La sostituzione etnica? Giusta per un popolo ormai morto

E se la sostituzione etnica in atto fosse sacrosanta? Se il popolo italiano fosse ormai arrivato a fine corsa e meritasse di estinguersi? Troppi congiuntivi, indubbiamente, per il ministro dell’ignoranza, Fedeli. Ma probabilmente è il ministro giusto al momento giusto. Il declino di questo Paese è evidente, dai vertici sino alla base. Non è neppure il caso di perdere tempo con il bugiardissimo o con Maria Elena Etruria. È sufficiente soffermarsi sugli atteggiamenti degli italiani nei supermercati, sugli autobus. Non negli stadi, dove secondo i media di servizio darebbero il peggio, ma nei luoghi normali. E non è neppure necessario osservare i furbetti delle code che cercano di fregare una posizione non perché abbiano fretta ma per sembrare più intelligenti. È più grave la maleducazione di chi abbandona i carrelli di traverso in mezzo alle corsie, bloccando gli altri. Non si tratta di ragazzini, ma di genitori e nonni maleducati. E sugli autobus la gente si spinge, si calpesta, si urta. Evitando di scusarsi perché dimostrerebbe debolezza. Non si lascia il posto a sedere ai vecchi, non si lascia passare gli altri quando ci si incrocia per strada o in un portone.

La sopraffazione come dimostrazione di forza, ma è solo maleducazione di chi non vale nulla e cerca di contare qualcosa attraverso comportamenti che servono solo a minare la convivenza civile. La cavalleria, intesa come spirito medievale che metteva il guerriero al servizio dei più deboli, è stata sostituita dalla  vigliaccheria, dalla frustrazione di disoccupati e sottoccupati che solo in questo modo affermano il senso della propria esistenza. Troppo faticoso studiare, impegnarsi, crescere individualmente. Meglio ostentare la  maleducazione che porta al bullismo. Tranne, dopo, accettare da pecore qualsiasi imposizione da un potere forte che forte non sarebbe ma lo diventa perché ha di fronte un gregge impaurito. E allora non ha senso rivendicare la grandezza di un Rinascimento e di una storia di romani, greci, celti, etruschi, longobardi quando il presente è fatto da Fazio, Fedez, Littizzetto e compagni di disastri culturali.

L’invasione porta gente che defeca per strada? Vero. Ma è davvero tanto peggio degli indigeni che, per combattere la noia, devastano scuole e arredi pubblici? Gli allogeni incassano i soldi destinati ai poveri e le case popolari? Vero, ma sono gli indigeni ad aver disertato le urne e permesso la vittoria di questa infima classe politica che impone l’impoverimento degli italiani a vantaggio dei nuovi arrivati. Fisicamente più forti mentre gli italiani imbecilli sostengono che scappano dalla fame. E l’imbecillita’ diffusa giustifica ampiamente la sostituzione etnica.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".