Giovedì mattina attorno alle 5.30 uno svizzero di 29 anni si è svegliato di soprassalto: circa una dozzina di poliziotti lo attendevano alla porta del suo appartamento. Sotto la direzione degli specialisti anti-terrorismo, l’appartamento del giovane è stato perquisito.

Sul cellulare del ragazzo la polizia ha trovato quattro video illegali, di cui uno di propaganda dell’Isis. Nel video di 44 secondi un prigioniero viene investito da un veicolo blindato e i militanti dell’Isis gioiscono. Il video è stato condiviso dal giovane svizzero con dieci colleghi in un gruppo Whatsapp, accompagnandolo con la scritta «brutale».

Il ragazzo ha dichiarato alla stampa elvetica ed in particolare al “Schweiz am Wochenende” che non aveva intenzione di fare propaganda. Al contrario: «Volevo mostrare quanto l’Isis sia disumano». E l’intervento delle forze dell’ordine lo ha scioccato: «Sembrava che avessi ucciso qualcuno».

Il video dell’Isis è arrivato all’MPC grazie alla segnalazione del Ministero pubblico di Zurigo, che ha analizzato il cellulare di un membro del gruppo di Whatsapp, in cui il ragazzo aveva inviato il video, a causa di un reato stradale. Gli altri video illegali trovati nel cellulare del 29enne non hanno a che fare con l’Isis: uno presenta immagini di violenza e gli altri due sono pornografici.

A causa di questi video, l’uomo è stato comunque condannato a sei mesi di carcere e una multa di 2.000 franchi, poco più di 1.700 euro, oltre che a pagare le spese (circa 12.000 franchi, ossia circa 10.255 euro). Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la questione terrorismo è da considerare attentamente, visto l’alto rischio che questo possa diventare una vera e propria psicosi in grado di coinvolgere anche forze dell’ordine, d’intelligence e organi inquirenti.