Home Blog

Meloni: “L’Italia non si merita questo schifo”

Bollettino Lunedi 25 gennaio:
-l’Italia rischia di essere esclusa dai giochi olimpici di Tokyo 2021
-le imprese sono in ginocchio e i ristoratori manifestano in piazza
-l’Europa bacchetta l’Italia per i ritardi sul Recovery Fund
-emerge un buco da quasi 16 miliardi di euro nei conti dell’Inps
-Un milione e duecentomila lavoratori sono ancora in attesa della cig che non arriva.
Cosa fa il Governo davanti a tutto questo? Passa l’intera giornata a occuparsi di beghe di Palazzo.
Conte sì, Conte no, Conte ter. Dimissioni si, dimissioni no, dimissioni domani.
L’Italia non si merita questo schifo.
Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni 

“Ora i numeri non ci sono…”. Dimissioni di Conte date per certo. E ora?

Salvini

Niente da fare. I “responsabili” ed i “costruttori” non ci sono. Nelle prossime ore potremmo dunque assistere alle dimissioni di Giuseppe Conte, che rimetterebbe il mandato nelle mani del capo dello Stato Sergio Mattarella alla ricerca di una nuova maggioranza o, forse, di un nuovo Governo volto agli interessi nazionali e dunque di scopo.

Come ha riportato anche “Il Giornale”, stando a quanto si apprende da fonti parlamentari giallorosse, già oggi il premier potrebbe salire al Quirinale per conferire con il capo dello Stato Sergio Mattarella. La conferma è arrivata da Paola De Micheli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: “Oggi Conte aggiornerà Mattarella sulla situazione, come ha sempre fatto nei momenti piu importanti”.

L’obiettivo di Conte nel caso di dimissioni? Secondo indiscrezioni quello di puntare a ottenere un mandato per formare entro tre giorni il Conte-ter con una maggioranza allargata e stabile, magari con un nuovo ingresso di Italia Viva, o cercando i numeri altrove, ma dove? Ma soprattutto, riuscirà?

In ogni caso, qualsiasi dovesse essere il rimpasto e la composizione futura di Governo, i dem hanno già ribadito, come confermato a “Il Giornale”, che il ruolo di Conte come Premier “è imprescindibile”, tanto che in mattinata Goffredo Bettini ha confermato che “non c’è alcun motivo per rimuoverlo”.

Il centrodestra, tuttavia, forte del suo 49%, contro il 37% della coalizione di centrosinistra, già negli scorsi giorni, salendo al Quirinale, aveva chiesto dimissioni ed elezioni anticipate.

La palla, ancora una volta, sembrerebbe dunque passare nella mani di Sergio Mattarella, a cui toccherà ora risolvere la situazione. Che deciderà?

di Giuseppe Papalia

Biden pronto a favorire “Made in U.S.A”. Pioveranno critiche come accaduto con Trump?

 
Lo scorso 20 gennaio, Joe Biden, è entrato ufficialmente in carica come 46° presidente degli Stati Uniti d’America, succedendo al tanto criticato Donald Trump

Sin dall’ufficializzazione della sua vittoria alle scorse elezioni, Joe Biden era stato incensato e celebrato come la figura giusta per “risolvere” tutti i problemi degli U.S.A. e, più in generale, del mondo, in contrapposizione all’operato del suo predecessore, Trump. 

Anche in Italia, il risultato elettorale statunitense, era stato accolto con proclami di gioia e soddisfazione dall’opinione pubblica. Con molti che avevano inneggiato alla vittoria della democrazia e del buon senso, felicitandosi di essersi finalmente liberati della figura (ormai demonizzata a priori) di Donald Trump. 

Se la maggior parte delle persone si aspettava che Biden si discostasse fin da subito dalla linea politico-economica del suo predecessore, nei fatti, la realtà è stata ben diversa. 

È notizia di oggi infatti che il Presidente Biden, sia in procinto di firmare un decreto che favorisca l’economia nazionale statunitense e salvi posti di lavoro. Nello specifico, il decreto, prevede che venga avvantaggiato il “made in U.S.A.” con l’obiettivo ultimo di “accrescere gli investimenti nell’industria manifatturiera americana.” 

Joe Biden in pratica, vorrebbe rilanciare l’economia statunitense puntando maggiormente sui prodotti interni e mettendo, momentaneamente, in secondo piano le importazioni. Un tema molto caro al suo predecessore che ne aveva fatto addirittura uno slogan, diventato famosissimo: “Make America Great Again“. 

La ventata di novità tanto attesa, per ora, sembra solo parziale e chissà se, a lungo andare, la politica economica di Biden (qualora decidesse di continuare su questa linea) verrà criticata come quella del suo predecessore, Donald Trump. 

Tokyo 2020. L’Italia verso l’esclusione dalla manifestazione. A rischio anche “Milano-Cortina 2026”?

photocredit: eurosport

L’Italia potrebbe essere esclusa dalle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020 (slittate al 2021 a causa della pandemia). Tale decisione, senza precedenti nella storia dello sport italiano, potrebbe essere deliberata dal Comitato Olimpico Internazionale il prossimo 27 gennaio.

La questione, passata in sordina a causa della pandemia e della recente crisi di Governo, affonda le sue radici ancora nel 2019. Quando, a seguito della riforma dello sport, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) aveva perso la sua autonomia sportiva passando, di fatto, sotto lo stretto controllo del Ministero dell’Economia con la Sport e salute S.p.A.

Questo passaggio, dato che il CIO non consente alle nazioni prive di autonomia “a livello sportivo” di partecipare ai Giochi Olimpici, ha creato non pochi problemi allo sport italiano e a nulla è servito il tentativo del Ministro Spadafora di riportare “nei ranghi” la situazione.

Ancora lo scorso anno, lo stesso Comitato Olimpico Internazionale aveva inviato due missive diretta al Premier, nelle quali veniva evidenziata questa criticità e veniva esplicitato che, in caso di mancata modifica, l’Italia sarebbe potuta rimanere esclusa dalle Olimpiadi.

Tali lettere sarebbero rimaste senza risposta, con il Governo probabilmente impegnato a gestire l’emergenza sanitaria e la e la crisi economica che il Covid-19 ha generato, ma con il problema che ora è diventato di strettissima attualità.

Ad oggi, come riportato da più fonti, l’unica soluzione sarebbe un decreto legge che riporti il Coni ad avere la sua originaria autonomia. Ma, considerati i tempi sempre più stretti, servirebbe una vera e propria “corsa contro il tempo”.

Qualora la situazione non dovesse risolversi positivamente, con conseguente brutta figura di tutto il “sistema Italia”, gli atleti azzurri qualificati sarebbero costretti a gareggiare da indipendenti, non potendosi fregiare dei vessilli italiani.

Inoltre, un’esclusione dell’Italia dalla prossima manifestazione olimpica potrebbe mettere a rischio l’organizzazione delle Olimpiadi Invernali 2026 “Milano-Cortina”, dato che non è ancora chiaro come potrebbe reagire il CIO di fronte a tale esclusione.

Il tempo per rimediare ancora c’è, ma occorre fare in fretta.

La Chiesa del 2020 non sa dare fede

Il 2020 è un anno che dovrebbe farci porre delle domande dal punto di vista teologico, eppure tali domande non sono mai pervenute a causa di un ateismo capitalista che soffoca e impedisce con i suoi impulsi di immediatezza ogni possibile meditazione spirituale.

L’anno che si è concluso, ma anche l’anno che stiamo vivendo, ci pone di fronte alla grossissima domanda sul declino della teologia, vero declino del ragionamento e della dimensione spirituale. Siamo infatti di fronte ad un’epoca in cui ancora una volta la natura e Dio ci hanno mostrato la loro grandiosità, una grandiosità distruttiva, pericolosa e che sottolinea, ancora una volta, come non sia possibile limitare il tutto ai soli prodigi della scienza e dell’uomo, ma che è necessario porsi nuovamente la domanda se vi sia qualcosa oltre al nostro umano sentimento.

In questo contesto non possiamo far a meno di constatare il grande vuoto lasciato dalla Chiesa Cattolica, un vuoto che pone delle serie domande sul futuro stesso di questa religione.
Appare totalmente inutile concentrarsi su mere questioni terrene o puramente utopiche – un esempio è l’ecumenismo – se mancano infatti i principi o li si danno scontati.

Proprio in riferimento a quest’ultimo esempio bisogna ricordare che dal punto di vista spirituale ci troviamo di fronte ”a una brioche” quando però il popolo necessita del pane “spirituale” per appagare la propria anima. Il pane è stato infatti cancellato.
Senza scendere sul ruolo dei pastori delle varie comunità perché sarebbe un discorso riduttivo, non possiamo che confermare l’assenza di una vera e propria guida spirituale al vertice della nostra religione.

Sono ben lontani i tempi in cui la chiesa era retta da figure come quella di Giovanni Paolo II, un Papa che ha lasciato a noi comuni mortali un forte messaggio di fede. Basti pensare alla sua lotta nei confronti del comunismo e di come abbia dimostrato al mondo intero che Dio trionfa sempre contro coloro che lo rinnegano.

Ma le sfide della Chiesa non si possono dirsi concluse e anzi è necessario che vi sia un maggior vigore da parte delle istituzioni ecclesiastiche che non possono ridurre il tutto alla Chiesa misericordiosa e francescana proposta in questi ultimi anni, perché quest’ultima non ha la capacità di essere il punto centrale della spiritualità nel ventunesimo secolo.

Il rischio è che ancora non si sia capito come è necessario puntare – senza esagerazioni – a una dimensione maggiormente spirituale nella quale si possa capire come la Chiesa e il Papa non siano semplici pastori di gregge ma la propagazione diretta di Dio.

M.S.

Il razzismo “de facto” dell’antirazzismo politically correct dem

Uno dei concetti fondamentali della civiltà è quello dell’isonomia: significa che la legge è uguale per tutti ed è un fondamento della democrazia moderna.

Questa semplice regola giuridica discende da un’idea che è insita nell’uomo civilizzato, ovvero che si debba essere imparziali ed equanimi, quanto più possibile, nel giudicare gli uomini e le loro azioni. Per esempio, non bisogna fare differenze, nel bene e nel male, tra persone diverse per fede professata, colore della pelle o qualsivoglia altra caratteristica od orientamento. Credo che tutti siamo d’accordo su questo elementare concetto.

Ebbene, esaminando la storia, le circostanze in cui questa regoletta sia stata brutalmente calpestata, ignorata o aggirata sono, purtroppo, infinite: le ingiustizie, le sperequazioni, i razzismi di ogni forma e colore si sono succeduti nei secoli, scrivendo pagine ripugnanti.

Se mi fermo ad osservare il presente, però, devo dire che non ci sono stati grandi cambiamenti: certo, in Italia, apparentemente, non esistono distinzioni di genere, di razza, di religione. O, perlomeno, così sta scritto nelle tavole della legge. Ma le distinzioni ci sono, eccome!

Provate ad immaginarvi una trasmissione televisiva di Stato, in cui un ospite, magari indicato come corifeo del pensiero di destra, si riferisca ad un giornalista straniero definendolo: “Ridicolo vecchio finocchio”. L’esecrazione globale esploderebbe immediatamente, con proteste, denunce ed appelli alla cacciata perenne del bruto da ogni spettacolo nazionale: e vorrei anche vedere!

Ebbene, a ruoli invertiti, un corifeo della correttezza politica dem, per di più ospite tanto nella trasmissione quanto nel nostro Paese, ha definito, con la massima serenità, “prostituta” la moglie del suo ex presidente, recidivo, tra l’altro. Certo, alla sparata del signore in questione, si sono viste labbra contratte e sopracciglia alzate: ma per la paura delle conseguenze, non certo per esecrare il giudizio, diciamo così, inurbano.

Perché l’autore del sanguinoso insulto rappresenta una categoria più protetta delle civette delle nevi: è di origine ebraica ed è omosessuale, oltre, naturalmente, a collocarsi politicamente, dalla parte del bene a prescindere. Quindi, gli insulti, le reprimende, le censure che sarebbero spettate a un bieco conservatore, con lui diventano impossibili e scommetto che, tra qualche giorno, lo vedremo ricomparire a proferire apoftegmi con quella sua voce tanto caratteristica, come se nulla fosse accaduto.

Amici miei, la legge non è affatto uguale per tutti: esistono ancora i raccomandati, i protegés, gli intoccabili, come esistono i paria, gli innominabili, i reietti. Fatevene una ragione. Se sei un coraggioso ragazzino nero e dei dementi ti ammazzano, al tuo funerale accorreranno, con trombe e bandiere, le massime cariche dello Stato, con gramaglie e muste di circostanza: ed è giustissimo che sia così. Però, se sei un’allevatrice di capre nera ed è nero anche chi ti ammazza, al tuo funerale, di quegli ipocriti sepolcri imbiancati non si farà vedere nessuno, probabilmente, per evitare qualche domanda imbarazzante. E questo è un po’ meno giustissimo, se permettete.

Sapete qual è il vero antirazzismo? Non curarsi per nulla della razza: vedere in un essere umano soltanto un essere umano. E valutarlo e giudicarlo a prescindere dal suo colore, dalla sua appartenenza politica, dai suoi orientamenti in camera da letto: assolverlo, se è da assolvere, e condannarlo quando sia da condannare.

Pena l’assenza di credibilità della cosiddetta democrazia.

Marco Cimmino

In Spagna spuntano i negazionisti della neve

Nel mondo ci sono varie categorie di negazionisti, ma quello che sta succedendo in queste settimane in Spagna non può che far sorridere. Sono infatti comparsi i negazionisti della neve.

La Spagna è stata, infatti, percorsa dal temporale ribattezzato Filomena. Madrid, la capitale, è stata coperta da moltissima neve, come non succedeva da decenni. Eppure, più di un cittadino ha messo in dubbio che quella caduta su strade e tetti fosse realmente neve. In vari video che hanno fatto il giro del Mondo, ci sono persone che cercano di dimostrare che dal cielo è caduta plastica.

La somma prova? Con tanto di accendino alla mano, in uno dei video si cerca di far sciogliere la presunta palla di neve con il calore. Questo, come avevano sapientemente ipotizzato i complottisti, non avviene.

Poco importa che gli esperti abbiano motivato questo fenomeno, spiegando che applicando una fiamma alla neve, questa non si scioglie ma si trasforma direttamente in gas. Così, se un tempo si poteva almeno essere sicuri della propria esistenza, ad oggi anche il cogito ergo sum sembra aver perso di credibilità.

“La destra non esiste più”. E Tedeschi lascia il Borghese

“La destra non esiste più, composta da personaggi sempre uguali a se stessi ma diversi da quelli che vorremmo fossero”. Claudio Tedeschi conclude così il suo ultimo editoriale da direttore del Borghese, la storica rivista fondata da Leo Longanesi nel 1950 e poi diretta, dal 57 al 93, da Mario Tedeschi, padre dell’attuale direttore che termina ora la sua avventura alla guida del periodico simbolo di una destra che, appunto, non esiste più. 

E che smette di esistere, questa destra, proprio nel momento in cui i sondaggi la considerano vincente. Già, ma per far cosa? Per andare in pellegrinaggio, con il trio meraviglia, a rendere omaggio alla grandezza ed alla saggezza di un presidente della repubblica che finge di non vedere l’ignobile mercato delle vacche? Che ha finto di non sapere che il senato è stato trasformato in uno squallido suk dove tutto si compra e tutto si vende? 

Ma il trio meraviglia rende omaggio, si fida e si affida. Come se non avesse preso sberle a sufficienza dai saggi inquilini del Colle. 

Forse va bene così. È più facile gongolare per i sondaggi favorevoli piuttosto di andare a governare, dopo il voto, con una classe dirigente inadeguata. Lo ha capito persino Zingaretti – ed è tutto dire – che ora comincia ad apprezzare l’idea di un voto anticipato. E non solo per spaventare i peones che non verrebbero rieletti, i renziani senza speranza, i centristi senza futuro. Ma anche perché qualcuno deve avergli spiegato che mandare adesso le destre al governo, a rattoppare i danni immensi provocati dal governo degli Incapaci, significherebbe ritornare presto alla guida del Paese con una maggioranza schiacciante. Immancabile reazione ai disastri di un governo che dovrà fronteggiare milioni di disoccupati, un debito pubblico spaventoso, programmi lacrime e sangue.

A frenare la sinistra, oltre ai timori per la perdita delle poltrone, è l’elezione del presidente della repubblica. Una partita che i gauchisti non vogliono lasciare nelle mani delle destre. Sbagliando. Perché potendo contare sulla quasi totalità della disinformazione (cartacea, online, radiofonica e televisiva), la sinistra non avrà difficoltà ad imporre un proprio candidato. In nome del pluralismo, della concordia istituzionale, del presidente super partes etc etc. In nome, cioé, di tutto quello che la sinistra ha ignorato puntando sul pensiero unico obbligatorio, sulla demonizzazione dell’avversario, sull’irrisione, sull’esclusione è discriminazione. 

Ma le destre parlamentari hanno sempre accettato tutto. Più interessate ai lavori pubblici che alla cultura. E mentre il trio meraviglia baciava la pantofola al Colle, a destra ci si indignava per un francobollo che commemorava i 100 anni dalla fondazione del Pci. Un pezzo di storia importante, piaccia o meno. Sarebbe stato più opportuno indignarsi per la rievocazione del solito Olla al Tg5: come da copione ha ignorato Nicola Bombacci tra i fondatori del Pci. Ma le destre non si permettono di criticare il tg preferito del sultano di Arcore. 

Ha ragione Claudio Tedeschi. Ma è un intellettuale. E le destre non sanno che farsene.

Fratelli d’Italia di Trento denuncia: “Anche in Trentino aumentano le aziende costrette a svendere i propri beni e le proprie attività”

Francesca Barbacovi, responsabile del Dipartimento Commercio e Imprese del Circolo di Fratelli d’Italia della Città di Trento svolge questa analisi sul preoccupante scenario che le imprese devono fronteggiare :

“Causa lockdown e continue restrizioni imposte dal Governo Nazionale sono in aumento anche in Trentino i casi di imprese costrette a svendere i propri beni e le proprie attività pur di incassare il necessario per fare fronte a spese irrevocabili .
In riferimento agli ultimi dati Istat, la maggior parte delle imprese ancora attive dichiarano una perdita di fatturato del 50% mentre per qualche categoria vengono riportate  percentuali migliori. Purtroppo però ad oggi molte statistiche non corrispondono all’effettivo guadagno di un’azienda anche se risulta avere ancora un buon fatturato: i dati risultano spesso sproporzionati alla liquidità di cui dispone un’ impresa. Prendiamo in considerazione il caso di un’attività commerciale che ha acquistato €.50.000 di merce, ricavandone €.30.000: essa si è vista costretta a svendere i propri beni pur di riuscire ad incassare un po’ di liquidità
Altra categoria in difficoltà è quella dei ristoratori ,che ogni giorno acquistano prodotti freschi, senza sapere se riusciranno ad utilizzarli tutti, spesso costretti a dover proporre le proprie pietanze ad un prezzo inferiore purché vengano ordinate.
La situazione non và migliorando per gli artigiani e i professionisti ,i quali si trovano spesso costretti ad anticipare economicamente delle quote per poter intraprendere dei lavori ,con il rischio sempre più elevato ,di non essere nemmeno pagati .
Nonostante la situazione economica pressoché drammatica lo Stato si sofferma come sempre ad analizzare il problema solo attraverso delle percentuali Istat, senza considerare che ogni azienda vive una propria realtà. “Si denota la mancanza di ascolto nei riguardi delle associazioni locali di categoria, perciò al Governo  viene più conveniente identificarle tutte allo stesso modo senza tener conto anche della loro collocazione geografica e talvolta pure dimenticandone alcune. Questo tipo di approccio non ha fatto altro che creare ulteriori gravi scompensi a livello economico.”

Ha  affermato Francesca Barbacovi ,responsabile Dipartimento Commercio e Imprese di FDI Trento che ha quindi aggiunto: “In tutto ciò lo Stato non esita nell’inviare le proprie imposte, basate sui fatturati inviati dalle aziende le quali però, data la situazione. non dispongono della liquidità corrispondente per riuscire a pagarle.
Anche gli istituti bancari non sono più d’aiuto: da quest’anno si sono uniformati alle normative europee: chi non riesce a fare fronte a determinati pagamenti viene segnalato immediatamente alla centrale rischi.
In tali circostanze mai come ora emerge la necessità di lavorare senza restrizioni, dato che ad oggi i ristori sono stati insufficienti o per molti addirittura inesistenti. In una fase così delicata dove i rischi di chiusura definitiva e di fallimento aumentano esponenzialmente ,andrebbero abolite tutte le imposte per i prossimi sei mesi senza che lo Stato pretenda di riscuoterle successivamente. Ciò permetterebbe alle nostre imprese di ripartire evitando il rischio di svendere attività ed evitarne il fallimento. In alcuni contesti significherebbe anche non permettere all’anti-Stato di avanzare. Purtroppo non sarà possibile ottenere tanto, ecco perché emerge l’esigenza indifferibile di abolire definitivamente limitazioni di orario o prossime chiusure .
È tempo di varare interventi economici adeguati e mirati, tenendo conto delle diverse realtà geografiche e sociali. Un’azienda collocata in montagna non può essere considerata quanto una posizionata in un centro storico, seppur appartenenti allo stesso settore.Ci basti pensare alle nostre attività in alta quota, o alle zone di lago, entrambe vivono di turismo stagionale, a differenza di quelle in città, perciò necessitano di maggior indennizzi. L’alternativa migliore sarebbe dare la possibilità di lavorare a tutte le attività stagionali,compresi gli impianti sciistici, attraverso rigidi controlli, utilizzando sistemi digitali di tracciamento e prenotazioni online a numero chiuso per fare accedere un minimo di turismo alle nostre località, In questo modo tutto l’indotto andrebbe a recuperare quanto necessario per sopravvivere, seppur la stagione ormai sia già stata molto compromessa”.

Vaccinazioni anti Covid-19: accordo con i medici di medicina generale

Fra qualche settimana i medici di medicina generale potranno effettuare le vaccinazioni anti Covid-19 ai propri assistiti, o agli assistiti dei medici appartenenti alla stessa forma associativa. Si dovrà comunque attendere la disponibilità del vaccino AstraZeneca o simili in quanto di più facile uso per la medicina territoriale, poiché non richiede una conservazione estremamente fredda come invece prevede il vaccino Pfizer attualmente somministrato dall’Azienda sanitaria. Oggi la Giunta provinciale, su indicazione dell’assessore alla salute Stefania Segnana, recepisce l’Accordo siglato lo scorso 12 gennaio fra la Provincia e i sindacati della categoria: “Prosegue l’impegno preciso di questo esecutivo, di concerto con l’Azienda sanitaria, nell’ambito della somministrazione del vaccino anti Covid – spiega l’assessore Segnana -. In base all’accordo sottoscritto saranno coinvolti i medici di famiglia e, compatibilmente con la dotazione di vaccini che saranno disponibili, stiamo individuando il cronoprogramma per la somministrazione delle dosi secondo i criteri di priorità indicati dal Governo. Il provvedimento ci consentirà di garantire una maggiore copertura vaccinale, in attuazione del Piano strategico e in coerenza con gli obiettivi nazionali, in particolare nei confronti di alcune fasce di popolazione considerate più a rischio”.

In base all’Accordo sottoscritto con le sigle sindacali, i medici di assistenza primaria potranno effettuare le vaccinazioni contro il Covid-19 comunicando all’Azienda sanitaria la propria disponibilità a collaborare alla campagna di vaccinazione e dichiarando di essersi già sottoposti alla prima dose di vaccino.
I medici effettueranno le vaccinazioni secondo le priorità indicate da Apss che, periodicamente, trasmetterà ai medici l’elenco nominativo degli assistiti da sottoporre a vaccino. Nella prima fase saranno vaccinate le persone di età superiore a 80 anni. I medici possono effettuare le vaccinazioni anche ad assistiti di medici appartenenti alla stessa forma associativa, sia nei propri studi che a domicilio dai pazienti.
Le vaccinazioni vanno poi registrate tramite l’applicativo indicato dall’Azienda.
Apss può coinvolgere anche i medici di continuità assistenziale disponibili in orario diurno, i medici dell’emergenza sanitaria territoriale o i medici USCA.

Sarà possibile effettuare i test antigenici rapidi nelle farmacie trentine anche a pagamento. Lo prevede la deliberazione approvata oggi dalla Giunta provinciale, su indicazione dell’assessore alla salute Stefania Segnana, che ha stabilito un ampliamento del servizio già offerto dalle farmacie con la possibilità di test a pagamento ai soggetti asintomatici, e non in quarantena, che non appartengono a categorie a rischio per esposizione lavorativa e nemmeno contatti di caso sospetto, ma vogliano semplicemente sottoporsi a test a pagamento per scelta personale o per attività di screening d’iniziativa privata. Il servizio deve essere svolto in orari diversi rispetto a quelli dedicati ai test con oneri a carico dell’Azienda sanitaria e ha un prezzo massimo al pubblico di 30 euro. Le farmacie sono tenute al rispetto delle linee guida tecnico-scientifiche, degli aspetti relativi alla sicurezza e delle norme igieniche e sanitarie dei locali. Inoltre dovranno fornire un flusso distinto di dati sul numero dei tamponi eseguiti all’Apss, con segnalazione dei rispettivi esiti.

“Lo scorso mese di novembre come esecutivo abbiamo avviato un progetto sperimentale, condiviso con il Ministero della salute e l’Istituto superiore di sanità, aggiornando i Protocolli diagnostici del virus Sars COV 2 per coinvolgere le farmacie nei test antigenici rapidi a carico del servizio sanitario provinciale – spiega l’assessore Segnana -. Il progetto sperimentale ha visto l’adesione di 36 farmacie sul territorio provinciale e ha offerto l’estensione del servizio di diagnostica rapida in modo capillare, in collaborazione con i medici di medicina generale che prescrivono i test, secondo i protocolli d’appropriatezza indicati a livello provinciale e nazionale. Alla luce di questa ottima esperienza del nostro progetto sperimentale, il Governo a fine dicembre ha messo a regime questa collaborazione estendendola anche ad altre Regioni italiane. Oggi offriamo un’opportunità in più a tutti coloro che non rientrano nelle categorie previste, ma volessero approfondire il proprio stato di salute, sia per motivi personali sia lavoro”.La possibilità di effettuare i tamponi rapidi presso le farmacie è prevista da una nuova circolare emanata dal Ministero della salute nei giorni scorsi. In tale documento il Ministero ha previsto una disposizione specifica per quei test antigenici rapidi fatti a privati soggetti che non appartengono a categorie a rischio e nemmeno contatti di caso sospetto, ma vogliano sottoporsi a test in farmacia o in laboratorio, a pagamento. In questi casi il test antigenico che risulti negativo non necessita di ulteriori approfondimenti, mentre se positivo è prevista la necessità di conferma con altro test antigenico di terza generazione o test di biologia molecolare. E’ inoltre raccomandato al paziente, anche in presenza di un test negativo, di contattare il medico curante nel caso insorgano sintomi sospetti. Poiché i test antigenici rapidi possono avere una sensibilità sub-ottimale soprattutto sugli asintomatici, si raccomanda che nel comunicare un risultato negativo è necessario fornire una adeguata informazione al soggetto e consigliare comportamenti prudenziali.