Il reddito di cittadinanza sarà approvato entro il 2019: parola di Nunzia Catalfo, Senatrice del M5S e Presidente Commissione Lavoro, Previdenza sociale del Senato, che è intervenuta su Radio Cusano Campus.

Sul reddito di cittadinanza, di cui Catalfo è stata promotrice. “Dai dati dell’Istat si evidenzia che la povertà assoluta è aumentata anziché diminuire, figuriamoci quanto sono aumentate le persone a rischio povertà. E’ anche un modo per recuperare chi si è ritrovato dopo la crisi in una situazione di disagio, e reinserirlo nel mondo del lavoro. La proposta di legge originale puntava sull’ampiamento dei centri per l’impiego, quindi mirava già a questo fin dall’inizio. Ancora più adesso che siamo nella possibilità di investire sulle politiche attive, aiuteremo le persone ad essere reinserite nel mondo nel lavoro. Se la persona non adempie agli obblighi previsti è chiaro che perde il beneficio per sempre, anche il diritto al beneficio. Se invece non trova lavoro per la crisi, accanto ad un intervento delle politiche attive e di formazione, va messo in atto anche un programma di investimenti mirati in settori strategici. Siamo consapevoli dell’impresa, non è difficile, non è impossibile, tanti stati europei l’hanno messo in atto. E’ una questione di volontà politica e di indirizzo politico. Inizieremo a lavorarci da adesso ed entro il 2019 vogliamo metterlo in atto. Sud? Non è vero che ci hanno votato solo per il reddito di cittadinanza. Il meridione ha dato una risposta nel voto anche rispetto al disagio che hanno trovato le persone nel non essere ascoltate dai partiti di destra e sinistra”.

Sulle coperture economiche. “Le coperture le avevamo programmate anche nella precedente legislatura –ha dichiarato Catalfo-, le stiamo programmando anche in questa. Riusciremo a trovare le coperture per portare avanti questa misura. E’ una questione di volontà politica, il Jobs act è costato 20 miliardi e non ha neanche ottenuto i benefici che si proponeva”.

 

Sul REI. “Il reddito di inclusione fatto dal precedente governo dà un beneficio troppo basso per uscire dalla situazione di povertà e soprattutto non si è investito nei servizi che dovrebbero accompagnare la persona ad uscire dal disagio –ha affermato Catalfo-. Se la presa in carico devono farla i centri per l’impiego che non hanno personale, è chiaro che è una misura fallimentare. Quindi prima bisognava investire sui servizi e sulle politiche attive e poi mettere una misura di sostegno”.