L’Italia è malata, la destra anche

0
37

Potessimo lo eleggeremmo presidente della Repubblica tirando un sospiro di sollievo, finalmente un uomo carismatico, diremmo; potessimo lo eleggeremmo presidente del Consiglio tirando trentamila sospiri di sollievo, finalmente uno che non spara cazzate, gioiremmo. Purtroppo per noi rimarrà un sogno impossibile, l’uomo fa il Papa e per gli italiani può dire solo una preghiera, però la statura del personaggio rimane immensa e lustrata dall’ultima affermazione: mi fanno paura le zanzare. Chapeau! Immaginatelo in un confronto con uno qualsiasi dei nostri cari –cazzo, se sono cari- politici dello Stivale: improponibile, vincerebbe Francesco per K.O. al primo secondo. Differentemente, i “nostri”, dalla loro hanno le chiacchiere, fin troppe, le furbate, queste tante, la tracotanza in abbondanza perenne. Il riso abbonda nella bocca degli stolti, recita un antico detto latino, il Matteo di Firenze ha rottamato pure il latino: lui la ride e gli stolti siamo noi. L’ultima risata sul patto di salvataggio per la banca del suocero, ops, un lapsus! Per la banca del babbo della ministro Boschi, pardon. Ma fatemi capire, il surplus milionario acquisito durante la notte delle voci cantanti, che fine ha fatto? Piccoli misteri del belpaese, la cosa non mi meraviglia più di tanto, oramai ci siamo drammaticamente abituati all’andazzo cialtronesco e furfantesco di chi ci rappresenta, amen. Nel frattempo sto cercando uno straccio di destra buona per l’opposizione, più facile uscire dal labirinto mitologico che trovare una destra capace, so che domani, a Roma, si riunisce Azione Nazionale, nome e logo simili ad Alleanza Nazionale. Più che un invito alle persone comuni di destra, che non c’è stato, parrebbe un accordo tra colonnelli e aspiranti tali, trombati o meno. Ricorda il partitello fondato un anno fa da Sveva Belviso, chi lo ricorda più? Fratelli dìItalia non è da meno, le ultime tracce narrano di un dibattito con Salvini a mo di valletta e un vocio di gente raccattata ad intonare l’Inno di Mameli sotto l’abitazione del gioielliere lombardo, capeggiati da Carlo Fidanza. Altro non è pervenuto. Un po’ poco, in verità, quasi nulla. Francesco Storace sembra più preso a scrivere un libro di memorie che a rifondare il partito, da oltre il Po attendo notizie. Altro, a destra, non c’è. Quantomeno non un qualcosa di credibile. Rimane Berlusconi? Ho scritto a destra, non a destra di un bordello. Nel frattempo siamo tutti francesi. Io, no. Je ne suis pas francaise, sono italiano e se ci penso, e ci penso, incazzato con i francesi. Sia chiaro: niente a che vedere con i fatti tremebondi di Parigi, ci mancherebbe! Però non dimentico il conto in sospeso che abbiamo con la Francia da più di 30 anni, sto parlando di Ustica per intendersi, che lo stato italiano fa finta di dimenticare guardandosi bene di soffiare sopra i tre palmi di polvere che ricoprono il fascicolo. Quindi potrei proclamarmi francese nel momento in cui, da italiano, ottengo i miei diritti che loro stessi hanno calpestato. Volo pindarico? Lo so. Noi italiani abbiamo il senso della Patria solo quando si gioca a pallone, qualche anno fa neppure quello giacché esisteva una parte che tra Italia e URSS tifava per quest’ultima, il nostro mancato patriottismo è il frutto di una politica comunista in atto fin dal dopo guerra. Dopo il crollo del muro di Berlino parve un’ideologia al capolinea, pia illusione, la loro avversità verso la nostra cultura è talmente intrinseca che evidentemente provano un odio profondo contro i nostri simbolismi. Pure il Cristo sulla Croce a loro dà noia, infatti è stato tolto da tempo con la scusa della laicità dello Stato e per non creare disagio ai credenti di altre religioni. Penso che se invito un ospite in casa mia quello mangia quel che ho, non quello che vorrebbe trovare anche perché, di quel che ho, non mi vergogno. Fa parte di me.

Marco Vannucci

Comments

comments