LETTERE AL GIORNALE: SULLA TUTELA DELL’ITALIANITA’

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Gentile direttrice,

dall’intervento del Presidente della giunta provinciale, “l’autonomia è un bene di tutti”, pubblicato dall’Alto Adige il 24 dicembre 2014 sembra che, riguardo alle sempre maggiori pretese della “Stella Alpina” di nuove competenze autonomistiche, la SVP stessa abbia girato un film che ha spacciato ai governanti italiani come verità assoluta e che i governanti italiani si sono bevuti come verità assoluta.
Il fatto che l’attuale governo abbia accettato, col “patto di garanzia”, di coinvolgere l’Austria nelle eventuali modifiche dello Statuto autonomistico denota come Roma oggi non conosca per nulla come si sia arrivati sia al “pacchetto” sia, di conseguenza, all’attuale Statuto.
Dire, come fa Kompatscher, che il patto di garanzia ha “ancorato ancor di più” la “questione altoatesina a livello internazionale”, se per “questione altoatesina” s’intende l’attuale Statuto, è una solenne presa in giro; poiché lo Statuto e il “pacchetto” non hanno, né mai hanno avuto, nessun tipo di ancoraggio internazionale. Con il rilascio, l’undici giugno 1992, da parte di Vienna della quietanza liberatoria, eventuali modifiche statutarie sono esclusivamente un fatto interno italiano.
La SVP deve dire chiaramente che intende attuare il programma che già fu quello del “Deutscher Verband”, elaborato nel 1921, in cui si chiedeva una sostanziale indipendenza, “concedendo” all’Italia solamente la politica estera e quella monetaria (che oggi è in mano alla BCE).
Ricordiamo, che l’eventuale modifica dello Statuto non deve interessare assolutamente l’Austria che con la concessione della quietanza liberatoria ha dichiarato come l’Italia abbia completamente ottemperato all’”Accordo Degasperi-Gruber”. Vienna potrà solamente, se dovesse ritenere che eventuali modifiche dello Statuto siano in contrasto col “Patto di Parigi”, adire alla Corte di giustizia dell’Aja in un ricorso esclusivamente giuridico. Corte, che dovrà valutare solamente se, eventualmente, l’”Accordo Degasperi-Gruber, sia stato superato da parte italiana. Niente di più, niente di meno.
Infatti, l’unico strumento internazionale negoziato tra Italia e Austria, alla fine degli anni sessanta in vista del “pacchetto”, fu la modifica della “Convenzione europea per la soluzione pacifica delle controversie”, che attribuiva alla corte dell’Aja la competenza di dirimere tali contrasti, in modo che la Corte stessa potesse interessarsi anche delle questioni sorte prima del 1957.
Detto ciò, c’è sicuramente bisogno di una modifica dello Statuto di autonomia, ma che vada in senso opposto a quello preteso dalla SVP.
Lo statuto deve essere modificato nel senso di tutelare maggiormente il gruppo di lingua italiana, e, in particolare, le prime modifiche, dovranno: 1) sancire l’intangibilità della toponomastica italiana attraverso un’integrazione del comma due dell’articolo otto dello Statuto; 2) concedere maggiore autonomia al comune capoluogo e ai comuni maggiori dell’Alto Adige prevedendo l’obbligo da parte della Provincia di delegare al comune di Bolzano – che si costituirà in “Area Metropolitana” comprendente anche i Municipi di Laives e Bronzolo – e ai maggiori comuni altoatesini, trasferendogli i relativi finanziamenti, la potestà di legiferare e di dettare norme nei campi di pertinenza comunale già attribuiti alla competenza provinciale, sia in base all’articolo quattro sia all’articolo cinque; 3) stabilire il diritto di autodecisione dei rappresentanti dei singoli gruppi linguistici per le materie riguardanti i diritti etnici attraverso la creazione di “Curie Linguistiche”, composte da tutti i consiglieri provinciali appartenenti al rispettivo gruppo linguistico, che avranno potere legislativo autonomo materie concernenti: a) scuola, b) associazioni culturali e sportive, c) toponomastica, d) folklore, e) attività culturali; 4) adeguamento della proporzionale etnica adottando criteri che non penalizzino, come accade oggi, il gruppo linguistico italiano, cioè riservando i posti pubblici, a cittadini appartenenti a ciascuno dei tre gruppi linguistici, in rapporto alla consistenza dei gruppi stessi, quale risulta dalle dichiarazioni di appartenenza rese nel censimento ufficiale della popolazione, moltiplicato per un coefficiente – stabilito da un’apposita commissione paritetica tra i tre gruppi linguistici – che tenga conto della percentuale di appartenenti ad ogni gruppo linguistico occupata nei settori economici non statale né di altri enti pubblici. In pratica, la commissione paritetica dovrà stabilire un coefficiente che riequilibri eventuali disparità riscontrate tra la consistenza percentuale dei singoli gruppi linguistici, quale risulta dalle dichiarazioni di appartenenza rese nel censimento ufficiale della popolazione, e la consistenza percentuale degli appartenenti agli stessi gruppi linguistici occupati nei settori economici non pubblici (agricoltura, commercio, turismo, ecc.)

Eriprando della Torre di Valsassina

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