Quindici anni di “Domani smetto” e il fu Alessandro Aleotti

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“Vorrei ma non posto”, “Assenzio”, per concludere con l’ultimo album “Comunisti col Rolex”: questa l’ultima eredità di Alessandro Aleotti, in arte J-Ax, in compartecipazione con l’ormai immancabile socio Fedez. Una collezione di canzoni dal gusto prettamente commerciale, indirizzato al vasto pubblico giovanissimo che poco o nulla conosce di quell’affascinante e misterioso genere musicale che è il Rap. E infatti le ultime fatiche del famoso duo non possono considerarsi in alcun modo Rap, men che meno si possono considerare Rapper gli autori.

Ma non sempre è stato così: esattamente 15 anni fa, il 29 marzo 2002, fece la sua comparsa nei negozi di musica un disco che avrebbe influenzato per sempre la scena musicale e il Rap italiano nel suo complesso, ossia “Domani smetto”. Un album carico di energia, che convogliava la poetica del Rap e la musicalità del Rock, presentando un’innovazione più unica che rara. Una rosa di canzoni coraggiose, senza peli sulla lingua e dal retrogusto amaro, di un gruppo che aveva già dimostrato il proprio valore e che non guardava in faccia nessuno camminando a testa alta: gli Articolo 31 erano tornati sulla piazza e sul beat più scatenati che mai, riportando in auge il duo J-Ax – Dj Jed e sfornando un prodotto nuovo nel suo genere.

Com’era nello stile degli Articolo 31, “Domani smetto” esibiva una serie di testi che si accompagnavano perfettamente a un sound energico e coinvolgente. I temi affrontati spaziavano dalle esperienze più personali e private, con cui il cantante J-Ax intendeva raccontarsi, a denunce sociali di rilevante importanza: si ricorderà la track “Soldi soldi soldi”, in cui l’autore non risparmiava critiche al sistema consumistico e ultracapitalista occidentale, arrivando ad attaccare senza tanti veli l’introduzione della moneta unica Euro nel Vecchio Continente(…) Sorridi bambina, il futuro è già qua: sicuro l’anno venturo la Lira scomparirà. Una banconota unirà una grande comunità che spende: c’è mobilità in Occidente, la libertà si vende (…)»).

Oppure la canzone che più di tutte rappresenta l’eversione che quel particolare album rappresentava, dalla quale infatti ha preso il titolo: “Domani smetto”. Dai tratti ribelli, forse un po’ troppo stereotipati, ma di un testo sicuramente pregno di onestà intellettuale: un pezzo fuori dalle righe, volutamente esagerato e dai canoni altisonanti, che racchiudeva perfettamente la filosofia del Rap e della sua culla intramontabile (la strada).

Ora cosa rimane della grande eredità lasciata da Alessandro Aleotti? Dopo il divorzio musicale col fidato Dj Jed, J-Ax pubblicò nel 2006 l’album “Di Sana Pianta”, ripercorrendo lo stile imboccato con “Domani smetto”. Il vero declino cominciò tuttavia con “Deca Dance” (2009), venendo confermato da “Meglio prima (?)” (2011) – album in cui l’autore non nascondeva la sua ilarità nei confronti dei fan “vecchia scuola” delusi dalla strada imboccata dal loro idolo. Con questi dischi la parte poetica aveva lasciato sempre più spazio al sound commerciale.

Dopo quattro anni di singoli ed esperimenti falliti, l’artista milanese tornò sulla scena mediatica per la sua partecipazione al celebre talent show canoro The Voice nelle vesti di giudice: i vecchi fan, che magari dopo anni di silenzio quasi assoluto si aspettavano l’uscita di un nuovo album, non perdonarono questa sua scelta definendola «incoerente». «Se fallisco faccio il muratore, mica Music Farm», gli ricordarono – frase contenuta nella fortunata track “S.N.O.B.”, in “Di Sana Pianta”. Senza contare la forte critica che anni prima il J-Ax degli Articolo 31 muoveva al sistema dei talent e del mercato musicale ad essi associato – critica a 360 gradi contenuta in “La nuova stella del pop” dell’album “Italiano medio” (2003). Dopo quella disavventura non fu più così strano ritrovarselo anche da Maria De Filippi ad Amici al fianco dell’amico Nek.

La progressiva discesa si concretizzò quando J-Ax iniziò a lavorare a stretto contatto con la nuova stella emergente italiana Fedez, stabilendo una complicità oggi più forte che mai. Fu da questa nuova unione che l’estate 2016 fu invasa dalla hit del momento “Vorrei ma non posto”.

La collaborazione con Fedez non poteva certo passare inosservata, soprattutto ai “nostalgici” dei tempi d’oro degli Articolo 31. E che J-Ax abbia definitivamente perso ogni contatto con la realtà è scaturito molto chiaramente l’8 giugno 2016, quando l’artista milanese, accompagnato dall’inseparabile Fedez, venne invitato alla redazione del Fatto Quotidiano, lasciandosi andare a duri sfoghi contro le critiche ricevute negli ultimi anni: «(…) Non me ne frega veramente niente di quello che pensa la scena del Rap italiano che non mi rispetta. (…)»; rifuggendo nel passato: «(…) Avete capito cosa ho fatto io? Cioè, io ero nei fottuti Articolo 31! (…)»; arrivando a confermare ogni suo distaccamento dalla strada: «(…) Quando sono nella mia Jacuzzi e vedo i Dischi di Platino che ho venduto, sapete quanto cazzo me ne frega di quello che pensate voi? (…)»; lanciando arroganti provocazioni: «(…) Io sono J-Ax, ti apro ancora con le strofe. (…) Vi apro a metà, a tutti vi apro! (…)». Quest’ultima una provocazione che, detto francamente, fa tanto “galletto da cortile”, largo di parole ma stretto di fatti. Perché, sebbene il sig. Aleotti possa essere sicuro di quello che ha affermato, forse ignora la giovane generazione di Rapper sconosciuti al grande pubblico ma dotati di grande genio musicale e poetico.

Un tempo i Rapper solevano combattersi a suon di dissing, spettacolarizzando le diatribe in capolavori della musica: oggi – almeno in Italia – è tutto affidato ai social, e gli artisti Rap si criticano vicendevolmente a suon di tweet, post e video, ricoprendo di ridicolo la loro posizione.

E anche J-Ax è ormai entrato a far parte del Sistema che quindici anni fa era intenzionato a ribaltare. Il “Domani” è arrivato, e il Pifferaio magico “ha smesso” (di suonare).

di Giuseppe Comper

[Photocredit: IO donna]