A SCUOLA DI GENDER

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Chi credeva che col blocco degli opuscoli dell’Unar disposto dal Ministero dell’Istruzione i nostri giovani fossero, almeno a scuola, al riparo dall’ideologia gender è pregato cortesemente di aprire gli occhi: la battaglia per inculcare la teoria di genere – che sostiene la totale derivazione culturale dei caratteri maschile e femminile [1] e, conseguentemente, una sorta di “intercambiabilità sessuale” che accomunerebbe tutti gli individui – continua. Non tanto nelle piazze, non solo sui giornali, bensì direttamente e principalmente fra i banchi scolastici, durante le ore di lezione e, dettaglio significativo, quasi sempre all’insaputa dei genitori, proprio come si conviene sotto dittature degne di questo nome.

L’ultimo caso segnalato nella nostra penisola dalla stampa riguarda il Veneto, precisamente Arzignano, provincia di Vicenza, dove un genitore ha avuto uno scambio di battute quanto meno insolito col proprio ragazzo dopo che questo è rientrato dalla scuola: «Quando è tornato a casa mio figlio mi ha detto: “Papà, a scuola ci hanno spiegato che si può cambiare sesso. Da maschio a femmina e da femmina a maschio”. E visto che è in quinta elementare, non è proprio il massimo sentire queste parole» [2]. I responsabili scolastici si sono ovviamente affrettati a minimizzare, ma già solo il dubbio che taluni “insegnamenti”, chiamiamoli così, possano essere impartiti a dei bambini basta ed avanza, si converrà, a generare inquietudine.

Del resto, la tendenza a proporre in ambito didattico contenuti col preciso scopo di veicolare l’ideologia gender non è affatto nuova, anzi. Dal nord Europa, per la precisione da Stoccolma, Svezia, già qualche anno fa fa arrivò la notizia delle meraviglie di Egalia, una scuola materna d’avanguardia dove, pensate un po’, si è pianificata l’abolizione dei sessi, al punto da coniare un apposito pronome neutro “hen, in luogo dei vetusti – e verosimilmente ritenuti sessisti – “hon” e “han”, e da stabilire che i bambini non debbano più essere chiamati bambini né le bambine bambine bensì, tutti, indistintamente ed appassionatamente, “amici”[3].

Il tutto in chiaro omaggio alla già citata idea secondo cui ciascuno sarebbe, almeno in origine, sessualmente neutro potendo pertanto scegliere in autonomia, senza ingerenza alcuna, se divenire maschio, femmina o altro. Perché questa scelta sia assunta con un minimo di consapevolezza, come da un lato occorre neutralizzare il più possibile le differenze fra maschi e femmine, dall’altro è quindi bene che i bambini, anche i più piccoli, siano iniziati quanto prima all’esperienza del piacere sessuale. Si spiega così l’iniziativa, proposta già nel 2011 ad alcuni bambini degli asili di Basilea, in Svizzera, di spassarsela giocando con la «Sex Box, una vera e propria scatola del sesso piena di oggettini erotici, affinché imparino quanto sia piacevole toccarsi» [4].

Che quella presentata in anteprima negli asili di Basilea non sia stata un’idea casuale o isolata è confermato dalle direttrici contenute nel documento della sezione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dal titolo “Standards for Sexuality Education in Europe”, nel quale, fra le altre cose, per i bimbi dai zero ai quattro anni, si sottolinea che esiste il «diritto di indagare la propria nudità», e si precisa come sia cosa buona e giusta, per il bene dell’infante, «informarlo sul piacere e sul godimento che si sperimenta quando si accarezza il proprio corpo e sulla masturbazione precoce infantile» [5]. Solo qualche anno fa tutto questo avrebbe avuto l’evidente – e mostruoso – sapore della pedofilia, ma oggi, si sa, siamo nel 2014 e i tempi sono cambiati.

Altri esempi delle nuove e progredite tendenze educative europee vengono dalla Francia, nelle cui scuole iniziano ad essere proposti i testi del poeta travestito – e ovviamente pro gender – David Dumortier. Qualche assaggio potrà rendere l’idea del grande livello letterario e pedagogico di cui si sta parlando: «Clarissa mette il suo dito dappertutto. Si è bruciata appoggiando il suo indice sulla piastra elettrica, ieri se n’è messo uno nel sederino e ha sentito il suo odore». E ancora: «Mehdi va a scuola col rossetto. In più ha dei comportamenti da bambina. Sono automatici. Gli sfuggono dalle mani. E’ troppo tardi quando pensa di fermarli» [6]. Dinnanzi a prodotti di cotanto spessore ogni commento sarebbe superfluo.

Superfluo e pericoloso. Già, perché i genitori che non solo in Francia ma, più in generale in Europa, provano a lamentarsi del fatto che ai loro figli vengano propinate perle di saggezza come quelle qui appena ricordate, o non vengono creduti o vengono presi di mira, talvolta anche con violenza. Per maggiori informazioni rivolgersi a quei genitori dei bambini del Baden-Württemberg, una regione della Germania, che per aver osato esprimere pubblicamente dissenso nei confronti dei dogmi gender insegnati ai loro figli a scuola sono stati – com’è ampiamente documentato anche con dei filmati – aggrediti a suon di sputi e picchiati da attivisti LGBT, i quali, non contenti, si sono pure sbizzarriti con spray al pepe e pugni mandando più di qualcuno al pronto soccorso [7].

Di questi ed altri casi, che per non annoiare il lettore evitiamo ora di riportare, i telegiornali del nostro Paese non fanno il minimo accenno, se non con servizi telegrafici, confezionati appositamente per non allarmare nessuno. Altrimenti i cittadini, che tanto stupidi non sono, capirebbero. Altrimenti la gente comprenderebbe che una lobby che da piani alti ed autorevoli come possono essere, ad esempio, quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lavora per rieducare i bambini al credo gender, in effetti, esiste ed opera. Altrimenti la corsa a negare e a dire che non è vero niente, e che è tutto frutto della fantasia dei soliti cattolici bigotti, servirebbe a poco. E allorquando altri alunni riferissero a casa strane cose sentite a lezione, papà e mamma non penserebbero più ad uno scherzo.

Giuliano Guzzo

Note: [1] Cfr. Butler J. Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity, Routledge, New York 1990 (trad. it p. 6); [2] Alba A. Il bimbo torna da scuola. “Papà, mi hanno spiegato che posso cambiare sesso”, «Corriere del Veneto», 8/4/2014, p. 7; [3] Cfr. Tagliabue J. Egalia, ecco l’asilo infantile che ha abolito maschi e femmine, 15/11/2012: «Repubblica.it»; [4] Langone C. Sesso al nido e omelie in aula. La mala-educazione di Stato, «Libero», 1/9/2011, p. 18; [5] Cfr. Standards for Sexuality Education in Europe – A framework for policy makers, educational and health authorities and specialists, «WHO Regional Office for Europe and BZgA», Cologne 2010: 1-63; [6] Zanon M. C’è un poeta che insegna ai bambini francesi come toccarsi e truccarsi, «Il Foglio», 28/2/2014, p.2; [7] Cfr. Introvigne M. Omofobia, si riparte. Prove tecniche di dittatura, 7/4/2014: «Lanuovabq.it».

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