La lobby più potente? Quella abortista

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LOS ANGELES, CA - JANUARY 12: Planned Parenthood patients, volunteers and supporters rally outside the office of Assembly Speaker-elect John Perez to oppose cuts to family planning funds by California Gov. Arnold Schwarzenegger on January 12, 2010 in Los Angeles, California. The Republican governor continues slash the state budget and is calling for an additional $8.5 billion in cuts. He is also asking for $6.9 billion in federal funds warning that state health and welfare programs will be threatened without the emergency funds. (Photo by David McNew/Getty Images)

Dici lobby e subito pensi, se si sta parlando di America, alla NRA, acronimo che sta per National Rifle Association, organizzazione – avverte Wikipedia – ritenuta «una delle
più influenti lobby politiche degli Stati Uniti, considerata la sua abilità nel distribuire grandi quantità di voti alle elezioni, e le sue attività lobbistiche contro il controllo delle armi
». In effetti, nonostante i tanti propositi, la circolazione delle armi da fuoco pare dura da ostacolare negli Usa e molti vedono, in questo, lo zampino proprio della NRA. Ora, lungi dal negare tutto questo – anche se l’associazione tra diffusione di armi e numero di morti a causa di pistole e fucili non è affatto così scontata, e men che meno causale –, c’è una precisazione che vale la pena svolgere.

La lobby più potente, neppure negli Usa, non è quella delle armi, ma quella abortista. Non è, si badi, un’opinione, bensì un fatto: agli attuali membri del Congresso, la NRA ha finora donato 3.555.194 dollari. Bella sommetta, si dirà. Vero; peccato che siano briciole vicino alle donazioni che, solo durante le elezioni del 2016, ha versato Planned Parenthood – sigla sotto la quale stanno le organizzazioni nazionali responsabili di numerose strutture e impegnate nella soppressione prenatale, fatta furbescamente ed eufemisticamente passare per «salute riproduttiva» -, per un totale stimato di 38 milioni di dollari. Un’enormità, è stato notato, neppure indirizzata a tutti bensì nella quasi totalità, benché PP rivendichi equidistanza, a politici democratici.

Una disponibilità economica che, secondo fondi pro-life, avrebbe già portato PP, non più tardi di due anni fa, a versare poco meno di 45.000 dollari ad esponenti democratici membri di una commissione istituita per indagare su uno scandalo che riguardava proprio PP, accusata di commerciare parti dei corpicini dei bambini abortiti. Ora, al di là di questo, che parrebbe comunque un chiaro tentativo di corruzione, non può non colpire l’immenso potere economico della lobby abortista. Un potere che però non impedisce, allorquando si parla di lobby, di lasciar pensare che la più importante, almeno negli Usa, sia quella delle armi. Una falsa credenza che però, come si è visto, non solo gode di un certo radicamento, ma in pochi tentano di sfatare. Perché le lobby, quelle vere, non vanno disturbate.

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