I lavoratori tedeschi sono più “fannulloni” di quelli Italiani

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Da quanto emerso alla luce dei nuovi dati Ocse riguardanti l’ambito lavorativo in Germania i lavoratori trascorrono sul luogo di lavoro “solo” 1363 ore annue, ben 367 in meno rispetto a quelle italiane. Le ore di lavoro, però, non rispecchiano l’andamento dell’economie dei paesi, in quanto le condizioni economiche di Berlino sono molto più floride rispetto alle nostre nonostante il maggior impegno lavorativo.

L’esempio più eclatante per sottolineare la cesura tra Pil e lavoro la si evince con il confronto con la Grecia, nella Repubblica affacciata sull’Egeo, tra le nazioni più “stakanoviste” nell’area UE,  si lavora in media 2035 ore annuali, equivalenti a 9 ore e un quarto al giorno, facendo il confronto con la Germania servirebbero le ore di tre lavoratori tedeschi per fare il totale di due colleghi ellenici.

 

Variazioni importanti si osservano, invece, per quanto riguarda le ore settimanali dove si osserva la Polonia con il peggior risultato con ben 39,9 ore lavorative settimanali per arrivare all’eccellente risultato danese che nonostante le sole 32,1 ore a settimana, risultato migliore al mondo, i lavoratori danesi vantano alti stipendi ed una elevata qualità della vita. Il bel paese ha ridotto, nell’ultimo quindicennio, le ore di impiego di ben due unità arrivando a 35.5 ore avvicinandosi ai livelli tedeschi inferiori di un’ora. La variazione più importante, però, si è verificata nella repubblica baltica della Lettonia che ha visto passare le ore lavorative dalle 42.2 di inizio millennio alle attuali 38.9.

Sulla base di quanto scritto non è solo il lavoro che garantisce il benessere ma è soprattutto il valore aggiunto a garantire il benessere della società. Non a caso nei paesi dove si lavora meglio le condizioni di benessere sono più elevate grazie al welfare, ma anche alle elevate tecnologie in possesso di queste nazioni.

 

Stefano Peverati

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