LA RECESSIONE E’ FINITA

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La recessione è finita, andate in pace. Non ha usato esattamente queste parole, il ministro dell’Economia Saccomanni, ma dietro il suo messaggio su Twitter – «Istat certifica lo stop della recessione. In ripresa import, export e produzione industriale» – si legge chiaramente un invito alla tranquillità in un momento critico nel quale, fra l’altro, divampa la protesta dei forconi. Solo una coincidenza? Certo che no, suvvia, non prendiamoci in giro. E’ chiaro, a prescindere dall’attendibilità dell’Istat e della corrispodenza tra quel che l’Istatha effettivamente rilevato le sintesi ministeriale, il senso di questo cinguettio virtuale; chiaro e al tempo stesso comprensibile.

Intendiamoci:la verità non solo deve avere la priorità su tutto, ma è, in quanto tale, insostitubile. Proprio per questo non possiamo nasconderci come da noi, ultimamente, la rassegnazione abbia preso il sopravvento. Una rassegnazione che, diversamente da quel che si potrebbe pensare, non deriva dalla crisi economica ma ne è concausa. Possiamo infatti continuare a raccontarci tutte le storie del mondo – quelle della globalizzazione, della finanza cattiva e della Germania cattivissima – ma la realtà è che sull’Italia un senso di sfiducia e di disorientamento grava da molti anni. Lo dicono il consumo di antidepressivi, il tracollo demografico e tutta una serie di valori sotto gli occhi di chiunque li voglia vedere.

Con questo, voglio precisarlo, non nego il peso dell’eccessivo peso fiscale né intendo sollevare la classe politica dalle proprie – e gigantesche – responsabilità. E’ chiaro, cioè, che la politica ci deve, come cittadini, delle risposte. Ma è altresì evidente che quel senso di vuoto che la crisi economica non ha creato – essendo il vuoto spirituale e non materiale – ma solo accentuato, non potrà essere colmato se non dalla nostra resistenza e dalla nostra volontà di uomini, e non solo di lavoratori, di ripartire. C’è poco da fare: la speranza genera speranza, il panico altro panico. E’ una regoletta elementare, se volete pure banale. Ma vera. Per cui, anche se l’idea della recessione finita sa tanto di frottola, stavolta potremmo anche perdonargliela, Ministro.

Giuliano Guzzo

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