Lettere al giornale: Ringraziamo Putin se l’ISIS sarà fermato

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Il panorama politico internazionale di questi giorni è piuttosto inquietante. Dal 2011 è in corso in Siria una sanguinosa e violenta guerra civile che si propone il rovesciamento del governo di Bashar Hafiz al-Asad, osteggiato dai ribelli dello Stato islamico e del movimento terroristico al-Nusra, soprattutto a causa della sua appartenenza alla minoranza alauita in un paese a maggioranza sunnita.
Stati Uniti e Unione Europea auspicano un rovesciamento dell’attuale regime e sostengono i ribelli, mentre Cina e Russia appoggiano Asad sia in ambito diplomatico che militare. E così assistiamo sgomenti all’esodo di migliaia di profughi ed esuli in fuga dalla cieca violenza della guerriglia verso l’Europa, ovviamente pronta ad accoglierli e ospitarli. Costoro fuggono dall’estremismo islamico non dal regime di Asad, tentano di salvarsi dal cieco settarismo dei fratelli musulmani, dall’odio e dall’intransigenza perversa della fede ridotta a folle delirio. “Dio è il nostro obiettivo. Il profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il Jihad è la nostra vita. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza”. Questo il motto dei fratelli musulmani che ci lascia intendere l’essenza e la natura del fanatismo islamico.
Putin nel suo magistrale discorso tenuto durante la Settantesima assemblea dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, illustra esaustivamente quale sia l’attuale scenario politico ed economico internazionale e lascia sgomenti per il coraggio e la fermezza delle sue affermazioni. Concordo pienamente con ciò che il Presidente russo dice e ribadisco l’importanza di mantenere la sovranità delle singole nazioni del Medioriente e, nel caso specifico, della Siria. L’obiettivo primario dello Stato Islamico è abbattere il governo per instaurare un califfato ispirato alla Shari’ah e alla Sunna dove la legge di Dio è l’unico riferimento e valore assoluto indiscutibile. La soluzione sarebbe la nascita uno Stato divincolato dalla religione che garantisca al popolo la libertà di esistere indipendentemente dalla fede.
L’Unione Europea appoggia le posizioni degli Stati Uniti che identificano in Asad e nel suo governo un pericoloso regime totalitarista e repressivo e quindi mirano alla sua destituzione attraverso l’opera di ribelli impegnati nell’attuale guerra civile.
Per il nostro continente, la sudditanza agli Stati Uniti, equivale ad un vero e proprio suicidio. Il mondialismo e la globalizzazione, come mezzo di egemonia economica e finanziaria, stanno minando gli equilibri mondiali uccidendo la sovranità popolare e le peculiarità culturali e identitarie dei singoli Paesi. La demonizzazione delle tradizioni e dei valori caratteristici della nostra cultura, l’introduzione della moneta unica, l’indebolimento dell’area mediterranea sempre più dipendente e asservita ai paesi del nord, la diffusione di teorie eversive sulla natura stessa dell’uomo, la bagarre mediatica che celebra la solidarietà e il buonismo più misero e melenso, la crisi della Chiesa cattolica e il predominio della Germania, hanno destabilizzato ogni individuo alimentando insicurezze, confusione e smarrimento.
E’ necessario essere coraggiosi, lungimiranti e impavidi, essere se stessi, liberi cittadini capaci di opinioni proprie anche se scomode e dissonanti, essere note stonate nel minuetto del pensiero moderno. Globalizzazione, Euro, appoggio incondizionato ad Barack Hussein Obama II, sostegno subdolo e vile allo Stato islamico, ripudio delle proprie radici, abdicazione delle sovranità nazionali, rinuncia alla propria identità e unicità, asservimento alle lobby economiche sono ciò che semina rovina e disfacimento in Europa e nel mondo.
Per tutti questi motivi ammiro le posizioni coraggiose del Presidente Putin, la sua denuncia dell’ambiguità dell’ONU, l’idea di difendere la sovranità di ogni singolo stato del Medioriente, la promozione del progetto Euroasiatico capace di unificare gli interessi europei e asiatici e la lotta al terrorismo islamico. Come suggerisce Putin, per salvarci da questa disfatta, è necessario che tutti noi riscopriamo la nostra identità, che torniamo ad amare la libertà, a difenderla, ad apprezzarla, a coltivarla.
Non ripudiamo l’unicità per paura, non omologhiamoci, non arrendiamoci al qualunquismo della cultura odierna, all’agnosticismo, a ciò che favorisce lo sbando e il disagio sociale. Restituiamo valore al folclore, alla famiglia, alle tradizioni, ai valori millenari ereditati dalla nostra storia e diventiamo orgogliosi di quello che siamo. Siamo come Putin, voci autoritarie, imponenti e fiere. Riconosciamo la nostra dignità. Diventiamo note stonate nel concerto armonioso dell’apatia ideologica globale. Boicottiamo tutte le operazioni che favoriscono una globalizzazione insensata e venefica, difendiamo la tipicità di ogni popolo, rispettiamo il credo e la professione di fede di tutti senza strumentalizzazioni e speculazioni, avversiamo ogni manipolazione, restiamo coerenti e saldi. Imitiamo Putin, la sua autorevolezza, la sua regalità, la sua alterigia, la sua integrità e la sua fermezza. Fidiamoci del nostro senno, del nostro giudizio, analizziamo gli avvenimenti, decifriamo gli indizi, informiamoci, partecipiamo attivamente alla costruzione di una politica più equa e solidale, fermiamo i fanatismi, scandalizziamoci per le ingiustizie, per il crimine, per l’intolleranza, discostiamoci dai corruttori e dai corrotti, indigniamoci per certe ragion di stato depravate e arbitrarie. Siamo minacciati. Vogliono rubarci la libertà di essere, di pensare, di agire, di costruire, di credere, di amare, di esistere. La globalizzazione, la moneta unica e il terrorismo costituiscono la minaccia più grave per la democrazia. E’ nostro diritto difenderci, tutelarci, salvarci. Grazie presidente Putin per l’esempio di anticonformismo, maturità e spessore umano donatoci in occasione dell’intervento all’assemblea dell’ONU.

Luigi Nevola – Lega Nord Bolzano

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