LETTERE AL DIRETTORE – SENTINELLE E CRITICITA’

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Signor Direttore,

non è mia abitudine commentare titoli e articoli pubblicati dai quotidiani ritenendo questi liberi di informare e di evidenziare aspetti della notizia, ma mi consenta di dissentire quanto emerso da alcuni media che in alcuni articoli sono riusciti a concentrare tante inesattezze da far pensare che vi sia cattiva fede. Per indicare la Veglia delle Sentinelle svoltasi venerdì scorso, sono state usato espressioni lungi dall’essere veritiere: “Torna la veglia omofoba” e ancora “il presunto diritto di a essere omofobi”.

Io ho partecipato a questa veglia e nessuno era lì contro qualcuno ma per qualcuno: la famiglia naturale e il diritto al pensiero libero. Chi ha a cuore non tanto la Fede, bensì la Ragione è chiamato a testimoniarlo e questo ho fatto con tanti altri cittadini, oltre 300. Non una parola, non un offesa e nessun giudizio hanno caratterizzato la nostra presenza e il nostro silenzio. Abbiamo invece subito offese, provocazioni, arroganza e volgarità da coloro che hanno manifestato la loro insofferenza verso la caparbietà di quanti non si rassegnano all’ideologia del pensiero unico e vogliono continuare ad essere persone libere: libere di pensare, libere di credere nei valori che nobilitano e caratterizzano la natura umana dal resto del creato, liberi di dire che “padre” e “madre” non sono parole che appartengono a noi ma a tutti i bambini e rubarle a loro sarebbe un crimine. Per le varie arci gay e affini difendere la famiglia naturale oggi è una minaccia che va a ledere i loro “diritti”, non quelli di essere rispettati e stimati come cittadini liberi di vivere la propria affettività in pubblico e in privato con tutela anche giuridica, ma quelli di togliere cittadinanza alla famiglia, alla naturalità della persona per sovrapporsi ad essa. Fanno del vittimismo un arma per imporre il silenzio e prendere il posto della ragione.

Lo ripeto, non sono un Consigliere anti gay. Ogni persona deve sentirsi legittimata e non giudicata nell’esteriorizzare la propria affettività, mi rifiuto però di rincorrere ed assecondare ogni loro pretesa e ogni loro appetito perché so ancora riconoscere il quadro dalla la cornice e non sono disposto a barattare il sole per una lucciola.

Claudio Cia – Consigliere comunale a Trento

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