BENEDIZIONE DELLE MOTO A TRENTO: LA VITA APPESA A UN GUARDRAIL

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Rombo di motori e il profumo della benzina: si chiude con la sfilata delle motociclette la giornata del 12 aprile, dedicata alla Benedizione delle moto a Trento. Un grande numero di motociclisti si è radunato a partire dalle ore 10.00 per attendere l’avvio della stagione della moto, avvio che non poteva che cadere di domenica.

L’evento organizzato dal Motoclub di Trento ha avuto, come da programma, alcuni momenti culminanti. Il raduno dei motociclisti e lo schieramento delle moto: da viale Piave a corso III Novembre a via Travai, ogni mezzo metro c’era una moto parcheggiata. Dalle vecchissime Guzzi e Vespa alle minacciose Harley Davidson, un bel po’ di Quad, parecchie moto da strada o da enduro, di ogni tipo e di ogni età. Tra le moto anche qualche bambino, con la minimoto e qualche sidecar.

Alle 12.00 l’arrivo in sidecar, scortato dai Galletti, di Mons. Facchinelli per la benedizione ufficiale. Il momento finale, prima della preghiera annuale, sul palco, con il saluto delle autorità. Momento che era atteso dalla Direttrice dell’APT di Trento e dal Presidente del Motoclub Trento, i co-organizzatori dell’evento sponsorizzato da Honda. Poi i saluti dell’Assessore allo Sport del Comune di Trento. Quindi la benedizione partecipatissima.

Al centro le moto e i loro guidatori, il tema di oggi la sicurezza: chi decide delle barriere protettive nel Codice della Strada italiano? Secondo il Motoclub Trento non sono i motociclisti a decidere. La formale richiesta fatta oggi è di venire incontro ai motociclisti, creando barriere spartitraffico più sicure.

La piazza ha chiuso con un saluto e un “Yahuu” di gruppo, per dare il gas ai motori e far vibrare le corde del cuore motociclistico del Trentino con un’intensità unica, e poi via per la sfilata, con scorta, in uscita da piazza Fiera in direzione est. Degli oltre 5 mila partecipanti, di cui una grande maggioranza motociclisti e una risicata minoranza di scooteristi, a dirla tutta, dunque resta il profumo della benzina, per una Trento, per un giorno, davvero a due ruote.

Un focus sulla normativa italiana in fatto di viabilità: se tutto va bene, siamo rovinati, ci sarebbe da commentare; dalle statistiche della Polizia Stradale emerge che l’8% dei viaggiatori in Italia usa un mezzo motorizzato a due ruote, sono esclusi da tale statistica i ciclisti. Però la mortalità riguarda nel 13% dei casi i motociclisti. Questa sarebbe solo una fredda statistica, non fosse che il 70% dei motociclisti che perdono la vita in strada, muoiono a causa non dell’impatto, non della scivolata, ma dall’urto con le barriere protettive. Decapitazione, il rischio primo, anche a basse velocità. Perdita degli arti, per i più fortunati, schiacciamento e traumi gravi per chi ha un angelo custode.

Le strade italiane con barriere protettive non sono a misura di motociclista. In Europa solo la Francia adotta delle barriere protettive che possono salvare la vita ai motociclisti. In Italia le barriere meno assassine restano i New Yersey, le peggiori sono il guardrail semplice, vecchio stile, o doppio aperto.

Il guardrail doppio chiuso, chiamato salva motociclisti, benché approvato in linea teorica nel 2011 è ancora fermo al tavolo e non è legge, dunque da vent’anni si discute di sicurezza stradale, da quasi 5 anni si sono costruiti nonché sono stati messi a norma i nuovi guardrail, ma ancora si viaggia con spartitraffico temporanei, barriere guardrail, californiani solo dove ci sono situazioni particolari.

Di Martina Cecco

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