche nel Lazio e in Calabria, che stanno entrando nel vivo in tutta Italia e che rappresentano una ottima occasione per acquistare o assaggiarlo nelle migliori condizioni e ai prezzi piu’ convenienti. Si stima che siano coinvolti complessivamente circa duecentomila raccoglitori ufficiali che riforniscono negozi e ristoranti ed alimentano un business che comprensivo di indotto sviluppa un valore stimato in circa mezzo miliardo di euro tra fresco, conservato o trasformato.

La ricerca dei tartufi praticata già dai Sumeri – precisa la Coldiretti – svolge una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta una importante integrazione di reddito per le comunità locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici. Il tartufo – riferisce la Coldiretti – è un fungo che vive sotto terra ed è costituito in alta percentuale da acqua e da sali minerali assorbiti dal terreno tramite le radici dell’albero con cui vive in simbiosi. Nascendo e sviluppandosi vicino alle radici di alberi come il pino, il leccio, la sughera e la quercia – spiega la Coldiretti – il tartufo, deve le sue caratteristiche (colorazione, sapore e profumo) proprio dal tipo di albero presso il quale si è sviluppato.
La forma, invece dipende dal tipo di terreno: se soffice il tartufo si presenterà più liscio, se compatto, diventerà nodoso e bitorzoluto per la difficoltà di farsi spazio. I tartufi sono noti per il loro forte potere afrodisiaco e in cucina – conclude la Coldiretti – il tartufo nero viene per lo più utilizzato in cottura o per farcire ma anche a crudo, tagliato a fettine e messo su piatti di pasta fresca. Il bianco, (Tuber Magnatum Pico) invece va rigorosamente gustato a crudo su noti cibi come la fonduta, i tajarin al burro e i risotti. Per quanto riguarda i vini il tartufo bianco esige grandi vini rossi, il nero, invece ammette anche i bianchi.

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