L’INDIA PERSEGUITA I GAY, DIFESI DALLA CHIESA

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Ad essere omosessuale, in India, si rischia. Non per atteggiamenti discriminatori di qualcuno, ma per la legge. Infatti da quelle parti – secondo quanto stabilito dalla Corte Suprema, che ha annullato una sentenza del 2009 – l’omosessualità è reato. E, indovinate un po’? La sola voce contro questa decisione, finora, pare sia quella della Chiesa. Proprio così. E’ stato infatti il cardinale arcivescovo di Mumbai, Oswald Gracias, ad esprimere la propria netta contrarietà a questa sentenza: «Non abbiamo mai considerato i gay dei criminali. In quanto cristiani– ha dichiarato ad Asianews – esprimiamo il nostro pieno rispetto agli omosessuali. La Chiesa cattolica si oppone alla legalizzazione dei matrimoni gay, ma insegna che gli omosessuali hanno la stessa dignità di ogni essere umano e condanna ogni forma di ingiusta discriminazione, persecuzione o abuso».

Quella del cardinale Oswald Gracias è – per usare un’espressione ormai di moda – l’ennesima “apertura ai gay”? Ma certo che no. Per il semplice fatto che la storia del cattolicesimo, tutta, testimonia già apertura verso chiunque, gay inclusi. Una storia che dice che furono proprio i Paesi di tradizione cattolica i primi a depenalizzare l’omosessualità: la Francia (1810), l’Italia (1866) e la Polonia (1932). Ben più tardi, su questo versante, sono arrivate l’anglicana Gran Bretagna (1967), la Germania comunista (1968), la luterana Norvegia (1972) ed Israele (1988). Che perfino gli uomini di Chiesa non temano di parlare o addirittura di elogiare degli omosessuali, è poi suffragato da casi clamorosi, come alcuni interventi per esempio di Joseph Ratzinger, teologo da anni apostrofato come il “Grande Inquisitore”, nei quali il futuro papa, per raccontare la bellezza della conversione, scelse di esaltare nientemeno che la storia dello scrittore Julien Green (1900 – 1998), notoriamente omosessuale.

Lo stesso, temutissimo Catechismo della Chiesa Cattolica impone ad ogni cattolico di guardare le persone omosessuali «con rispetto» evitando nel modo più assoluto «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (CCC, n. 2358). Così, mentre l’India si appresta ad avviare una persecuzione sistematica contro gli omosessuali al cui confronto quella della Russia, in realtà consistente in una piccola multa non già verso i gay ma verso coloro che propagandano a minori l’ideologia gender, a disobbedire a questa sentenza con la forza della carità, a quanto pare, rimarranno i cattolici. Degli esaltati che vorrebbero, per l’Italia, una legge contro l’omofobia, da quelle parti, non si vede neppure l’ombra. Comodo starsene qui, tranquilli al calduccio, piuttosto che combattere l’omofobia dove questa, purtroppo, c’è davvero.

Giuliano Guzzo

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