Auguri per un Natale senza polemiche e da vivere come bambini

Quando io ero bambino, sul finire degli anni 70 e nei primi anni 80, Natale era semplicemente Natale. Non dovevi perdere molto tempo a parlarne, era Natale. Cenone il 24, messa di Natale, regali sotto l’albero che Babbo Natale aveva portato, pranzo il 25 e poi brodo il 26. 

Il massimo dell’anticonformismo era non mangiare l’insalata di rinforzo (i non terroni non sanno cos’è e, quindi, non vivono bene) o il capitone. La discussione familiare era su chi tra le donne di famiglia avesse fatto meglio la mitica ricetta della nonna per gli struffoli o per le pizzette. La furibonda lite era semplice: “mamma ci mette questo”, “mamma ha sempre fatto così”. Ovviamente perdevano tutti davanti al fatto che la nonna aveva fatto struffoli e pizzette ed era la ricetta originale e, ovviamente, noi maschi (grandi e piccini) disinteressati dalle muliebri discussioni ingurgitavamo tutto che era talmente tanto che bastava fino alla befana. 

Il Natale era una cosa semplice: un giorno da una nonna, un giorno dagli altri nonni, ed era così anche il 31 e il primo, con l’aggiunta dei fuochi d’artificio nella notte del 31. 

Era un mondo fantastico, nessuno pensava che dire Buon Natale potesse offendere qualcuno né che si dovesse dire che Babbo Natale non esiste o che sparare i fuochi d’artificio fosse come essere terroristi libanesi o serial killer di cani e bambini. Del resto i Sindaci sapevano che cani e bambini erano sopravvissuti a secoli di “botti” senza che la razza umana e quella canina si estinguessero e si sarebbero sentiti giustamente ridicoli a fare ordinanze per vietare i botti.

Natale era per tutti Natale, anche gli scarsi frequentatori della messa andavano anche solo per dire “buon Natale” agli amici e gli atei non scassavano il cazzo a nessuno perché era la “festa dei bambini” e quelli che non mangiavano carne o pesce o verdura (esistono anche loro, io non mangio verdura e, quindi, manco l’insalata di rinforzo) si limitavano a non mangiarla, senza fare troppe mosse. 

Insomma, la gente viveva meglio, con molte meno difficoltà e meno paturnie, senza affliggersi e dicendo semplicemente Buon Natale a chiunque si incontrasse e, anche se tutti sapevano che era una ipocrisia, tutti fingevano di essere più buoni almeno per un giorno. 

Siete riusciti anche a rovinare questo, facendo diventare il Natale oggetto di discussione politica, di battaglia ideologica e di afflizione esistenziale. 

Negli anni 2000 il Natale continua ad essere la serena festa dei bambini e degli adulti che hanno la forza di guardare il mondo con gli occhi di bambino, malgrado le polemiche dei rimbabiti che non sono quelli che sono tornati bambini. 

Augurissimi.

Antonio Tisci
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Avvocato e politico del Sud Italia