Lettera aperta ad Alessandro Giacomini: Sergio Binelli, basta con le offese ai cattolici

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REPLICA AD ALESSANDRO GIACOMINI: basta con gli attacchi e con le offese ai cattolici e a chi difende la famiglia!

Rispondo alla lettera scritta dal segretario dei Laici Trentini per i diritti civili, intitolata “Perché mai stupirsi delle dichiarazioni di Don Gino Flaim. Il suo solo grave peccato è rendere pubblico ciò che, per la chiesa Cattolica, andrebbe celato”, e ne approfitto anche per esprimere la mia più totale indignazione, da cittadino, da cattolico e da lettore in Chiesa.
Non è la prima volta che il signore a cui sto rispondendo si esprime in un modo che io trovo incondivisibile. Quasi un mese fa, infatti, in un post di Paolo Zanella (presidente dell’Arcigay di Trento), pubblicato nella sua pagina Facebook, è apparso un commento del segretario dei Laici Trentini per i diritti civili riferito al consigliere provinciale Claudio Cia (Civica Trentina), in cui si diceva: “Ora dobbiamo usare armi non convenzionali. Ad ogni suicidio legato all’omofobia va corrisposto un politico di turno, ad esempio Claudio Cia è un assassino ha ucciso Samuelle.”; e questo solo perché il consigliere Cia sta lottando coraggiosamente contro delle normative, in discussione nel Consiglio provinciale di Trento, che promuovono l’ideologia gender (che esiste) e che sono irrispettose e forse anche un po’ pericolose nei confronti della famiglia naturale.
Tornando alla lettera in questione, non solo sono sconcertato da quello che ho letto ma sono anche un po’ perplesso perché mancano alcuni particolari di una certa importanza.
Su Padre Flaim, ad esempio, si è omesso di specificare che è un signore molto anziano, con problemi di salute, con una formazione approssimativa e che è già conosciuto per altre affermazioni inaccettabili; inoltre, risulta anche che da molto tempo non fa più il parroco, ma si limita a portare la comunione agli anziani. Con questo non voglio di certo giustificare quello che ha detto Padre Flaim, anche se è bene ricordare che ha comunque condannato la pedofilia, pur consigliando un atteggiamento caritatevole.
Successivamente, sempre nella lettera, si cita anche il Papa emerito Joseph Ratzinger, senza ricordare che durante il suo pontificato (e per la precisione tra il 2011 ed il 2012) ben 400 sacerdoti sono stati ridotti allo stato laicale da Benedetto XVI perché accusati di pedofilia (un dato in aumento, visto che nel biennio 2008-2009 solo 170 religiosi sono stati ridotti allo stato laicale).
In seguito, si cita anche la Taxa Camarae, documento di dubbia autenticità, e anche il Crimen sollicitationis, in cui non solo si è tralasciato di dire che tale istruzione non è più in vigore, ma anche che al paragrafo 16 di tale documento si impone alla vittima degli abusi di “denunciarli entro un mese”, che al paragrafo 17 si estende l’obbligo di denuncia a qualunque fedele cattolico che abbia “notizia certa” degli abusi e che al paragrafo 18 si precisa che chi non ottempera agli obblighi previsti dai due paragrafi precedenti “incorre nella scomunica”. Secondo tale documento, quindi, proprio chi sta zitto viene scomunicato, e non il contrario.
D’altronde io non mi stupisco di queste dimenticanze. In Italia ormai non solo è in atto un fenomeno sempre più rilevante di CRISTIANOFOBIA, ma c’è ancora, purtroppo, tanta ipocrisia: se il discorso di Padre Flaim l’avesse fatto un Imam o un Rabbino sarebbe scoppiata una polemica di questo tipo? E perché quando alcuni militanti LGBT (lesbian-gay-bisexual-transexual) fanno dichiarazioni sui bambini, che si commentano da sole, nessuno dice nulla (Mario Mieli, personaggio fondamentale per il movimento omosessuale italiano, scrisse nel suo libro “Elementi di Critica Omosessuale” queste parole: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica … La pederastia, invece è una freccia di libidine scagliata verso il feto.”)?
Io sinceramente non ho paura del fatto che le famiglie “inviano i propri figli a frequentare gli oratori”, ma dell’ideologia gender e del fatto che i sostenitori di tale teoria vogliano portarla nelle nostre scuole per contrastare un’omofobia che in Italia non esiste (e lo dimostrano i dati dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori e dell’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali) e per assicurare il rispetto reciproco, evitando situazioni di discriminazione. Già in alcuni asili e in alcune scuole materne sono apparsi i cosiddetti libri gender, che non solo puzzano di indottrinamento, ma arrivano a diffondere una posizione di parte ed a mescolare argomenti scientifici con argomenti etici, senza alcun riguardo alle conseguenze psicologiche sui bambini e senza rispettare il diritto dei genitori di educare ed istruire i propri figli (previsto dall’art. 30 della nostra Costituzione e dall’art. 26 della Dichiarazione universale diritti dell’uomo); e purtroppo in alcune realtà la situazione è degenerata: in un asilo si è arrivati ad obbligare i maschietti a vestirsi da femminucce e le femminucce a vestirsi da maschietti, in una scuola materna è stato spiegato a degli alunni di quinta elementare “come cambiare sesso”, in un istituto comprensivo è stato proiettato un film con scene sessuali esplicite sulla storia di un uomo che abbandonava la propria famiglia per stare con il suo nuovo compagno, … e purtroppo si sta parlando anche di insegnare negli asili la masturbazione. Tutto all’insaputa dei genitori e molto spesso degli insegnanti.
È bene ricordare poi che la nostra regione, per quanto possa essere autonoma, non ha messo al bando il gender come hanno fatto responsabilmente il Veneto e la Basilicata.
Concludo consigliando ai Laici Trentini per i diritti civili di rivedere la posizione del loro segretario: penso che in una democrazia bisogna discutere in maniera rispettosa, senza offendere chi la pensa diversamente e senza fare di tutta l’erba un fascio.
Vi ringrazio dell’attenzione.
SERGIO MANUEL BINELLI – Pinzolo

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