PRIMA I PRECARI LOCALI, NO AI NUOVI CONCORSI PER L’INSEGNAMENTO

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“Mentre, ad esempio, la Ministra dell’istruzione del Governo romano procede in modo assai confuso, nelle strategie di riforme annunciate basate essenzialmente sugli ennesimi tagli, la Provincia di Trento, governata da sinistri autonomisti, sa fare di peggio, rottamando centinaia e centinaia di docenti che per qualche decennio hanno prestato il loro contributo silenziosamente e con tanta professionalità, per dar corpo e corso, a una serie di graduatorie, concorsi e selezioni, che penalizzano unilateralmente, i docenti/educatori/educatrici trentini e residenti.
Una penalizzazione, che, da un lato, rottamando i precari trentini che per anni, sono stati schiavi degli sms di chiamata, pena la decadenza dalla graduatoria, rottama la possibilità di normalizzare quei docenti che hanno superato i 36 mesi di supplenza e dall’altra, si sceglie di passare ai “docenti nazionali”, penalizzando invece, la centralità territoriale che va sicuramente ad influire anche sugli aspetti formativi dei nostri bambini/alunni/studenti.
L’incapacità di gestire in modo concreto l’autonomia scolastica, che ci compete in modo primaria infatti, sta generando un insieme di situazioni a dir poco disdicevoli che si concretano in bandi di maxi concorsi nazionali, che stanno mettendo in ginocchio, tutte le opportunità per docenti trentini/e, di scuole materne, scuole elementari e docenti in genere.
A fronte di ciò e a fronte dell’allarme lanciato da più parti su questo tema, occorre che l’Autonomia sappia elaborare piani credibili di attenzione, a chi nel tempo, ha creato le eccellenze cui spesso anche la stampa nazionale ci riconosce, dando dignità, merito, riconoscimento e trasparenza, nelle scelte che la Giunta provinciale sta facendo sul tema, poiché le scelte che si stanno facendo, oltre a dipingere una gestione “matrigna”, non sembra esplicitare in modo credibile, i valori stessi dell’Autonomia, che si declinano nelle scelte strategiche, ma anche in attenzione ai valori delle nostre valli, dei nostri usi e costumi, dei nostri diversi ma chiari dialetti, spesso vere e proprie lingue locali.”

“L’Autonomia, non deve essere fonte di insostenibile protezionismo, ma capace gestione di genti e territori, riconoscendo anche i valori, di chi in Trentino e in Sudtirol, è nato, vive e opera, mettendo ad esempio un paletto di cernita, basato sugli anni di residenza, che, ad esempio in Veneto, è stato riconosciuto anche a livello europeo, nell’assegnare delle case popolari.
Tutto ciò detto, ci sembra importante fare una immediata riflessione su quanto, in temi di concorsi per l’assegnazione di cattedre o formazione di graduatorie, è in atto in Trentino, dove ad esempio un Concorso per docenti delle scuole materne, vedrebbe una partecipazione di oltre 6.000 concorrenti, provenienti da ogni parte d’Italia, con il certo pericolo, che –come si diceva- le nostre decennali supplenti residenti in Trentino, rimangano disoccupate, non perché culturalmente meno dotate, ma semplicemente per i meccanismi diversi cui si arrivano a valutare punteggi ,titoli ed esperienze, che non sono paragonabili a quelle vigenti in Trentino.
Ora, sentenze di Consiglio di stato e richiami da parte della Unione Europea, sono chiarissime, circa l’obbligo di assunzione per coloro che nel pubblico impiego hanno prestato servizio di supplenza oltre i 36 mesi, ed allora, la Provincia di Trento non può esimersi dal rispetto delle sentenze, facendosi promotrice, con i denari pubblici, di un insieme di opposizioni giudiziarie avverso ai ricorsi presentati dai docenti trentini per la tutela della loro centralità operativa, come si ritiene che ,nel settore specifico, declini con l’attenzione ai docenti precari residenti, i contenuti di scelte autonomistiche, che si possono concretare, sia in modo diretto, sia nella messa a punto severa, delle prove di concorso, basandole sulla conoscenze locali di gente,territori,dialetti e storia locale.” Scrive alla Stampa Claudio Civettini della Lista Civica Trentina.

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