CRIMINALITA’ E PROBLEMA DELLA SICUREZZA AZIENDALE: I VINCOLI DELLA VIDEOSORVEGLIANZA

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Videocamere per la sicurezza aziendale e riprese degli interni di ditte e luoghi di lavoro, una necessità causata dall’aumento della criminalita’: pare assurdo, ma la normativa vigente riguarda non solo la sicurezza, ma anche la privacy e il giornalismo. Infatti, l’installazione di metodi digitali di videosorveglianza, obbliga il proprietario all’affissione di avvisi, attraverso adesivi applicabili alle porte di accesso e di emergenza, in cui si attesti che “il locale è videosorvegliato“. Questo è quanto più necessario, quanto più il raggio delle riprese toccano i luoghi deputati al pubblico.

Nelle videoriprese in interni ed esterni, infatti, la differenza la fa l’obiettivo delle telecamere o eventualmente il raggio dello spettro dei microfoni.
I primi a pagare lo scotto per le aree videosorvegliate sono infatti i clienti: se le riprese consentono il riconoscimento della clientela, poiché la videosorveglianza è ammessa solo allo scopo di proteggere dai danni di furti, rapine e in generale legati alla sicurezza aziendale, il video deve essere assoggettato a tali regole. Cioè il detentore dei dati personali, ricavati dalle riprese, deve essere designato allo scopo e individuato all’interno dell’azienda.

Tutti i dati che fossero usati per altri scopi, fuori dalla sicurezza, non sono ammessi. Tra questi quindi anche il controllo dei video fatto comunitariamente, che ricade di competenza, non del Garante della Privacy, bensì della Legge sul trattamento dei dati giornalistici, il video, se visionato pubblicamente o da altri incaricati, viene paragonato a uno spot o a un servizio giornalistico, ricadendo come tale sulla gestione del contenuto.

Un limite vi è per il lavoratore e per il datore di lavoro: le videoriprese non possono essere usate per lo scopo del controllo del lavoratore, in opera o in pausa, poiché dai dati ricevuti, fatta salva la Liberatoria che il lavoratore deve firmare, seppur esso fosse cosciente dell’esistenza degli apparecchi, quanto contenuto, non può essere usato per il controllo operativo.
In altre parole: se la telecamera viene installata per la sicurezza, quello che se ne dovrà desumere, resta limitato al settore della sicurezza. Sono parecchi i casi in cui al contrario l’uso della videocamera si rifà a motivi di prestazione, le cause fra lavoratori, sindacati e amministratori dei dati si sprecano.
Come evitare di dover pagare la sanzione per uso improprio del registrato: oltre all’adesivo che avverte della presenza delle videocamere o dei trasmettitori, serve far firmare la liberatoria ai dipendenti, una legge vecchia di ormai 5 anni che la maggior parte delle aziende ha recepito, che consente quindi la registrazione anche delle normali operazioni lavorative. La legge è in continua evoluzione, in linea di massima in difesa del lavoratore e del cliente.

A questo si aggiunge poi la presenza di una persona delegata al tutoraggio, che, qualora individuata, su motivazioni spiegate precedentemente ai lavoratori, ha l’incarico di seguire le dinamiche di eventuali contestazioni che emergessero dalle riprese. Tali riprese, tuttavia, non possono costituire motivo di diffidenza o di limitazioni al lavoratore, fatte salve premesse che esulino dalla normativa sulla sicurezza, sulla privacy e sullo scopo giornalistico delle riprese.

Per ulteriori informazioni si rimanda al Garante della Privacy o comunemente a un servizio di avvocatura.

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