Toffa o Brigliadori? La guarigione prima di tutto

Nadia Toffa ritorna a Bologna nella giornata di oggi in un evento mondano, una sfilata di moda, con un turbante in testa, con un aspetto sorridente e in evidente stato di cura. Vagamente gonfia in viso, ma con tanta luce negli occhi. L’arma vincente il suo sorriso, che con serenità e carica infonde le speranze sia nelle persone che sono in cura per il cancro, sia nelle persone che la amano, speranze per se stessi e speranze per lei. La faccia pulita della inviata delle “Iene” che rappresenta le persone italiane che si curano con i metodi suggeriti e scelti dal Ministero per la Salute. Tutti attaccati a twitter e a instagram con la costante domanda: “Nadia Toffa guarirà?”

Questa è la domanda importante, quella della guarigione dalle malattie che hanno una pericolosità molto alta. Guarire è la parola d’ordine per chi è malato di tumore. Qualsiasi siano le esperienze di vita percorse, lo scopo in fin dei conti è guarire, senza rischiare di peggiorare lo stato di salute. Parola d’ordine: rimettersi e tornare sani.

La stessa guarigione che stiamo auspicando per Nadia Toffa, che sta facendo le chemio, è il miracolo della natura che è capitato a un’altra donna dello spettacolo, il percorso di vita che riguarda Eleonora Brigliadori, la quale – dopo aver patito il trauma per la morte della madre per cancro, curata con metodi protocollati e chemioterapie – ha deciso di cambiare completamente il suo stile di vita e di scegliere un approccio olistico alla malattia. Ancestale. Si badi che Eleonora Brigliadori ha radicalmente sovvertito ogni virgola della propria esistenza, in ordine a un principio di salute, non si tratta solo di fiducia e di metodo empirico. Il suo personale iter non è imitabile.

Credo che sia sbagliato porre sul piano del conflitto tra parti il concetto di malattia e di guarigione: tra i diritti fondamentali del malato anche quello del rispetto della volontà propria. Non possiamo certamente chiedere al Ministero per la Salute di eludere i protocolli che hanno ad oggi garantito risultati scientifici statistici migliori per curare la gente, ma non possiamo neanche umiliare chi ha radicalmente invertito il proprio percorso esistenziale cercando risposte dentro di sé.

L’interesse è la guarigione: la stima e l’affetto da parte delle persone – a prescindere dalle idee più o meno originali che ciascuno porta dentro di sé – sono un elemento imprescindibile per la guarigione. Lo dimostrano anche gli studi scientifici sul bullismo e sulla teoria della disistima: litigare o mettere in opposizione due persone, due donne, promuovere l’odio laddove l’umile vede la semplicità, sono le politiche personali da cancellare dal proprio carnet, perché causano la malattia anche nella persona sana, causano il peggioramento del malato. Questi sono concetti certamente semplici che non hanno una valenza terapeutica, pur tuttavia imprescindibili, insieme a tanti altri, per una garanzia di limitare il danno.

Per questo che senso ha criticare Nadia Toffa se posta la propria malattia e guarigione step by step, o criticare Eleonora Brigliadori se parla della propria guarigione step by step? Nessuna delle due è Medico o Chirurgo o Farmacista – è evidente, non ha senso urlarlo in continuazione, non si imitano le esperienze personali, si ascoltano e si comprendono, ma tutti sanno che non si fa autodiagnosi e autoterapia, inizio e fine del problema – entrambe sono solo persone, con al centro dell’interesse un concetto elementare: la guarigione! (MC).