L’odio “dei recensori di sinistra” nei confronti dell’autrice del libro-intervista su Salvini

Si può essere d’accordo o meno sull’acquisto di un libro. Si può essere d’accordo o meno sulla qualità del suo contenuto. E ancora, si può essere d’accordo o meno sull’ideologia politica di un personaggio pubblico che, come nel caso del libro-intervista scritto dalla nota giornalista Chiara Giannini, viene intervistato – democraticamente, come ci ricorda la nostra Costituzione – e poi viene messo in vendita da una casa editrice l’”Altaforte Edizioni” che, strano ma vero, viene però esclusa (questo sì, forse non democraticamente) da un salone del libro, a Torino. Giuste motivazioni alla base o meno, ma la censura – è giusto ricordarlo – non è mai bene.

Si può essere d’accordo su tutto, in seno alla libertà di pensiero e parola. Ma proprio in seno a quest’ultimo concetto, difeso e tutelato dal tanto famoso e decantato articolo 21 della nostra Costituzione, non si può e non si deve reputare ammissibile ciò che in tanti, in questi giorni, hanno elogiato: il trionfo alla censura.

Una censura che però non si è limitata ad essere tale, perché a quest’ultima si è aggiunto il tono ostile, come denuncia la stessa giornalista in una diretta fb, nella quale, dopo numerose minacce di morte nei suoi confronti e ai membri della sua famiglia, esprime tutto il suo disappunto e – quello sì, più che autorizzato – disagio.

Perché il vero disagio non è per la prima pagina, – dallo stile discutibile o meno di un libro – ma è rendersi conto che, in un paese civile e democratico, ancora nel 2019 scrivere di certi personaggi risulta scomodo ai più solo per una determinata appartenenza politica.

Risulta però altrettanto democratico ricordare, (che bella questa parola quando non viene utilizzata a targhe alterne), che chi non vuole leggere questo libro può non farlo. Non è una difesa al libro in questione, sia chiaro. È semplicemente un concetto semplice, basilare, che vale da sempre e per qualsiasi tipologia di libro. Apolitico o meno.

Si può essere d’accordo, ancora una volta, con chi non ha intenzione di acquistarlo. Ma si deve rispettare chi decide di farlo e sì, anche la professionista che l’ha scritto, prestandosi a questo lavoro. Una giornalista che, tra le tante cose, viene catapultata – anche in malo modo si direbbe – agli onori della cronaca per questo libro, salvo dimenticarsi dei suoi reportage di guerra, lei che, molti forse lo ignorano, è stata anche reporter di guerra e ha scritto di molto altro.

Si può essere d’accordo su molte cose, ma non sulle minacce di morte, sull’istigazione all’odio di chi, in difesa dei valori democratici e civili, commette lo stesso errore di chi critica. Perché giustissimo il diritto di critica, ma quando questo si mantiene in toni civili e democratici. Altrimenti si è come tutti gli altri. E in quel caso non c’è scusante: non c’è alcuna distinzione tra vittima e carnefice. E qui, l’unica vittima, risulta essere proprio la giornalista stessa.

Ma va bene così dopotutto. Viva la democrazia. Sempre che questa sia vera democrazia. Nel frattempo “de gustibus non disputandum est”.

G.P.

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Informazioni su Giuseppe Papalia 172 Articoli
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia Romagna dal gennaio 2018, è caporedattore della testata giornalistica Secolo Trentino dove si occupa di politica e società. Ha svolto un periodo di stage presso il quotidiano "L'Arena" di Verona all'interno della redazione sport e cultura e collaborato con alcune testate locali. E' laureato in comunicazione con una tesi in sociologia della comunicazione, dal titolo: "la comunicazione nell'era dello storytelling management: la narratologia nei media come strumento di controllo di massa". E' Dottore magistrale in Editoria e Giornalismo, con curriculum in Relazioni Pubbliche e gestione dell'immagine e ha svolto una tesi in storia delle dottrine politiche con il politologo e professore Leonida Tedoldi, dal titolo: “comunicazione, politica e società nell’attività intellettuale di Pier Paolo Pasolini”. Dal 19 agosto al 19 novembre sarà impegnato in uno stage al Parlamento Europeo a Bruxelles come corrispondente giornalistico dalla capitale europea, dove si occuperà di produzione news, lanci d'agenzia, articoli, post Internet su argomenti di attualità e produzione ed editing di materiale audiovisivo come interviste, servizi e video vari. Oltre alla copertura di conferenze ed eventi vari organizzati dalle istituzioni europee.