Stati Uniti criminali e terroristi

0
55

Come al solito, la questione sarà vagliata sotto le lenti della contrapposizione Fascismo/Antifascismo, eludendo in questo modo il concetto principale. Si parla del libro che in Spagna – a quarant’anni dall’evento terroristico – ha chiarito definitivamente un dubbio che, tutto sommato, proprio tale non era: l’assassinio del duca, ammiraglio e primo ministro di Spagna Luis Carrero Blanco fu voluto, promosso e favorito dalla Cia.

Gli Stati uniti, insomma, assassinarono un premier legittimo, al fine di rimuovere un ostacolo alle loro mire nelle penisola iberica, in particolare alla loro politica espansionistica in termini di basi militari in Europa. Naturalmente, lo strumento per realizzare l’attentato furono i comunisti baschi, così come i comunisti di mezza Europa – sempre facili a diventare servi dei loro stessi nemici, nel perseguire il loro furore ideologico -, in particolare i così detti intellettuali, si affrettarono fin dal giorno stesso dell’attentato a glorificare l’omicidio del ministro fascista. D’altro canto, l’etichetta fascista è da oltre 70 anni la miglior foglia di fico per celare le peggiori nefandezze, tanto dei regimi rossi quanto delle democrazie. Anche quando di fascista, in una persona o in una situazione, c’è ben poco. E a definire fascista Carrero Blanco, tutto sommato, si fa una gran fatica, se per fascista s’intende qualcuno legato – anche indirettamente – alle esperienze politiche italiane e tutt’al più tedesche d’ante guerra. Fu, infatti, Carrero Blanco il collaboratore di Francisco Franco che più si spese per limitare oltre ogni misura l’influenza della Falange nel nuovo governo spagnolo, instauratosi dopo la vittoriosa guerra civile. Vittoria ottenuta principalmente – a dispetto dei cantori del falso mito di Guadalajara – alle fascistissime armi italiane.  E fu Carrero Blanco a predisporre la documentazione che convinse un già di per se stesso riluttante Franco a non entrare in guerra al fianco della Germania, nel successivo conflitto mondiale. E pare che sempre a Carrero Blanco si deva la decisione della Spagna, dopo l’8 settembre 1943, di riconoscere come Stato legittimo in Italia la declinante monarchia luogotenenziale di Umberto II, negando eguale dignità alla Repubblica sociale italiana. Ciò detto, per amore di precisione, certamente Carrero Blanco era un anticomunista e un nazionalista, un patriota spagnolo che amava il suo Paese ed era geloso della sua piena indipendenza. Ed Ernest Villar, l’autore del libro che chiarisce definitivamente la vicenda del suo assassinio – Todos quieren matar a Carrero -, precisa anche che l’amore di Carrero per la Spagna era di certo superiore ai sentimenti che lo legavano a Franco, al regime e alla sua stessa personale sorte di ministro, se è vero, com’è vero, che riservatamente, mentre l’anziano generalissimo si spegneva lentamente, scrisse a Juan Carlos di Borbone per rimettere anticipatamente nelle sue mani il proprio mandato di premier, una volta che fosse stato rimesso sul trono. Soluzione istituzionale, quella del ritorno di Juan Carlos in una monarchia istituzionale, per la quale sempre Carrero Blanco si spese più di ogi altro, in quei fatidici primi tre anni del ’70. Insomma, nessuna giustificazione ideologica può essere addotta per un assassinio che aveva solo mire egemoniche e illegittime (anzi, illegali), da parte degli americani. Un assassinio, per il quale nessuno oggi come ieri chiederà giustizia, rinsaldando in questo modo il rapporto perverso tra Usa ed Europa, senza neanche più la giustificazione della Guerra fredda e del pericolo comunista. Egemonia che, anzi, oggi trova negli epigoni del Comunismo gli strumenti più docili, come sempre succede ai servi, quando sono costretti a cambiare padrone. Eppure, prima o poi, l’Europa dovrà confrontarsi con la dimensione criminale – solo passata? – della politica estera americana – perché esiste anche questa dimensione, nella politica estera statunitense – e decidere se asservirsi supinamente, oppure pretendere, in nome della libertà di 500-600 milioni di uomini, un pieno rapporto paritario.

Di Massimiliano Mazzanti

Comments

comments