MotoGP: gravemente assolti, non solo Argentina 2018

Il 46 Valentino Rossi tagliato da Marquez

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Rossi e Marquez

In MotoGP gli errori fa comodo vederli, ma solo quando i piloti non sono quelli in lizza per il podio. E solo se non sono i nostri piloti. E’ cosa banale ma triste: un pilota di Moto GP che avesse speronato un doppiato sarebbe stato immediatamente penalizzato. Senza sponsor incazzati e senza tifoserie sul piede di guerra. Puniti, giustamente, come si deve o si dovrebbe. Se si tratta del “pupillo” invece il gioco sporco fa “gang” e alimenta il sangue da tifoseria. Ecco perché Marc e Valentino (è evidente che non si stanno simpatici) hanno libertà persino di fare comizio.

Eppure le “boiate” o sono tutte per tutti o non lo sono più. Nel pomeriggio di oggi sono arrivate le scuse da parte di Marc Marquez per aver indotto alla caduta Valentino Rossi nel MotoGP di Argentina 2018, il problema – gravissimo – è che tantissimi tifosi e motociclisti “vecchio stile” trovano spassoso che in gara i piloti corrano superando il buongusto della regola, mettendo in pericolo gli avversari. E ancor peggio che persone il cui parere conta, come Agostini, dicano delle astruserie del tipo che “In gara è sempre stato così” che pare essere – a dirla tutta in ogni dove – la scusa più stupida e più banale con la quale ogni schifezza viene perdonata “è sempre stato così” non è affatto sinonimo di “è giusto così”. Sia chiaro! Che vergogna!

Valentino Rossi è ora vittima di un gioco in cui fu carnefice. E per certa parte della tifoseria è naturale fare spallucce. Il 46 ne ha fatte, chiedete a Biaggi o Stoner o Gibernau.

E’ possibile, con le moderne tecnologie che registrano ogni angolazione, ad oggi, ridurre a zero le angherie dei piloti che vanno oltre lo sport. A suon di squalifiche e penalità per redimere i “cavalli pazzi”.

Non è carino essere ricordati come i piloti più delinquenti della storia del MotoGP e Marquez ha nel DNA un qualcosa che lo porta – a suo sentire non volendolo – a candidarsi tra i peggiori. E per l’appunto non è una bella cosa (Martina Cecco).

Foto: Virgilio