Grillo: “La Canapa? Ecco perchè è stata proibita ed è diventata il cancro del mondo”

“Spinello sì o spinello no? È una domanda stupida. La grande domanda è: che fine ha fatto la canapa?”. A chiederselo in una riproposizione, con un articolo sul suo nuovo blog è Beppe Grillo, che con un lungo pezzo dà voce ai suoi pensieri (e ai pensieri di tanti altri), partendo da una riflessione sull’uso della canapa e giungendo ad una considerazione storica su ciò che ha portato all’annientamento della pianta fuorilegge.

“Come fa – si chiede Grillo – una pianta ad essere fuorilegge?” E’ da qui che il comico e politico italiano da inizio alla sua considerazione, proseguendo: “abbiamo messo fuorilegge una pianta. A causa di uno degli usi più stupidi. Fumarla è uno degli usi più stupidi. E’ come se tu bevi, ti viene un po’ di cirrosi e mettiamo fuorilegge la vigna”.

Una riflessione che già tempo fa si era posto, ma questa volta attua un vero e proprio approfondimento e in merito prosegue: “ma come è potuto succedere che sparisse una roba straordinaria dal mondo? E’ sparita dall’immaginario del mondo. Non c’è più, come è potuto succedere?”

Con la canapa, ha ricordato Grillo, si fa di tutto, “come si fa a vietarla?”. Ricordandone gli usi: “si possono fare vestiti, corde, si possono curare molte malattie. In Nepal si mangiano i semi, la Costituzione americana e le banconote francesi sono stampate sulla canapa; carta di canapa, non tagli alberi!”.

E proprio a tal proposito ripercorre, prendendolo a esempio, l’imprenditore Ford, “il più grande imprenditore del mondo, l’uomo che dava il doppio del salario ai suoi operai, lo aveva già capito nel 1930, faceva una macchina che potevano comprare tutti, la Ford T, interamente fatta di canapa”. Colui che, ricorda Grillo, già al tempo aveva compreso quando importante potesse essere l’utilizzo della Canapa (non certo per fumarsela), bensì per farne altre cose: “carrozzeria di canapa, gomme di canapa, interno di canapa, andava a etanolo di canapa. Molto più elastica dell’acciaio. Questa era una macchina ecologica. Se la buttavi via, ti potevi sbriciolare il cruscotto e farti due pippatine”.

Succede poi, si ferma a riflettere ad un certo punto il comico genovese, “che nel 1935, Hearst, il più grande magnate delle comunicazioni, uno che faceva i giornali con i suoi alberi, insieme a Dunlop, la più grande azienda chimica al mondo, scoprono il nylon”.

Una scoperta sensazionale, tanto da cambiare le logiche del mondo e dell’utilizzo di certi prodotti. “Dunlop, quello delle gomme, Du Pont azienda chimica, cominciano a far sparire la canapa perché c’era il petrolio”. E forse ritenendolo migliore (ovviamente non lo era, ma era giusto una questione, forse al tempo non molto evidente, di interessi ben maggiori), “c’è una dichiarazione di Hearst e Rockfeller (due petrolieri dell’epoca) che dicono: Perché violentare la natura tagliando la canapa? C’è il petrolio, con il petrolio potremmo proteggere la natura”.

Avviene così che questi, secondo Grillo, “iniziano ad eliminare la canapa e si comincia a chiamare droga una pianta”. “Hearst comincia a dire sui suoi giornali, fatti con la sua carta, Urgono misure contro la droga , La marijuana fa diventare matti i ragazzi in 30 giorni, La marijuana miete molte vittime. E si comincia ad abbinare la droga, cioè la canapa, al mostro. Poi iniziavano a menarla con il razzismo, l’etnia. I messicani, i neri si drogano. I meticci e gli italiani. C’eravamo anche noi, dove c’è una schifezza ci siamo sempre anche noi!”.

“Fu così che nel ’38 – ricorda – il nipote del più grande banchiere dell’epoca decide con una legge di abolire la droga nel mondo, e fa una legge per proibirla”.

In pratica viene abolito tutto ciò che puoi farti da solo. “Tutto ciò che passa attraverso la tua autonomia sta sulle palle all’autorità”. “Nel ’40 c’è stato un boom di vendite, che se questo qua si fosse fatto i cazzi suoi – afferma in conclusione –  probabilmente si sarebbe estesa un pochino. Ma l’ha proibita ed è diventata il cancro del mondo”.

Così come ancora oggi, erroneamente, troppo spesso si continua a pensare.