LA NUOVA SELEZIONE DELLA RAZZA

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Possiamo anche far finta di non vedere, nicchiare e continuare a rassicurarci l’un l’altro sul fatto che il problema non sussiste, eppure la verità rimarrebbe quale è già ora, cruda ed evidente: da alcuni anni, in conseguenza di progressi di scienza e ricerca disgiunti dalla bussola dell’etica, è in corso una nuova selezione della razza, una “nuova eugenetica” «di potenza e possibilità tali» che prima di oggi nessuno «avrebbe mai immaginato». E che – denunciano gli autori di Concepts of genetics, che non è un volantino parrocchiale ma un testo scientifico noto a livello internazionale – «aumenterà drammaticamente via via che un numero maggiore di geni sarà associato a malattie ereditarie e forse persino tratti comportamentali» [1]. In quest’ottica la diagnosi preimpianto, quella che per il professor Veronesi è «una grande conquista della scienza, che permette a chi è portatore di una malattia ereditaria di non trasmetterla ai propri figli» [2], si configura quale nuovo strumento eugenetico per eccellenza e sostitutivo di quello che in anni passati era la pratica della sterilizzazione [3]. A prescindere quindi dal versante prettamente giuridico, sul quale sono chiamati a pronunciarsi gli specialisti, non possiamo non registrare come la sentenza con cui Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha evidenziato reali o presunte incongruenze normative italiane si configuri come l’ennesima sottovalutazione delle implicazioni che può avere il ricorso alla diagnosi preimpianto, che i giudici si limitano a definire come «identification d’une anomalie génétique chez l’embryon grâce aux techniques de biologie moléculaire» [4], dimostrando così di sottovalutare un aspetto molto grave. E cioè il fatto che se all’identificazione «d’une anomalie génétique» – come accade con sempre maggior frequenza – segue l’eliminazione di uno o più embrioni, siamo a tutti gli effetti in presenza di un tentativo di miglioramento della razza; non imposto dallo Stato, certo, ma egualmente tangibile e discriminatorio. Un tentativo che non solo contrasta con le disposizioni comunitarie – si pensi alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che all’art 3 comma 2 prevede espressamente il «divieto delle pratiche eugenetiche» [5] – ma che costituisce un’offesa alla dignità umana, che in questo modo scivola pericolosamente sulla considerazione della “qualità della vita”. Accade quindi che quello che con estrema ingenuità viene considerato un modo «to prevent disability» [6], per prevenire la disabilità, diventi in pratica un modo per “prevenire” il disabile stesso – o più in generale colui cui venissero diagnosticate anomalie genetiche – impedendogli di nascere. Cosa che già accade tramite l’aborto procurato se si pensa, ad esempio, a quanto accade in Inghilterra, dove la percentuale delle coppie che ricorrono all’aborto dopo aver appreso di attendere un figlio Down è pari al 92% [7], e nella stessa Italia, dove l’applicazione della Legge 194 rende difficile, per non dire capzioso, distinguere tra aborto terapeutico e aborto eugenetico.  Il dubbio che quindi viene è il seguente: se esiste, come afferma la Corte di Strasburgo, il diritto dei genitori di far ricorso all’«identification d’une anomalie génétique» e se un domani – come indicano alcuni studi [8] – sarà possibile identificare a livello prenatale non decine bensì migliaia di anomalie genetiche differenti, cosa frenerà il dilagare di una già attuale ed inquietante selezione della razza? Che ne è del progresso umano se legittimiamo l’eliminazione prenatale di migliaia di nostri fratelli? Quanto tempo dovrà passare prima che, al di là di mere disquisizioni giuridiche, ci si accorga che gli anni dei diritti umani stanno diventano piattaforma per un nuovo, drammatico razzismo? Non dimentichiamo la lezione della storia, che ci dice come l’eugenetica americana abbia preceduto quasi di quarant’anni quella nazionalsocialista [9]. Non pensiamo quindi che ci sia per forza bisogno di un regime dittatoriale perché dei crimini, anche orrendi, possano essere perpetrati alla luce del sole e, purtroppo, del diritto.

Giuliano Guzzo

[1] Klug W.S. – Cummings M.R. – C.A. Spencer, Concepts of genetics, Pearson Education Inc, 2006 (trad. it. Concetti di genetica, Paravia Bruno Mondadori Editori, Milano 2007, p. 727); [2] Veronesi U. La rivincita del progresso sull’ideologia. «La Stampa», 29/08/2012, p. 29; [3] Cfr. Holtzman N. (1998)Eugenics and genetic testing. «Science in Context»;11(3-4):397-417; [4]European court of human rights cour européen des droits de l’homme. Deuxième section. Affaire Costa et Pavan c. Italie (Requête no 54270/10)http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-112992; [5] Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea,http://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf; [6] Parker M.H. –Forbes K.L. – Findlay I. (2001) Eugenics or empowered choice? Community issues arising from prenatal testing. «Australian and New Zealand Journal of Obstetrics and Gynaecology» ;42(1):10-4; [7] Cfr. Baklinski T.M. UK Down Syndrome Pregnancies Rise Sharply – 92% End In Abortion.http://www.lifesitenews.com/news/archive/ldn/2009/nov/09110905; [8] Cfr. Kitzman J.O. – Snyder M.W. – Ventura M.  – Lewis A.P. -Qiu R. – Simmons L.E. -Gammill H.S. – C. E. Rubens – D. A. Santillan –  J. C. Murray -H. K. Tabor –  M. J. Bamshad –  E. E. Eichler  J. Shendure (2012) Noninvasive Whole-Genome Sequencing of a Human Fetus.  «Science Translational Medicine»;  4: 137ra76; [9] Cfr. Guzzo G. Il ritorno dell’eugenetica. «Radici Cristiane» n. 65.

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