Coldiretti: “Lavoro negato a 23.000 giovani nei campi”

La Coldiretti, nel suo studio “I giovani italiani che creano lavoro” denuncia il respingimento da parte delle Regioni di 23.000 progetti di insediamento nelle campagne, presentati da giovani agricoltori e previsto dai Piani di Sviluppo Rurale finanziati dall’Unione Europea.

Il “ritorno alla terra” ha portato 35.000 under 40 a presentare domanda per l’insediamento in agricoltura, ma solo il 33% delle richieste è stato accolto. La colpa dei 23.000 respingimenti non va però imputata ai candidati, bensì alle Amministrazioni Regionali che, secondo la Coldiretti, avrebbero commesso errori in fase di programmazione, arrivando a non avere sufficienti risorse per garantire i Piani di Sviluppo Rurale di iniziativa europea e per i quali si rischia di dover restituire i fondi.

Dallo stato di attuazione dei Piani di Sviluppo Rurale – aggiornato al 1° gennaio 2019 – emerge che l’utilizzo delle risorse comunitarie relativo al periodo 2014-2020 è stato pari al 29% del totale. Di questo passo, il rischio di dover restituire all’Europa quasi i due terzi del finanziamento totale è concreto, senza contare i danni inflitti alla crescita del settore, rimasto paralizzato.

La situazione si fa ancora più grave se si considera che il maggior numero di domande presentate e non accolte è concentrato nelle regioni del Mezzogiorno: Sicilia, Calabria, Basilicata, Sardegna, Campania e Puglia sono infatti le regioni che meno hanno concesso fondi e che hanno il più alto bisogno occupazionale nel Paese, senza contare l’emergenza sociale della fuga all’estero di molti giovani di quelle aree.

Secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, le aziende agricole condotte da giovani possiedono una superficie superiore di oltre il 54% rispett alla media, con un fatturato più elevato del 75% e con il 50% di occupati per azienda in più, a dimostrazione della riuscita delle imprese agricole dei giovani.

Basti pensare che l’Italia è il primo paese d’Europa per numero di giovani agricoltori, con ben 56.000 imprese agricole condotte a under 35. Questa presenza ha di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna: il 70% delle imprese giovani opera in attività multifunzionali (trasformazione dei prodotti, vendita diretta, fattorie didattiche, agriasili, attività ricreative, agricoltura sociale, sistemazione di parchi, agribenessere solo per citarne alcune).

Un cambiamento nato anche da una rinnovata cultura verso il settore: non sembra infatti un caso se questo mutamento si sia tradotto anche nelle scelte relative al percorso scolastico. Negli ultimi sette anni, la facoltà di Agraria è stata letteralmente presa d’assalto, con un +14,5% nelle iscrizioni a fronte di un calo del -6,8% sul numero totale di studenti universitari.

L’agricoltura è tornata ad essere un settore strategico per la ripresa economica ed occupazionale. Lo hanno capito per primi i giovani, che stanno tornando prepotentemente nelle campagne” ha affermato il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Le istituzioni – conclude Prandini – devono saper cogliere questo cambiamento sociale, affinché venga accompagnato da interventi positivi di politica economica“.