Salvate almeno l’Orlando furioso dal politicamente corretto

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Momenti oscuri sta affrontando la nostra epoca, in cui il passato e la storia vengono chiamati alla sbarra a rispondere delle loro azioni da un tribunale di massa dalle dubbie competenze di giudizio.

Sono saliti agli onori della cronaca internazionale le numerose proteste e proposte di abbattimento di alcuni monumenti rappresentanti personaggi storici oggi considerati “controversi”: tutto ebbe inizio dopo gli eventi di Charlottesville, Virginia, quando la statua del generale sudista Rober E. Lee venne rimossa, attirando un consistente numero di “suprematisti bianchi di Destra” a manifestare contro questa decisione. Da lì il contagio è stato rapido, espandendosi a macchia d’olio: una folla sempre più isterica e arrogante ha iniziato a puntare il dito contro altre testimonianze monumentali che richiamavano a un passato “razzista, schiavista e imperialista“.

Il caso più eclatante e che ha destato maggiore scalpore, soprattutto nel nostro Paese, era la richiesta di abbattere la statua di Cristoforo Colombo a New York per il suo contributo allo sterminio delle popolazioni indigene americane in seguito alla scoperta del Nuovo Mondo. La statua è stata infine decapitata da ignoti vandali, con lì’apprezzamento di chi voleva vederla rimossa. Il Consiglio comunale di Los Angeles si è spinto oltre, arrivando addirittura a sostituire il Columbus Day con la giornata per commemorare “le popolazioni indigene, aborigene e native vittime del genocidio commesso dal navigatore genovese“.

Questa ondata di odio verso un passato giudicato deplorevole ha attraversato infine l’Atlantico, sbarcando in Inghilterra: nella city of London è stata infatti avanzata la proposta di rimuovere la statua del vice ammiraglio di epoca coloniale, nonché eroe di guerra, Horatio Nelson.

Le ragioni motivanti questo acceso odio verso il proprio passato sono le stesse ovunque: cancellare i monumenti per cancellarne le ideologie, giudicate oggi poco aderenti alla mentalità contemporanea. Il che è sicuramente vero, ma è proprio per non dimenticare – e non ripetere – talune tragedie che i referti del passato, di qualsiasi passato, non dovrebbero essere toccati ed essere considerati un monito alle generazioni presenti e future.

Anche perché, detto francamente, prendersela con una statua non ha senso: essa non viene idolatrata, come alcuni commentatori declamano, ma osservata, studiata, poiché essa è la testimonianza di un’epoca e di una mentalità che non potrà mai essere cancellata. E neanche ha tanto senso pronunciarsi sulla storia col metro morale di oggi: la storia va studiata, interpretata e raccontata, non giudicata e affossata. Non si può nascondere la storia sotto la sabbia. E’ un atto di ignoranza e di inciviltà pari alle barbarie che l’Isis perpetua nei confronti degli antichi siti archeologici e dei monumenti millenari che continua a saccheggiare e distruggere. Ignorante perché distruggere la storia, e gli oggetti che la testimoniano, equivale a distruggere il sapere e la conoscenza.

Non resta molto tempo. Presto o tardi verrà messo all’Indice dal popolo del politicamente corretto anche il Ciclo carolingio, che ha posto le basi della letteratura europea alla fine dei secoli XI-XII, per evidente islamofobia e suprematismo cristiano. Le avventure del paladino Orlando e dell’esercito di Carlo Magno in guerra contro i Saraceni musulmani non verranno più studiate per incitamento all’odio razziale. Le Tre Corone ferraresi Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso saranno demonizzate per la loro scarsa tolleranza. Se qualcuno fosse ancora interessato a riscoprire questi baluardi della letteratura classica italiana ed europea, si affretti dunque prima che sia troppo tardi. Prima che l’ignoranza di massa cancelli la storia.

 

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